PROGETTAZIONE

Da mattatoio a centro culturale: il caso di Porto

Il progetto di riqualificazione dell’antico macello industriale, conosciuto sotto il nome di Matadouro, firmato Kengo Kuma + OODA

Asia Ruffo di Calabria

20 MARZO 2019
progettazione, architettura, portogallo, porto, riqualificazione, periferia.area industriale e mattatoio

Il mattatoio di Porto non sfuggirà al destino di tutte le vecchie strutture che non rispondono più alle nuove procedure industriali o produttive, ma dispongono di spazi e volumi adatti ad ospitare eventi e istituzioni culturali. Esempio di questa metamorfosi è il Mattatoio di Roma, la cui trasformazione ha costituito il volano per l’evoluzione di un intera zona precedentemente poco frequentata, il quartiere di Testaccio.
Uno studio di architettura “locale", lo studio OODA, è stato selezionato in associazione con l’architetto giapponese Kengo Kuma per un progetto di riconversione dell'intera area industriale in uno spazio dedicato a manifestazioni culturali. Ci troviamo nella parte orientale di Porto, ripensata per l'insediamento di aziende, gallerie d'arte, musei, auditorium e spazi per accogliere progetti di coesione sociale.

I lavori inizieranno nell'aprile 2019 e l’operazione sarà completata nel 2021. Sembrerebbe una classica operazione di riqualificazione per mano pubblica per lo sviluppo di aree dedicate all’intrattenimento e alla socializzazione dei cittadini. Il concorso, per la cessione di tutto lo spazio pubblico, è stato bandito dalla Câmara do Porto portoghese e vinto da una società con il compito di gestire il design, la progettazione, la costruzione e la gestione di tutto il complesso. La società Mota-Engil è vincolata all’obbligo di rispettare il programma delineato dalla Câmara do Porto nei prossimi 30 anni. Alla fine di questo periodo la struttura diventerà comunale.

Il progetto è una rilettura interessante di un edificio che rappresenta il ricordo e la memoria di un passato industriale vivo, ma nascosto nella città di Porto.  L'idea di Kengo Kuma e di OODA è quella di avvolgere il tessuto esistente con  una copertura in tegole e di rispettare anche gli elementi meno appariscenti o meno interessanti dal punto di vista architettonico.  Il progetto vuole ridare vita al mattatoio restato per 20 anni in abbandono, dotato di spazi difficili da mettere in connessione con la raffinatezza della città del vetro e della ceramica. Matadouro si trova, infatti, in una zona periferica, vicino allo Stadio di calcio FC Porto. Per comprendere l’importanza e la permanenza di aree industriali nella città di Porto e limitrofe,  è necessario conoscere la tradizione di Porto, città borghese e ad un tempo imprenditoriale e mercantile per cui non preservare questa tradizione sul sito sarebbe denaturalizzare il territorio in cui il mattatoio è inserito.  Il  declino  di questa struttura  si è accelerato nel momento in cui non solo non svolgeva un’attività commerciale, in contatto diretto con la vita cittadina  del centro, ma anche perché visivamente nascosto, addirittura schiacciato dalla costruzione dello stadio FC Porto e di un' autostrada.

I 20. 000 mq sono stati disegnati per ricollegarsi con Porto attraverso ponti, piazze e un giardino pubblico attrezzato. Un ponte pedonale collegherà l'edificio allo stadio che si trova dall’altro lato dell’autostrada e alla stazione metro.  L’autostrada non è un elemento di cesura, ma una infrastruttura  funzionale, sopra la quale si posiziona una piazza sopraelevata che fornisce una vista al di là dello stadio verso la città di Porto.  
Spazi espositivi, biblioteche, uffici e gallerie d’arte faranno respirare di cultura e di antico ciò che non lo era. Un enorme tetto in ceramica e vetro si estenderà lungo tutto il sito. La scelta architettonica di un tetto è motivata dal fatto di voler dare un simbolo forte, colorato a uno spazio diventato grigio, anonimo e nascosto.

Il rosso scuro della copertura riprende le tegole dell’antico centro storico di Porto.La membrana ondulata e malleabile che ricopre il mattatoio, scendendo verso terra, si trasforma in un elemento tridimensionale che si traduce in nuovi spazi coperti o semi-aperti come il passaggio pedonale. Ad un sguardo rapido la funzione di questo tetto è immediata: unificare l’insieme del mattatoio, diverso dagli altri edifici costruiti successivamente  e con i quali non era riuscito a creare omogeneità. Il carattere scenico e teatrale dell’esterno è riproposto all’interno, grazie all’altezza considerevole delle navate con cui gli architetti si hanno potuto giocare  inserendo spazi polifunzionali.

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