OPERE PUBBLICHE

Edilizia scolastica: il Rapporto della Fondazione Agnelli boccia le scuole italiane

Servono 10 miliardi in 20 anni per ristrutturare e rinnovare il comparto istruttivo

02 DICEMBRE 2019
ediliziascolastica e fondazioneagnelli

Lo stato di salute della scuola italiana è tra gli argomenti più dibattuti tanto nelle arene politiche quanto nelle diatribe sociali. Spesso l’analisi è frutto di luoghi comuni e di esperienze permeate di soggettività. Tutto questo rende il tema tanto attuale quanto privo della necessaria oggettività. Per questo la Fondazione Agnelli ha pubblicato il suo nuovo Rapporto “La valutazione della Scuola. A che cosa serve e perché è necessaria” (Editori Laterza). Il Rapporto si offre come strumento di valutazione del panorama scolastico italiano fornendo dati, informazioni e analisi al fine di interpretare le debolezze del nostro sistema d’istruzione e i motivi delle sue inefficienze.

Il quadro che ne emerge è poco incoraggiante. Gli edicifi scolastici sono circa 39 mila e circa i due terzi risalgono a più di 40 anni fa; addirittura quasi il 4% sono stati costruiti prima del 1900 mentre un altro 11,4% tra il 1900 e il 1945. In media l’età media delle scuole è di 54 anni.

Gli edifici sono obsoleti ma anche lontani da concetto di efficienza energetica se si pensa che solo il 38% ha i doppi vetri e circa una scuola su dieci presenta l’isolamento delle pareti. Il documento della Fondazione Agnelli sottolinea come la vetustà degli edifici rappresenti il primo “mattone” dal quale ripartire per garantire un servizio eccellente del comparto istruttivo. Lo spazio circostante infatti è parte integrante dell’offerta formativa; non a caso Loris Malaguzzi considerava lo spazio a scuola un “terzo insegnante”. Inoltre edifici obsoleti sono sinonimo di scarsa sicurezza. Un dossier di Legambiente e Cittadinanzattiva ha censito lo scorso anno un crollo ogni tre giorni di lezione.

Se a questo aggiungiamo scuole costruite in zone a rischio (vicino a discariche, industrie inquinanti o in prossimità di campi elettromagnetici) o poco isolate da fattori esterni (smog, rumore, traffico) ecco che il quadro da poco incoraggiante diventa allarmante. Le scuole come i ponti e i viadotti, gli argini dei fiumi da sistemare.

Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, individua nella ristrutturazione degli edifici in essere la chiave per lo sviluppo sostenibile della scuola italiana. Non nuovi edifici ma la riqualifica di quelli in essere; in un Paese infatti che entro il 2030 perderà più di un milione di studenti per il calo demografico la lente d’ingrandimento delle istituzioni deve indirizzarsi verso l’ammodernamento del parco edifici. Il conto è salato : parliamo di circa 10 miliardi all’anno per i prossimi 20. Un investimento enorme che, tuttavia, può considerarsi ripagato, almeno in parte, dal risparmio energetico e dal miglioramento formativo. “Un investimento prioritario” come lo ha definito lo stesso Gavosto.

La Fondazione, inoltre, prova a premere l’acceleratore sulla necessità di costruire un Sistema Nazionale di Valutazione, che negli ultimi mesi sembra quasi essere uscito dai radar della politica italiana. Il primo passo è acquisire il consenso degli insegnanti, senza i quali è impensabile costruire un sistema di valutazione. Esso deve concentrarsi sulla valutazione del sistema scolastico (sotto la responsabilità di un Invalsi indipendente dal Miur) e delle scuole (sotto la responsabilità dello stesso Miur, attraverso il corpo degli ispettori). Le scuole che ottengono una valutazione alta potrebbero essere premiate con maggiore autonomia  “ad esempio – ipotizza la Fondazione -  nella gestione delle risorse umane (fino alla chiamata diretta), dei fondi per la formazione e le tecnologie, nella programmazione didattica”.

 

 

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