OPERE PUBBLICHE

Far ripartire l’edilizia: un nuovo approccio e alcune cose da fare subito

Articolo pubblicato su La Nuova venezia, La Tribuna di treviso e Il Mattino di Padova

Alfredo Martini e Bruno Barel

18 MAGGIO 2020
edilizia, cantiere, bonus, opere pubbliche, economia e mercato

Salvare dal tracollo e rimettere in moto edilizia e mercato immobiliare significa dare valore al risparmio – la casa è sempre stata il salvadanaio delle famiglie italiane - e aiutare gran parte delle imprese a sopravvivere.

Se sono necessari e urgenti investimenti pubblici per potenziare e ammodernare le opere pubbliche, tagliando i lacci burocratici, occorre anche rilanciare la domanda privata. Ben venga allora un ecobonus che consenta di dedurre dalle imposte future gli investimenti privati. Ma che senso ha continuare a penalizzare le transazioni immobiliari con un’imposta di registro che con gli accessori arriva ad oltre l’11% del valore dei beni? E’ una patrimoniale che si aggiunge al deprezzamento di mercato degli immobili.  Se fosse ridotta drasticamente, per esempio all’1% o 2%, darebbe una forte spinta alla ripresa del mercato. E al seguito di ogni transazione arriverebbero nuovi investimenti, allargando la base impositiva. La riduzione del gettito d’imposta sarebbe più apparente che reale, visto il crollo degli affari, e sarebbe compensato ampiamente da un maggiore gettito di imposte indirette.

Perché poi non eliminare, almeno temporaneamente, tutti i contributi straordinari introdotti nel corso del tempo sulle costruzioni, in aggiunta a quelli ordinari? Sospendere o rimuovere i primi e ridurre i secondi avrebbe l’effetto immediato di abbattere i costi, generando liquidità a disposizione di chi investe. Anziché promettere contributi pubblici, è molto più efficiente non chiedere contributi ai privati. Anche in questo caso la perdita di entrate, per i Comuni, sarebbe più apparente che reale, poiché la perdita virtuale sarebbe nel tempo compensata dall’IMU e dalle altre ricadute positive dell’attività economica aggiuntiva, a cominciare dalla difesa del lavoro.

Un altro modo per creare valore, a costo zero per lo Stato, è dare certezze e risposte a chi vuole investire.  Il tempo è denaro e vale molto, soprattutto in un mercato rarefatto e in veloce cambiamento. Non è più tollerabile che il progetto di carta richieda un tempo molto più lungo della costruzione dell’opera. Non è più tollerabile che occorrano anni per poter sistemare una casa e decenni per costruire un ospedale.

Così come diventa sempre più determinante un adeguamento delle norme alle esigenze concrete dell’economia e della società. Perché una legge può contribuire a creare o a distruggere valore. E allora perché non provvedere rapidamente, sia a livello statale che regionale, a quelle riforme virtuose e a costo zero? Come ad esempio, semplificare l’approvazione dei progetti edilizi anche quando essi richiedono qualche piccola variante alla pianificazione, giustificata dalla situazione concreta e dalla qualità dei progetti stessi, senza aspettare anni per la preventiva variazione dei piani regolatori, figli di un tempo ormai remoto. O come favorire la regolarizzazione di tante piccole difformità edilizie, per lo più risalenti indietro nel tempo, che emergono al momento della successione ereditaria, della vendita o di un intervento migliorativo, che paralizzano il mercato.  Autorizzare la regolarizzazione di questi immobili al fine di riqualificarli con un progetto consentirebbe di aprire un cantiere subito. Con un effetto volano per il lavoro di tecnici e di tante piccole imprese, fornendo ossigeno finanziario ai Comuni. Tanti cantieri veloci, per sopravvivere.

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