RIGENERAZIONE

FOQUS apre le porte del lavoro e della cultura ai quartieri spagnoli

A Napoli, al centro dei famosi Quartieri Spagnoli, c’è una micro comunità di oltre 1000 persone che ogni giorno vive, studia, lavora e sperimenta per crearsi un futuro di qualità. Apriamo anche noi il grande portone verde e andiamo a dare un’occhiata. www.foqusnapoli.it

02 AGOSTO 2017
napoli, sociale, lavoro, educazione e riqualificazione

Abbiamo intervistato Renato Quaglia, Direttore generale della Fondazione FOQUS, un progetto che parte dalla riqualificazione di uno spazio edilizio abbandonato per trasformarsi in un polo di sviluppo sociale inclusivo in grado di creare economia e nuova occupazione.

Alle spalle ha diverse esperienze come project manager, direttore organizzativo, coordinatore di istituzioni e iniziative culturali, ed è docente di Storia dell’impresa culturale e di Economia della cultura. Analista OCSE (progetto di rigenerazione urbana di Paisley – UK) e project manager del Future Forum, è stato direttore del Napoli Teatro Festival dal 2007 al 2011e direttore organizzativo della Biennale di Venezia dal 1998 al 2007, consulente per progetti di sviluppo nelle Regioni Obbiettivo 1 e per organizzazioni internazionali.


FOQUS è più che un progetto di rigenerazione urbana, anche un esperimento sociologico e sociale, è una leva economica, è un progetto culturale e formativo. Come e dall’idea di chi nasce?

L’idea nasce, come spesso accade, da una necessità. Quella, nel 2012, di rilevare e riconvertire un ex Istituto situato nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Un complesso di 6.000 mq circa, parte del quale fu fondato, con la vicina chiesa di Santa Maria di Montecalvario, nel 1560 dalla gentildonna napoletana Maria Ilaria D’Apuzzo.

Dal XVI secolo e fino al 2012, l’Istituto Montecalvario ha svolto ininterrottamente attività educative e di assistenza ai bambini e ai ragazzi dei Quartieri Spagnoli. La Congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli e Santa Luisa di Marillac, che gestiva il centro, nel 2012 decise di sospendere l’attività educativa per diversi motivi, in primis la carenza di personale ausiliario, e ha proposto all’Impresa Sociale Dalla Parte Dei Bambini di Rachele Furfaro di rilevarne la gestione.

Dalla Parte Dei Bambini è un’organizzazione che gestisce a Napoli un complesso di scuole paritarie con metodi innovativi vicini a quelli della Scuola Attiva. Rachele Furfaro accetta la sfida e mi contatta per capire come sfruttare al meglio i 6000 metri quadri a disposizione di un quartiere “difficile” come quello di Montecalvario.

Prima di tutto si pensa ai servizi educativi e scolastici, ma il progetto ben presto si amplia per diventare un piano di rigenerazione urbana dedicata al quartiere: servizi, imprenditoria, formazione, inclusione. Piano piano prendeva forma il progetto nato da un forte desiderio di dare nuova vita ai Quartieri Spagnoli, ricchi di storia e simbolo della Napoli autentica.


Quanti  e quali soggetti “popolano” il centro ora?
Abbiamo all’attivo tre imprese startup: Un asilo nido, una libreria e una impresa che si occupa di formazione continua e che gestisce circa 61 corsi di vario tipo.

Per la formazione abbiamo due strutture scolastiche, dalla materna alla primaria, gestite dall’Impresa Sociale Dalla Parte Dei Bambini. Ospitiamo anche parte dell’accademia di Belle Arti di Napoli e abbiamo moltissime micro imprese (la redazione de Il Napolista, giornale di Napoli, e uno studio di grafica e design) e cooperative a scopo sociale ed educativo: dalla musicoterapia alla danza, dalla psicologia all’assistenza alle persone. 

Un progetto a cui teniamo moltissimo è il centro ARGO, dedicato ai bambini e ai ragazzi con disabilità che ha l’obiettivo di dare fattivamente ad ogni individuo le abilità di base per migliorare in modo autonomo, nel mondo della scuola, del lavoro, nelle proprie autonomie, nella gestione del tempo libero e nell’attività sportiva e del benessere psico-fisico.


Come ha reagito la popolazione dei quartieri spagnoli? Diffidenza, curiosità, astio? Ci sono stati episodi particolari (belli o brutti)?

Il quartiere ha reagito in maniera del tutto positiva. Ha compreso fin da subito le finalità benefiche del nostro progetto e lo ha sostenuto. Prima di tutto come fruizione: abbiamo accolto più di 1000 persone che qui lavorano e vengono educate, e gran parte proviene proprio dai quartieri spagnoli. L’intento è proprio quello di creare inclusione e di dare le stesse opportunità a tutti e soprattutto incentivarli a formarsi per avere una buona occupazione o, perché no, avviare una impresa.

Qui vengono accolti bambini e ragazzi in condizioni particolarmente disagiate in modo gratuito, sostenuti dalla nostra Fondazione, sono quasi a metà degli alunni che frequentano le scuole.

Portiamo animazione culturale, organizziamo eventi, e le nostre porte sono sempre aperte, questo viene sicuramente compreso e apprezzato.

Poi se vede il nostro è l’unico cancello non essere stato deturpato da scritte o disegni, e questo mi sembra un ottimo segnale…


A quali esperienze vi siete ispirati?

All’estero esistono moltissimi progetti simili al nostro, sviluppati in maniera egregia. Ma c’è un’enorme differenza: sono tutte completamente o parzialmente promosse da un ente pubblico.

A Parigi, ad esempio, è nato il 104 (www.104.fr) un laboratorio interamente dedicato alle arti che offre, come noi, un percorso completo dalla scuola al lavoro, organizzando allo stesso tempo mostre ed eventi per valorizzare le opere di chi lo popola. Era un edificio di fine ‘800 dedicato ai funerali di chi non poteva permettersi cerimonie troppo costose ed è stato ripristinato e ristrutturato per volere del 19° arrondissement. Ma esistono altri bellissimi progetti anche a Vienna o a Amsterdam. 

Quartier 21 a Vienna è un incubatore che ospita e offre sostegno ad attività culturali autonome, dando spazi (sedi per le istituzioni culturali o “cultural provider”, fornitori di servizi culturali, o alloggi/studio per artisti internazionali), sostegno economico (borse di studio per artisti partecipanti al programma Artist-in-Residence), possibilità di creare reti con le altre attività presenti nel “quartiere”. Ma anche qui, i promotori sono il Governo federale austriaco e la Città di Vienna, attraverso una agenzia di sviluppo di proprietà pubblica (75% Governo federale e 25% Città di Vienna).

In Europa e in Italia non esiste un’esperienza del tutto privata come quella di FOQUS.


Il progetto di rigenerazione degli spazi come si è sostenuto? Siete riusciti a rendere tutto FOQUS sostenibile anche economicamente?

L’impegno finanziario iniziale è stato ingente. Siamo riusciti però a coinvolgere fin da subito alcuni imprenditori locali “illuminati” che hanno compreso e sposato il progetto, offrendo sostegno economico. Questo ci ha aiutati a partire con i lavori di ristrutturazione che hanno impegnato la maggior parte delle risorse. Gli architetti che ci hanno accompagnato in questo lavoro di restauro sono stati comunque attenti nel non “sprecare” e nel cercare di recuperare tutto il possibile, dai materiali edili ai mobili del convento, in alcuni casi dandogli nuova vita. 

Anche la parte formativa per le start up è spesso stata offerta da enti che credevano nella nostra idea, nonostante fossero organizzazioni leader nei loro settori, come la cooperativa Panta Rei di Reggio Emilia (www.pantareiservizieducativi.it) per l’avviamento del nido e la cooperativa LiberEtà di Udine (www.liberetà-fvg.it).

Ora che le imprese sono state avviate il centro comincia a diventare sostenibile. Il modello è quello di una Fondazione che tutti i membri si impegnano a sostenere nelle spese in cambio di visibilità e mutuo sostegno. Chi lo desidera può partecipare all’organizzazione dei progetti e delle iniziative, ma non è obbligatorio. E’ invece imprescindibile la localizzazione della propria sede d’impresa all’interno dell’edificio. Questa è una condizione necessaria per rendere forte il messaggio che intendiamo dare: è possibile fare impresa nei quartieri spagnoli.


L’idea di un luogo in cui bambini, giovani e adulti si incontrano e condividono spazi ed esperienze è qualcosa di totalmente nuovo. Eppure, sembra così semplice…

Fare le cose più semplici è sempre più difficile. Per vedere la sostanza bisogna andare sempre oltre, e non tutti lo vogliono fare o ne sono capaci.

Alla base di FOQUS c’è la volontà di creare una comunità che funzioni in maniera autonoma, senza bisogno del sostegno delle istituzioni o di sotterfugi di altro tipo. Vogliamo impostare un modello che sia replicabile ovunque, vogliamo affinarlo, migliorarlo, definirlo perché possa viaggiare da solo e contribuire a una vera trasformazione delle città italiane che, allo stato attuale, non riescono a crescere e migliorare perché non hanno una strada da percorrere. Ecco, noi vogliamo essere quella strada maestra che può moltiplicarsi in mille altre vie simili nella sostanza ma diverse nella forma.

L’intenzione è ricreare anche dei seminari che insegnino ad altre Fondazioni o Enti come noi di creare simili progetti di rigenerazione e iniziare insieme a ri-pianificare i centri urbani in maniera diversa, senza assistenzialismo e con maggiore autonomia. Tutto questo è possibile, FOQUS ne è la conferma.

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