INNOVAZIONE

Come la quarta rivoluzione industriale cambierà la società

Interconnessione e velocità sono le caratteristiche del cambiamento in atto, che non riguarda solo la produzione e il lavoro e che presenta molte incognite. L’unico modo vincente per affrontarlo è comprenderlo e governarlo.

Marco Panara

15 GIUGNO 2017
innovazione e iot

Alla quarta rivoluzione industriale, che sta nascendo, l’aggettivo industriale va stretto. Perché se il mondo della produzione ne sarà cambiato radicalmente, l’impatto su quello che accade fuori dalle mura delle fabbriche non sarà da meno. Questa rivoluzione cambierà le nostre vite ancora di più, non per tutti e non necessariamente per il meglio. Ci saranno, come sempre, vincitori e vinti, tra paesi e tra gruppi sociali e le sfide che governi e classi dirigenti saranno chiamati ad affrontare saranno enormi, sul piano sociale, politico, economico e giuridico.

La prima certezza riguarda il lavoro, e non è positiva. Solo da qui al 2020, secondo il Future of Jobs Report elaborato dal World Economic Forum, nelle principali economie saranno cancellati oltre 5 milioni di posti di lavoro. Cinque milioni è il netto tra i 7 milioni che scompariranno soprattutto nei lavori d’ufficio, nelle produzioni manifatturiere e nell’edilizia e i due milioni di posti di lavoro che saranno creati nelle attività manageriali, finanziarie, informatiche, commerciali ed educative. Poi, come è avvenuto nelle rivoluzioni industriali passate, si creeranno nuovi posti, ma c’è un gap temporale tra la distruzione di lavoro obsoleto e la creazione di lavoro nuovo. In questo gap le tensioni sociali aumenteranno e cresceranno anche i costi dello stato sociale mentre diminuirà il prelievo fiscale sul lavoro e quindi la possibilità di sostenere il reddito di coloro che saranno espulsi e, indirettamente, i consumi. La polarizzazione dei redditi aumenterà e con essa le disuguaglianze, che aggiungeranno benzina al fuoco delle tensioni sociali. Mentre l’aumento della vita media che la genetica favorirà accentuerà lo stress dei conti pubblici. Poiché in questa partita ci saranno non solo classi vincenti e classi perdenti, ma anche paesi vincenti e paesi perdenti, si accentueranno i flussi migratori, con le complessità che comportano.

 

Industria 4.0, la digitalizzazione dei processi
La parte industriale di questa rivoluzione è quello che in Germania hanno chiamato Industria 4.0: l’insieme di innovazioni basate sulla digitalizzazione dei processi, con macchine sempre più intelligenti e connesse che comunicano tra loro, e sulla diffusione delle stampanti 3D che consentono di produrre oggetti accumulando strati di materiale. Già gli effetti della sola parte manifatturiera di questa rivoluzione saranno dirompenti, in termini di posti di lavoro distrutti, oltre un milione e 600 mila di qui al 2020 solo nel manifatturiero nei paesi industrializzati, ma anche di processi produttivi e distributivi, organizzazione del lavoro, strategie aziendali. Ma ancora più dirompenti saranno gli effetti sui prodotti. La comunicazione tra oggetti non riguarderà solo le automobili, i droni e i robot industriali. Tutti i nostri elettrodomestici, terminali di varia natura e anche abiti, saranno connessi. È il già famoso Internet of Things, l’Internet delle cose, che consentirà risparmio energetico, efficienza e gestione a distanza pressoché di tutto. Le nostre case saranno piene di sensori all’interno e i palazzi all’esterno. La connessione così granulare e reticolare produrrà una quantità enorme di dati (big data) che saranno elaborabili grazie alle colossali capacità di calcolo che sappiamo ormai mettere in campo e consentiranno di ottimizzare quasi tutto, dal traffico nelle città alla logistica.
Si vedono già i vincitori probabili di questa epocale trasformazione. La platform economy, i vari Facebook, AirBnB, Uber, Amazon, sono tutti americani, imprese giovani che stanno cambiando il modello di capitalismo: Amazon, il più grande mercante del pianeta, non possiede un solo negozio, Uber una sola autovettura, AirBnB neanche una stanza d’albergo. E sono i leader globali nel commercio, nel trasporto urbano degli individui e nell’ospitalità. 


La velocità esponenziale dell’innovazione
Questa quarta rivoluzione industriale ha due caratteristiche che la distinguono dalle precedenti: l’interconnessione e la velocità. Negli anni a venire si intrecceranno sempre di più le tecnologie It, l’intelligenza artificiale, la genetica, la biologia, i nuovi materiali, i big data e tante altre cose ancora. La velocità dell’innovazione da lineare diventa esponenziale, con effetti su produzione e consumi, durata e qualità della vita, energia e ambiente, politica e tasse, occupazione, migrazioni, stabilità sociale, etica, diritto, filosofia. Il mondo si dividerà tra i paesi che sapranno cavalcare la trasformazione e quelli che cercheranno di difendere il vecchio modello.
In questo scenario il primo problema che emerge è chi regola l’evoluzione tecnologica. Il livello nazionale sembra non bastare più, si può addirittura scatenare una concorrenza etica al ribasso tra paesi per attrarre la ricerca sul proprio territorio. Il secondo problema è come regolare l’innovazione senza bloccarla e fare in modo che resti al servizio dell’uomo. Il terzo, che sta però in cima a tutti, è in base a quali principi. C’è poi un altro aspetto della regolazione, che riguarda la privacy e l’autonomia di giudizio, di valutazione, di scelta quando l’utilizzo avanzato dei big data sarà a disposizione delle grandi compagnie e anche dei governi.
Le inquietudini che il cambiamento porta con sé sono molte, ma il cambiamento non si ferma, né sarebbe bene che lo facesse per tutto quello che di positivo può portare, ed è molto, alle generazioni a venire. Chiudersi all’innovazione è la ricetta sicura per la marginalizzazione e l’impoverimento, l’unica strada è comprenderla e governarla.


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