SCENARI

Fermare la distruzione delle competenze

Il futuro secondo Jean Paul Fitoussi passa attraverso la valorizzazione delle persone e del lavoro.

20 OTTOBRE 2017
lavoro, economia, mercato, estero e strategia

Invertire la rotta, rendersi conto che la gestione della più rilevante crisi economica e sociale dal dopoguerra è stata fallimentare e che ha determinato una straordinaria distruzione di capitale umano e sociale. Volendo sintetizzare è questo il punto di partenza e, allo stesso tempo, il cuore delle riflessioni più recenti condotte nelle sue conferenze da Jean Paul Fitoussi. Tesi sostanziale che è anche all’origine del suo più recente libro appena pubblicato in Italia da Einaudi Il teorema del lampione. Perché il nodo del problema e la causa di quella che Fitoussi chiama irragionevolezza è l’aver colpevolmente continuato a guardare dalla parte sbagliata. Come nel caso del lampione che illumina una piccola parte di spazio, chi ha preso le decisioni di politica economica ha limitato a una piccola zona illuminata le sue osservazioni e le sue scelte, dimenticando di guardare l’insieme e perdendo di vista le drammatiche conseguenze di quelle scelte. L’illuminazione si è concentrata sulla finanza, nel buio sono rimaste le persone e, soprattutto, il lavoro. 


Fitoussi continua in questo libro la sua riflessione critica sul presente, ribadendo una miopia interpretativa dei fenomeni macro economici a cui si accompagna la presbiopia che vede un futuro immaginario, privando il mondo di quell’attenzione per l’uomo e per il suo destino. Su questi temi ci siamo soffermati  in vista della sua partecipazione alla Construction Conference di Civiltà di Cantiere, dedicata proprio al futuro nell’era della ri-globalizzazione. 


"Quello a cui abbiamo assistito – ribadisce - e a cui continuiamo ad assistere, senza tuttavia valutarlo nel modo giusto, è, non solo una profonda sottovalutazione del valore della risorsa umane e del lavoro, ma una minimizzazione degli effetti abbinati della crisi, dello sviluppo della digitalizzazione e della concentrazione della ricchezza. Un coacervo di processi il cui risultato più rilevante è stata una distruzione di professionalità e di competenze. E non si tratta di un’affermazione con valutazioni meramente culturali, bensì di una concreta riduzione misurabile dal punto di vista economico". 


Per Fitoussi la miopia è frutto dell’incapacità di misurare concretamente questa perdita. Pensare di poter restituire sviluppo e di creare ricchezza a scapito del lavoro e delle risorse umane è un’illusione pericolosa. Ma soprattutto risulta priva di credibilità in assenza di una misurabilità dei risultati. Nel suo libro, al centro della riflessione vi sono soprattutto due concetti: la sostenibilità e il benessere. Per l’economista francese il concetto di sostenibilità si lega a quello di sviluppo e di crescita economica. Soltanto se si riuscirà a coniugare una concentrazione di capitali con un’espansione dell’occupazione, allora potremo parlare di sviluppo sostenibile, altrimenti il risultato sarà una contraddizione "insostenibile".  


"Per quanto concerne poi il concetto di ‘benessere', esso va considerato secondo un duplice punto di vista. Quello soggettivo, che dipende dalla percezione di ognuno rispetto alla propria condizione e aspettative di vita, su cui incidono la storia personale, la famiglia, l’ambiente in cui si è vissuti. E quello oggettivo, che è il risultato determinato dalla soddisfazione di alcuni bisogni essenziali, ad iniziare da un lavoro che consenta di realizzarsi, un livello minimo di salute, ambienti salubri e piacevoli in cui vivere e un livello di istruzione che consenta di comprendere il mondo circostante. Queste condizioni sono alla base di uno stile di vita in grado di assicurare a una persona un livello base di libertà. Ecco, quello che dobbiamo capire è che per essere liberi abbiamo bisogno di uno stato di benessere adeguato al nostro tempo. Una riduzione di questo stato di benessere per uno o per una moltitudine di uomini ha un effetto domino nella direzione di una riduzione della ricchezza complessiva dell’umanità. Quel che continua a sfuggire è proprio il suo effetto negativo sull’economia. Un esempio di questa miopia è quanto avvenuto rispetto alle scelte dell’Unione europea nei confronti della Grecia: progressivo impoverimento, fuga di cervelli, depressione economica." 


In questo scenario si inserisce il fenomeno epocale delle migrazioni dal medio Oriente e dall’Africa che stanno cambiando il volto dell’Europa, generando insicurezza e creando nuove e pericolose tensioni. Per Fitoussi non si può distinguere oggi tra migrazioni e terrorismo: “oggi per comprendere gli effetti dell’immigrazione non si può prescindere dal fatto che la maggioranza delle persone la colleghi al terrorismo. Finisce per prevalere una valutazione negativa del fenomeno perché esso genera paura.” Secondo l'economista francese, i flussi migratori stanno avendo una funzione di destabilizzazione sociale, soprattutto in Italia, a causa della sua struttura amministrativa e di una serie di problemi connessi alla gestione del Paese. 


Gli chiedo che cosa pensa dell’espansione commerciale e dell’aggressività da parte dei paesi dell’estremo oriente e della Cina in particolare. La sua risposta è che flussi di investimento cinesi sono positivi, in quanto consentono all’Italia di acquisire risorse che le sono necessarie per riprendere a crescere. Le sue preoccupazioni riguardano non gli investimenti in se, ma la crescita di risorse che provengono da Paesi non democratici. "Come per le migrazioni di persone, anche i flussi finanziari non sono di per se buoni o cattivi, ma lo diventano rispetto ai contesti e alle intenzioni o ai criteri che orientano i comportamenti dei primi o gli obiettivi dei secondi. Nel caso dell’incremento degli investimenti da paesi non democratici la criticità va individuata nel fatto che ad orientare gli investimenti siano criteri spesso prevalentemente ideologici e quindi possono avere altri fini, diversi da quelli di aumentarne il valore  economico." 


Tornando a parlare di Europa e di politiche economiche e sociali, Fitoussi mette a fuoco con grande chiarezza dove sia il principale vulnus ancora vivo. Esso va cercato nella contraddizione tra provare a costruire strategie unitarie e la presenza di un complesso normativo e di regole volte a privilegiare la competizione." Pensare che il mercato sia una garanzia di libertà e di giustizia è un’illusione pericolosa che, come abbiamo visto, ha prodotto risultati nefasti e, se non spostiamo il lampione illuminando il disagio sociale, resteremo al buio." 


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