INNOVAZIONE

Co-pro-gettare le costruzioni nell’era post moderna dei servizi

Progettare oggi significa agire verso il futuro delle città, puntando sulla collaborazione, sull'integrazione e sull'innovazione.

Giuseppe Bincoletto

04 SETTEMBRE 2017
città, costruire, progettare e bim

Il BIM (Building Information Modeling) è diventato un nuovo paradigma e un simbolo dell’innovazione digitale per tutti coloro che operano nell’ambito del mercato allargato delle costruzioni: committenze, progettisti, costruttori e gestori. Parlare e ragionare in un’ottica BIM significa accettare il cambiamento e adeguarvisi cercando di inserirsi nei processi che si stanno affermando. Esempio e simbolo di uno spartiacque culturale e organizzativo all’interno del sistema complesso delle relazioni e dei soggetti coinvolti nella filiera lunga. Il BIM come fattore concreto di discontinuità (Disruptive Technology) intorno al quale si vanno ridefinendo i modelli di business per effetto di una  progressiva crescita di consapevolezza e di maturazione del know-how che può condurre gli operatori del settore, da una parte verso una generale crescita di produttività e dall’altra verso la possibilità di competere sugli scenari internazionali.

Innovazione, integrazione e internazionalizzazione sono infatti i tre driver di sviluppo di tutto il panorama progettuale e produttivo del futuro, dove la competizione sarà globalizzata sia a livello di tecnologie sia sul piano delle conoscenze e delle competenze.

Il significato etimologico della parola progettare contiene il “pro" di progetto e di professionista, il verbo “gettare” che sta ad indicare l’andare oltre, superare un ostacolo, agire verso il futuro, proiettarsi verso l’anticipazione di quella che sarà l’idea costruttiva del prodotto, dell’edificio, del servizio.

Se aggiungiamo il termine inclusivo legato al “co” la progettazione diventa spazio di integrazione e networking, nel quale la cooperazione e la collaborazione diventano modelli relazionali inclusivi dell’intera filiera dal progetto all’analisi, alla costruzione fino alla gestione.

I servizi innovativi, la digitalizzazione dell’economia e delle imprese ma soprattutto il real time web e i social hanno creato i presupposti per una domanda più evoluta, più orizzontale, più contaminata in tutti i settori dell’economia, compresa l’industria delle costruzioni.

Oggi siamo tutti un po’ più consapevoli di essere parte del mondo, cittadini di un tempo e di un’era post moderna, che si manifesta nei modi in cui viviamo, lavoriamo, viaggiamo per raggiungere luoghi e contesti fino a ieri lontanissimi e oggi sempre più prossimi per spazio e per relazione temporale.

Il nostro habitat immaginario è sempre più prossimo al reale ed è fatto di emozioni che sono frutto di uno spazio più contemporaneo, più internazionale, più tecnologico. Grazie alla tecnologia e alla rete questi modelli abitativi questi spazi vitali e relazionali ci vengono rappresentati in maniera sempre più attraente così da farci sentire parte di un mondo ampio ma vicino.  Ci sentiamo ascoltati, ci sentiamo nella nostra “casa” dei bisogni espressi e latenti.

E se il BIM assume la funzione paradigmatica del cambiamento irreversibile, la rigenerazione urbana ne costituisce il principale riferimento in termini di mercato del prossimo immediato futuro. Nella rigenerazione urbana si misura il compromesso tra generazioni diverse, diventa il terreno fisico e metaforico in cui passato e futuro si confrontano e cercano nuovi equilibri per fidelizzare e per attrarre flussi di cittadini, utenti, turisti: una molteplice e variegata popolazione alla ricerca di nuovi stili e spazi per affermarsi e costruire nuove e più complesse relazioni.

La rigenerazione finisce per diventare un riferimento concettuale, un ambito di pensiero dove trasferire e includere un ascolto attivo di una domanda di esigenze, di funzioni e di servizi in costante evoluzione per effetto di continui cambiamenti: demografici, tecnologici, psicologici.

Nel mercato della rigenerazione un ruolo paradigmatico lo assume la sostenibilità come combinazione e compromesso etico tra capitale umano e capitale territoriale, legato alle risorse e al genius loci, dove i servizi avanzati, la comunicazione e il digitale diventano fattori abilitanti per rilanciare il futuro di un quotidiano da co-pro-gettare in ogni dettaglio.

Qui si affacciano e si affermano con sempre maggior forza l’italian beauty e ancor più l’italian design che diventano ambiti privilegiati di affermazione personale, di riconoscimento soggettivo e relazionale, e che diventano motori di trasformazione, orientando la creazione di spazi  in cui pensarci nei diversi momenti della giornata o nelle diverse fasi della vita. Una vita che trova nella tecnologia e nelle combinazioni intelligenti uno spazio cooperativo tra chi progetta e chi vive e dove si consuma l’integrazione sempre più accentuata tra ergonomia, sicurezza, benessere e felicità.

E’ in questo scenario di trasformazione spaziale che il progetto e il costruire prendono forma (actuating) come atti coerenti e sinergici a quelli che ogni giorno si concretizzano nel lavoro, nell’apprendimento, nella mobilità. Atti che trovano nella dimensione urbana  una rappresentazione più complessa e dove l’architettura diventa elemento rappresentativo dell’evoluzione in termini di funzionalità e di estetica. La città che si trasforma diventa sempre più intelligente (smart) in grado di ribaltare su tutti noi nuovi vantaggi e nuove opportunità. Le città diventano terreni privilegiati dell’innovazione e di strategie di valore, proiettando i loro effetti di sviluppo nel tempo.

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