INFRASTRUTTURE

Evitare di svendere il futuro

Lo spettacolo del tutti contro tutti andato in scena dopo la catastrofe di Genova fa innervosire mercati e investitori. La cui fiducia è indispensabile per far continuare a crescere un’economia che per fortuna non è ancora deragliata.

Virgilio Chelli

20 AGOSTO 2018
economia, infrastrutture, mercato, investimenti, mobilità e trasporti

Un’azienda coinvolta in un disastro come quello di Genova dovrebbe fare una cosa sola: esprimere profondo cordoglio e dare disponibilità assoluta a fare tutto il necessario. Per la difesa dei suoi interessi finanziari c’è tempo. Invece Atlantia ha preferito focalizzarsi sulle clausole contrattuali e sulle conseguenze per gli investitori. Non è Il Fatto Quotidiano ad affermarlo, bensì il Financial Times del 17 agosto, la bibbia del capitalismo, nella sua autorevole e molto letta Lex Column. Quando un paese viene colpito così duramente con la distruzione di un ganglio vitale per il funzionamento dell’economia e della società, la reazione ‘normale’ nel resto del mondo è unire le forze e reagire con la massima tempestività possibile per limitare i danni, superare l’emergenza e ovviamente aiutare chi è stato colpito direttamente. 


CRESCE IL RISCHIO PAESE. Non in Italia. Di fronte al disastro scatta il riflesso condizionato di trarre il massimo vantaggio possibile dalla situazione, ciascuno per sé e tutti contro tutti. I partiti al governo vanno a caccia del colpevole da processare in piazza per salire nei sondaggi, il presunto responsabile si arrocca a protezione dei suoi interessi, il sistema paese mostra la stessa capacità di tenuta del cemento disarmato da tempo e dell’usura del ponte crollato. Il giorno dopo la sciagura il titolo Atlantia è crollato in Borsa. Reazione ovvia degli investitori che vedono in pericolo il valore dell’asset. Ma anche lo spread del BTP, che misura il rischio-paese, schizza verso l’alto. Evidentemente lo spettacolo scomposto messo in scena dopo la catastrofe innervosisce gli investitori, la cui fiducia è già stata minata nei mesi scorsi. 


PERICOLOSO GIOCO AL RIBASSO. Facciamo un passo indietro. Il 4 marzo l’Italia premia col voto due partiti considerati a torto o ragione euro-scettici e poco incline alla disciplina di bilancio. La fiducia dei mercati resta intatta. Un conto è la campagna elettorale, un conto è essere al timone. Si arriva a metà maggio, e esce un’improvvida bozza di programma che ipotizza l’uscita dall’euro. Lo spread si impenna fino a 300 punti dai 130 precedenti. Poi il mercato si calma, sono solo parole, aspettiamo la legge di bilancio in autunno, giudizio sospeso. Ma arriva il decreto dignità, praticamente stabilisce che è meglio avere gente disoccupata, magari con reddito di cittadinanza, che gente che lavora ma in modo flessibile. E la fiducia misurata dallo spread torna a calare. Poi arriva la catastrofe di Genova. 


INFRASTRUTTURE DIMENTICATE. In tutta Europa e anche in America c’è un problema infrastrutture. Ponti, strade, porti, aeroporti, ferrovie mostrano la corda, molti a un secolo e passa dalla costruzione. La grande crisi ha tagliato la spesa per investimenti, e molti mettono ‘toppe’, creano alternative in attesa delle risorse per costruire nuove opere più efficienti, non aspettano che crollino. Tra queste la Germania da oltre un anno sta correndo ai ripari (leggi anche l'articolo Deutschland Unter Alles?). Viceversa - come mostra il grafico qui sotto riportato - per quanto riguarda la spesa in infrastrutture stradali Italia e Spagna sono rimaste più indietro di altri. 

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Quello che manca in Italia è una visione del bene comune. Che non vuol dire livellare al ribasso, ma concentrare gli sforzi su quello che è importante per ripartire. Fortunatamente non manca la visione del proprio interesse, che ha consentito a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese di ripartire puntando su competitività, competenza e innovazione, trovando uno sbocco sul mercato globale. Lo spread è salito ma non è schizzato perché dietro lo spettacolo deprimente di un Paese che non sa reagire nel modo giusto alla catastrofe di Genova c’è un’economia che continua a andare, più di quanto non dicano i numeri di un PIL impiombato da un settore pubblico sterminato e improduttivo che ogni anno sottrae alla crescita punti su punti. 


ARRIVANO GLI ESAMI. Settembre si avvicina. L’esame è la legge di bilancio del 2019. Se sarà un libro dei sogni destinato a diventare un incubo da cui ci si risveglia urlando, i mercati non perdoneranno. E recitare la parte di Erdogan che grida al complotto speculativo non aiuterà. Se sarà una concentrazione di risorse su pochi punti qualificanti per consolidare e far accelerare la crescita il premio è certo. E tra questi la messa in sicurezza e il rilancio delle infrastrutture non potrà mancare. Il problema è che tra pochi mesi ci sono le elezioni europee, ed è possibile se non altamente probabile che la tentazione di fare il pieno di voti svendendo il futuro prevalga.


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