RIGENERAZIONE

Come ripartire e ricostruire dopo le scosse sismiche del 2016-2017

Gli interventi economico-sociali individuati da Nomisma e dal Commissario Paola De Micheli per un rilancio delle zone del cratere dell’Italia Centrale.

Beatrice Casella

10 AGOSTO 2018
rigenerazione, ricostruzione, sisma, nomisma e turismo

Ripartire dopo il sisma, questo è stato l’obiettivo principale che ha portato il centro di ricerche Nomisma a pensare e a realizzare un progetto con il quale mettere in pratica delle iniziative economico-sociali, concretamente realizzabili in tempi prestabiliti e a sostegno della ripresa delle popolazioni del Centro Italia, colpite fortemente dalle scosse di terremoto iniziate nel 2016.

I progetti, presentati durante un convegno tenutosi a Roma, sono il frutto di alcune valutazioni demografiche e considerazioni sulla struttura territoriale delle aree interne. Prima di tutto, è emerso come fosse opportuno evidenziare subito che l’area colpita dal sisma riguardasse un territorio composto principalmente da piccoli comuni (dei 140 municipi coinvolti la gran parte è sotto i 5mila abitanti e molti non raggiungono i 1.000 residenti). In secondo luogo, è stato registrato tra la popolazione colpita un livello di pendolarismo molto elevato: oltre 1 residente su 3 (34,1%) si sposta giornalmente per motivi di studio o lavoro e in 87 dei 140 comuni lo spostamento interessa oltre il 50% del target di popolazione. Inoltre, i tassi di disoccupazione di queste zone sono risultati essere superiori alla media italiana, soprattutto se paragonati con le regioni del Nord.

Altri fattori rilevati da Nomisma hanno riguardato un’incidenza delle aziende agricole sulla popolazione superiore al valore medio nazionale e come il territorio nel suo complesso sia poco attrattivo dal punto di vista turistico. Siamo di fronte, quindi, ad un’area mediamente povera in cui i livelli di reddito risultano al di sotto degli standard nazionali. Questa analisi del contesto e del territorio ha permesso all’istituto di ricerca di definire gli ambiti strategici all’interno dei quali disporre alcuni progetti in grado di consolidare la struttura economico-sociale, concentrandosi sulle risorse tipiche presenti nelle zone terremotate. Gli ambiti sviluppati dai progetti hanno riguardato principalmente l’incremento della produttività agroalimentare, la valorizzazione turistica, il rafforzamento della formazione tecnica e dell’integrazione di filiera, il miglioramento sulla mobilità urbana, lo sviluppo economico e sociale.

Nel dettaglio, secondo l’istituto di ricerca è possibile rafforzare la competitività del settore agricolo e completare la filiera agroalimentare in alcuni comparti, anche ristretti, attraverso la strutturazione di un insieme di metodi di produzione sostenibili, di nuovi sistemi di trasformazione, di nuove filiere territoriali in grado di attivare sinergie con altre attività di produzione o servizio capaci di rispondere alle maggiori problematiche e ai fabbisogni espressi dai produttori.

 

Riattivare il turismo

La maggior parte dei territori che ricoprono l’area del cratere non beneficiano attualmente di un sistema turistico avanzato. Le attitudini territoriali che si intrecciano nei parchi, nei borghi, nelle città d’arte, nei luoghi religiosi e nelle zone montuose e appenniniche dell’Italia Centrale sono attualmente frammentate. Esistono, invece, tipi di turismo (religioso, enogastronomico, artistico-culturale, sportivo e naturalistico) che potrebbero essere valorizzati se canalizzati in percorsi integrati facendo sinergia fra più territori. Ciò contribuirebbe ad una crescita economica e occupazionale locale. Tra le progettualità identificate da Nomisma vi sono: un percorso di valorizzazione delle seconde case a seguito del ripristino e della riqualificazione del patrimonio danneggiato, sfruttando le opportunità offerte dalle tecnologie informatiche, per favorire la creazione di nuovi servizi a vantaggio di iniziative sharing holiday dell’area appenninica centrale. Ad un primo esame, il centro studi bolognese evidenzia come il progetto possa essere orientato utilizzando anche solamente l’1% del patrimonio abitativo non occupato fruibile nell’area del cratere, ossia circa 1.000 alloggi. Il fatturato atteso che deriverebbe dalla gestione di queste dimore, occupate di solito per 5 settimane all’anno e secondo un canone di locazione giornaliero di circa 100 euro, risulterebbe pari a 3,5 milioni di euro. Un altro progetto riguarda la creazione di un campus di alta formazione per l’ospitalità e il turismo, capace di captare la crescita della domanda studentesca. Il contesto dell’offerta turistica non si è evoluto significativamente e il suo riposizionamento va ricercato in un rinnovamento complessivo, oltre che dell’offerta, anche delle professionalità e delle competenze capaci di dare un rinnovato slancio al mercato turistico dell’area.

Emerge come questi luoghi non presentino attualmente dei modelli produttivi strutturati e diffusi. Solo il territorio marchigiano si differenzia per la presenza di un’importante filiera calzaturiera. Occorre ricreare le competenze artigianali per consentire il rilancio delle imprese locali attraverso la creazione di strutture pubblico-private dedicate alla formazione d’eccellenza rivolta ai giovani del territorio. Dall’esame demografico risulta critico anche l’aspetto legato alle infrastrutture di mobilità, scarse e poco fruibili, soprattutto da parte della popolazione più anziana, che risulta essere in numero altamente superiore rispetto ai giovani. In alcune regioni, ad esempio, si è pensato alla realizzazione di un “Villaggio Alzheimer” dedicato a tutti coloro che presentano questa malattia in fase iniziale, dotato di diversi gradi di protezione che permetta alle persone residenti una vita più serena e indipendente possibile. A questo proposito, per favorire a tutti la mobilità di trasporto a breve raggio, potrebbe essere attivato un progetto di trasporto a chiamata per gli operatori professionali, gestito attraverso una piattaforma web. Tra le iniziative di rafforzamento del sistema di welfare locale vi è anche la proposta di costituire una fondazione di comunità attraverso la quale sostenere una gestione partecipativa dello sviluppo del territorio attivando sinergie tra attori locali pubblici e privati.  

Nella maggior parte delle zone svantaggiate le farmacie rurali rappresentano l’unico presidio sanitario, per questo motivo è stata ipotizzata la creazione di un senior housing, uno spazio dedicato ad anziani autonomi che comprende soluzioni abitative inserite in una rete di supporto sociale e comunitario di quartiere in grado di facilitare la vita indipendente e accompagnare il processo d’invecchiamento. Restano ancora irrisolte numerose problematiche legate soprattutto alla messa in sicurezza di un territorio fragile, composto soprattutto da piccoli comuni, connesse alla realizzazione di nuovi progetti sostenibili sia da un punto di vista ambientale che economico nonché all’analisi attenta su come e dove ricostruire.

  

Il Commissario e la chiave di volta per lo sviluppo dei territori

Su questi temi è intervenuta Paola De Micheli, Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto, in occasione della presentazione di alcuni progetti proposti da Nomisma per favorire un ridisegno economico e sociale delle aree interessate dagli eventi sismici. La De Micheli ha sottolineato che bisogna prima di tutto capire come attuare la ricostruzione senza affrettare i tempi, ma avendo bene in mente una pianificazione dettagliata delle azioni da portare avanti. Secondo la De Micheli “Per far sì che le persone rimangano nella zona del Cratere è necessario garantire loro il lavoro, attraverso una serie di progetti che supportino l’economia delle quattro regioni colpite dal terremoto. Analisi della domanda per organizzare l’offerta”, così il Commissario definisce quella chiave di volta che si basa nel realizzare un’economia più sostenibile partendo dalle aree sismiche, per poi attrarre investimenti in altre zone, sia con l’attuazione di politiche fiscali che aiutino le strutture produttive locali a crearsi una propria redditività, sia favorendo delle condizioni per produrre nuove attività economiche. “La ricostruzione futura presenta diverse complessità: si è scoperto, ad esempio, che per la storia urbanistica dei luoghi terremotati il 90% delle case private nei 50 comuni più colpiti hanno difformità gravi che non sono sanabili. Inoltre, gli immobili che vengono ricostruiti devono poi necessariamente ritornare ad essere abitati, altrimenti si crea uno spreco di energie e risorse.”, spiega il Commissario. “Le scelte migliori non sono quelle inerziali, ma sempre e solo quelle consapevoli, ragionate e approfondite. Abbiamo bisogno di ragionare e pianificare in modo cauto e sensato per capire come e dove ricostruire”. I progetti di Nomisma sono sicuramente un primo passo verso la concretizzazione di alcune riflessioni e vanno valutati alla luce dei parametri sopra enunciati, seguendo un percorso logico e condiviso.

t

o

p