ABITARE

Coniugare teleassistenza e benessere ambientale ai tempi del Covid19

Le soluzioni che la medicina e la tecnologia insieme stanno portando avanti per curare, ma soprattutto per prevenire malattie e patologie

Martino Almisisi

01 MAGGIO 2020
teleassistenza, salute, benessere, telemedicina, ambiente, medicina, tecnologia, casa, domotica, smart care, e-health e costruzioni

Come ormai sappiamo tutti il modo più efficace per combattere la diffusione del Covid19 è restare a casa. Ed è così che la qualità della nostra casa è diventato un fattore essenziale di benessere. Sia rispetto al rischio di contagio, sia dal punto di vista del mantenimento delle nostre condizioni psicofisiche. Leggendo quanto ci viene quotidianamente suggerito di fare per "stare meglio" in una condizione di sostanziale clausura, emergono alcune istruzioni che riguardano il nostro rapporto con la casa come l’importanza di areare gli ambienti e l’accertarsi della qualità dell’aria che respiriamo. E lo avremmo potuto fare in questi anni se vi fosse stata la consapevolezza dell’importanza di passare dalle numerose sperimentazioni ad una strategia di diffusione capillare, favorendo una cultura tra i pazienti e i medici e soprattutto superando le troppe resistenze di un sistema poco aperto ai cambiamenti.

Ne abbiamo parlato con Alberto Steindler docente del corso "Sistemi e soluzioni e-Health" all’Università di Trieste, per anni ai vertici di gruppi e aziende anche internazionali di biomedicale e impegnate nella ricerca e nell’innovazione tecnologica applicata alla sanità. "Quando sento o leggo che a proposito di telemedicina ancora si continua a parlare di sperimentazione mi inquieto. Chi si occupa di questo sa bene che sono dieci anni che a livello internazionale si è giunti a risultati consolidati sull’efficacia e sui risultati che si possono ottenere nella gestione del paziente e delle patologie croniche o post ospedaliere da remoto. È del 2009 lo studio del Dipartimento della salute inglese su 7.000 pazienti con il quale si sono dimostrati in maniera chiara e inequivocabile i risultati sul benessere e la qualità della vita delle persone, così come sul piano dei minori costi per il sistema sanitario, del monitoraggio domiciliare dei parametri clinici. Oggi scontiamo un colpevole ritardo, e nella situazione attuale ciò si dimostra un fatto grave. In questi giorni nel mio corso all’università di Trieste spiego come un efficiente sistema di telemedicina potrebbe inserirsi virtuosamente all’interno della gestione dell’acuirsi della pandemia di Covid19. Invece in Italia si continuano a fare sperimentazioni che purtroppo restano tali. Eppure le tecnologie esistono e le metodologie ampiamente registrate. È veramente incomprensibile come in un Paese in cui il 40% della popolazione soffre di almeno una patologia cronica e ha un processo di invecchiamento tra i più alti al mondo non si sia puntato sulla telemedicina. Come non si sia scelto di utilizzare le sperimentazioni come uno strumento per mettere a disposizione del sistema sanitario e dei cittadini un modello innovativo, basato sul rapporto a distanza tra medico, strutture ospedaliere e pazienti. Ed è ancora più difficile da comprendere se si considera il processo di riforma sanitaria da tempo orientato su un contenimento dei costi ospedalieri a favore dell’assistenza domiciliare. Il fatto è che non si è stati in grado di superare la ritrosia, la resistenza culturale e l’inerzia del sistema ospedaliero e delle Regioni a trasformare quei risultati in qualcosa di strutturale. Ovvero leggi, politiche e finanziamenti." Steindler condivide quanto contenuto nell’ultimo rapporto dell’Osservatorio del Politecnico di Milano a proposito degli ostacoli che impediscono la diffusione di queste tecnologie in Italia, ovvero la scarsa conoscenza della validità clinica, la difficoltà a comprendere le opportunità offerte e non ultimo l’assenza di rimborsabilità da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

 

                                                  

Fonte: Massimo Mangia https://salutedigitale.blog/2020/03/13/il-contributo-della-salute-digitale-nella-lotta-al-coronavirus

I progetti SmartCare e Cassia

In attesa che il Paese cambi passo e adotti un grande piano di utilizzo delle tecnologie digitali per una ampia diffusione della telemedicina continuano in molte parti d’Italia progetti di sperimentazione che rafforzano gli ottimi risultati di queste soluzioni. Particolarmente fervida è l’attività in Friuli Venezia Giulia. Ne è un esempio SmartCare - ICT-based integrated care avviato nel 2014 e ancora in corso e finalizzato a consolidare l’efficacia della telemedicina nel garantire una qualità della vita e un controllo medico costante a pazienti anziani con patologie croniche.

Per Gian Matteo Apuzzo, coordinatore del progetto SmartCare: "se noi riuscissimo a ridurre le visite ospedaliere o ambulatoriali di pazienti anziani o con patologie gravi - miglioreremmo la loro qualità della vita alleggerendo le strutture sanitarie di lavoro e costi. È ormai dimostrato che se seguiti in remoto potendo lasciarli a casa cresce il loro livello di sicurezza e di benessere." Ed è questo uno degli obiettivi di Smart Care, il progetto in Friuli Venezia Giulia con un finanziamento europeo e coordinato dall'Azienda Sanitaria di Trieste con il coinvolgimento di 17 Distretti Sanitari regionali, rivolto a 220 anziani con una età media di 81anni, dei quali oltre la metà con 3 o più patologie croniche, prevalentemente in ambito cardiologico e polmobroncopolmonare. Le patologie più a rischio tra l’altro per quanto riguarda il Covid19. "Il nostro compito – prosegue Apuzzo - è monitorare a distanza le condizioni del paziente, gestendone le terapie attraverso un kit di monitoraggio secondo quanto prescritto dal protocollo per le malattie croniche, comprendente misurazione della pressione, polsosimmetria e glucometro. Dallo strumento di misurazione i dati si trasferiscono a un device che funge da hub collegato a una piattaforma on line. A cui possono accedere anche i familiari."

Per Apuzzo sono vincenti le soluzioni con una strumentazione anche tecnologicamente avanzata ma facile da gestire e a bassa intensità di interazione. "È molto importante non andare a modificare le abitudini del paziente. In altri Paesi hanno utilizzato cellulari o IPad che richiedevano che la persona imputasse i dati creando possibilità di errore. Nel nostro caso questa facilità di interrelazione con gli strumenti ha prodotto effetti molto positivi. Si è riscontrata un’attiva partecipazione con un elevato livello di soddisfazione e in alcuni casi un certo entusiasmo fondato sulla consapevolezza della possibilità di essere protagonista delle proprie cure e del mantenimento del proprio benessere fisico." I risultati del progetto sulle due tipologie di pazienti, quelli cronici e quelli domiciliati dopo un intervento chirurgico hanno consentito anche di valutare i possibili risparmi economici per il sistema sanitario regionale evidenziando vantaggi particolarmente rilevanti nel caso delle post operazioni.

Un altro progetto similare è Cassia (Cloud Assisted per la Salute e la Sicurezza), attraverso il quale si intende monitorare, misurare e trasmettere parametri vitali e dati relativi al movimento e a possibili cadute nelle proprie abitazioni di persone anziane, soggetti affetti da Parkinson o TIA. Il progetto, cofinanziato con il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale del Programma Operativo Regionale del Friuli Venezia Giulia, ha tra i partner Area Science Park, oltre alla startup triestina Feature Jam srl e Televita spa, il Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell'Università di Trieste e l'Azienda Sanitaria Universitaria Integrata (ASUGi).

"Il progetto - spiega Sergio Paoletti presidente di Area Science Park, ente nazionale di ricerca e innovazione - ha l’obiettivo di offrire un valido supporto nell’assistenza domiciliare alle persone anziane e si basa sulla progettazione e sperimentazione di dispositivi indossabili ad elevata tecnologia collegati a una piattaforma on line. Stiamo terminando la fase di ricerca industriale e a breve avvieremo la fase sperimentale che interesserà almeno 150 persone. Cassia sfrutta un sistema integrato che associa i sensori a un insieme di algoritmi di intelligenza artificiale, il DSS (Decision Support System). Attraverso i dati raccolti è possibile analizzare le attività motorie del paziente, rilevare le eventuali anomalie così da attivare un servizio di teleassistenza personale. Il sistema può, inoltre, essere utilizzato per la verifica temporale delle prestazioni motorie e dei parametri vitali dei pazienti, mettendoli a disposizione dei medici per il controllo del decorso di eventuali patologie, provocate anche da variazioni nel trattamento farmacologico. Attraverso il dispositivo indossabile sarà possibile identificare i pattern di movimento del paziente, permettendo di limitare i falsi rilevamenti di caduta e migliorando il monitoraggio del livello di attività mantenuta nel tempo dalla persona. Cassia per Area Science Park è un progetto che rientra settore di ricerca Life Sciences, nel cui ambito stiamo sviluppando un Centro di Competenza specifico, dedicato all’e-Health attraverso la creazione di una rete di attori pubblici e privati attivi (imprese, enti di ricerca, strutture sanitarie, associazioni e fondazioni), per stimolare e coordinare le opportunità di innovazione e il progresso del settore delle scienze della vita con un approccio inclusivo e sistemico."

e-Health e benessere abitativo

Per Paoletti la ricerca e l’applicazione di tecnologie digitali finalizzate a migliorare le condizioni di vita delle persone deve trovare una sinergia sempre maggiore tra lo sviluppo della telemedicina e l’evoluzione della progettazione e realizzazione degli edifici proprio al fine di favorire condizioni di vita e di benessere sempre maggiori. "Preoccuparsi di garantire condizioni di salute stabili e sistemi di monitoraggio in grado di integrare conoscenza e assistenza costituisce un obiettivo che non può prescindere da una conoscenza di base della qualità ambientale delle persone sia all’esterno che all’interno degli spazi abitativi e di lavoro. Ciò vale per tutti, ma in modo particolare per le così dette “persone fragili”. Grazie all’evoluzione raggiunta nel campo dei sensori poter contare su edifici intelligenti in grado di acquisire dati sulla qualità dell’aria e degli altri fattori che determinano il benessere ambientale interno mette a disposizione informazioni estremamente utili anche dal punto di vista della conoscenza delle condizioni di salute. La vera sfida oggi è quella di aumentare l’interazione tra la teleassistenza e la telemedicina con le potenzialità offerte dalla smart home. Diventa, quindi, fondamentale far dialogare i sensori inseriti nel dispositivo indossabile con i rilevatori dell’ambiente strutturale. Dobbiamo favorire la costruzione di reti tra i settori della Life Science e dell’Home Care. Egualmente diventa importante sensibilizzare la filiera delle costruzioni e del mondo della progettazione edilizia in particolare sull’importanza di prestare attenzione all’evoluzione tecnologica collegata all’assistenza domiciliare. Penso all’utilizzo dei droni e altre possibili soluzioni applicabili in ambito edilizio che prevedano la loro accessibilità per la consegna di medicinali o di beni di prima necessità per situazioni di emergenza ma anche di fragilità non solo sociale, ma anche economica. È il caso di questi giorni così difficili."

Anche per Apuzzo sul tema dell’accessibilità, in generale, domotica e telemedicina non si sono ancora parlate. "Credo che sia giunto il momento di concepire dei percorsi in cui sul fronte della telemedicina si debba andare oltre la cronicità e guardare in maniera più ampia al benessere generale del paziente, sul quale un elemento rilevante è rappresentato dalle condizioni abitative. Da parte della filiera delle costruzioni è essenziale un aggiornamento e un’attenzione maggiore all’evoluzione delle tecnologie. Ciò diventa dirimente nel momento in cui si stanno cambiando i modelli abitativi aprendoli a soluzioni progettuali e costruttive in cui aumentano gli spazi comuni. Penso ad esempio ai condomini solidali dove non sempre si valorizzano tutte le potenzialità offerte dall’innovazione. Un altro ambito importante riguarda le ristrutturazioni dove si riscontra sicuramente una maggiore attenzione rispetto all’accessibilità fisica, ma meno al benessere e alla sicurezza." Il ritardo, come sottolinea anche Paoletti, non è tecnologico, ma culturale.

 

 

 

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