INNOVAZIONE

La sfida metropolitana

Modelli a cui ispirarsi per città innovative, connesse e “fluide” in grado di dare all’Italia metropoli in linea con quelle europee.

23 OTTOBRE 2019
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Uno degli effetti della globalizzazione è stato un diffuso e sempre più rapido processo di rafforzamento del ruolo delle città in una logica metropolitana.  La dimensione globale della competizione ha infatti indotto una nuova logica spaziale ed economica, determinando una riconfigurazione dei soggetti territoriali e amministrativi tradizionali. Non più solo nazioni, ma città sempre più articolate, fino a coincidere con una stessa regione, così da essere in grado di misurarsi con possibilità di successo sui mercati internazionali.

Un fenomeno che, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, ha caratterizzato in modo particolare molte delle città europee, anche grazie a scelte e decisioni da parte dell’Unione volte a sostenere e a finanziare progetti di rigenerazione e di trasformazione territoriale. Non solo le principali capitali come Londra, Parigi e Berlino, ma anche città come Barcellona , Amburgo, Nantes o Torino, solo per fare alcuni esempi  si sono trasformate assumendo un ruolo propulsore rispetto al territorio circostante. Un processo che, a partire dal nuovo secolo, è proseguito con i programmi poliennali rivolti ai Paesi dell’Europa orientale e che purtroppo le città italiane non hanno saputo cogliere pienamente, non riuscendo a mettere in campo idee e progetti in grado di valorizzare le singole vocazioni dei territori. Ciò è valso anche per il Nord Est e per il Veneto, che oggi sembra scontare, rispetto agli altri poli del nuovo triangolo industriale, Milano e Bologna, ritardi dovuti proprio a un sistema urbano poco integrato nelle sue funzioni strategiche.

Oggi la situazione è completamente cambiata.  Il flusso dei finanziamenti europei per la rigenerazione si è andato esaurendo per l’emergere di nuove priorità. Non vanno perse le occasioni legate ad eventi di rilevanza internazionale, da utilizzare come fattore di attrazione di investimenti e inserendoli in un disegno organico di medio – lungo periodo. In questo nuovo scenario cresce di importanza il ruolo della politica e di chi è chiamato ad amministrare. Diventa essenziale una condivisione ampia tra pubblico e privato su un progetto comune, sapendo ascoltare, intercettare e mettere in campo tutte le competenze del territorio e non solo.

 

Dal policentrismo a un ecosistema metropolitano

L’osservazione dall’alto dei territori europei evidenzia agglomerati metropolitani di fatto che in alcuni casi sono oggi veri e propri ecosistemi di eccellenza. “Arcipelaghi metropolitani, metropoli lineari, urbanità diffuse e città multipolari: il futuro delle città-territorio è nelle interconnessioni tra i diversi poli, nel sistema a rete che collega, sistematizza e valorizza le singole centralità. E laddove il territorio si configura già di partenza come un insieme di nuclei urbani già ben definiti intervallati da una trama agricolo produttiva ed un tessuto di sistemi economici puntiformi di successo, occorre concentrarsi sulla stesura, codificazione ed implementazione delle reti che trasformino questo pulviscolo urbano in una vera e propria entità metropolitana, mantenendo la specificità dei singoli luoghi ma puntando al confronto - in vitalità, attrattività e funzionamento - con le metropoli contemporanee. “[1]

Trasformazione e rigenerazione urbana, ampliamento e allargamento dei confini e delle funzioni sono andati di pari passo con l’imporsi della rivoluzione digitale creando un effetto volano, in cui l’una utilizzava l’altra.

Le aree metropolitane rappresentano sistemi territoriali che ospitano molteplici funzioni caratterizzate da un elevato livello di complessità e il loro futuro è nelle interconnessioni tra i diversi poli, nel sistema a rete che collega, sistematizza e valorizza le singole centralità.

La rigenerazione delle città a dimensione metropolitana trovava nella competizione globale la sua ragione di essere, tanto da superare non solo tradizionali confini regionali, ma anche quelli nazionali. La nascita di Lille - Eurometropole tra Francia e Belgio e la nuova centralità metropolitana dell’Oresund che unisce Copenaghen a Malmö, tra Danimarca e Svezia ne sono due esempi virtuosi.  “Le nuove città metropolitane  sono sistemi territoriali che rimandano a dimensioni ampie dai confini sfumati e ospitano molteplici funzioni caratterizzate da un elevato livello di complessità; l’interazione tra queste funzioni «produttive, di servizi e di residenza, che coinvolgono un numero elevato di differenti attori sociali, genera flussi di beni, informazioni e persone, all’interno dell’area metropolitana e tra l’area metropolitana e il resto del territorio, che concentrano nella stessa area metropolitana funzioni e soggetti legati ad attività strategiche, di coordinamento, di direzione».[2]

L’osservazione dei processi che hanno portato all’integrazione e alla costruzione di un’unica gestione metropolitana l’individuazione di fattori strategici che l’hanno guidata e le forme assunte oggi da quelli che possiamo considerare come dei modelli di Governance costituiscono per chi sta riflettendo sull’importanza di creare un polo metropolitano riferimenti importanti per delineare un proprio originale percorso.

Come nel caso della Ruhr, forse il progetto di rigenerazione di maggiore impatto a livello europeo, tanto da assumere un valore di modello sotto diversi aspetti, anche i due progetti casi dell’Eurometropole e dell’Oresund traggono la loro origine da un’esigenza di rilanciare un modello di sviluppo, colpito dalle crisi industriali e finanziarie e dalla necessità di individuare nuove funzioni da affiancare alle vocazioni e alle risorse economiche e culturali presenti sul territorio.

L’analisi approfondita dei casi[3] ci consente di evidenziare alcuni elementi nevralgici, dei passaggi che non possono essere elusi: l’essere giunti a condividere una visione futura dell’area; un approccio culturale e amministrativo basato sulla collaborazione; puntare a uno sviluppo sostenibile e attento ai processi e all'innovazione. Si tratta di elementi che contribuiscono a praticare una metodologia che si è dimostrata vincente.

Volendo sintetizzare, il passaggio da un modello multipolare ad un vero e proprio sistema reticolare si fonda su un processo ampio di connettività ed intermodalità, attivando sinergie culturali ed economiche finalizzate a donare una nuova immagine e vocazione all’intera area, puntando su un’integrazione tra i poli urbani maggiori e inserendo in maniera virtuosa i centri minori.

Offrire una prospettiva metropolitana in un’area omogenea del Veneto appare quanto mai stimolante e sembra rispondere a esigenze diverse. Innanzitutto all’evoluzione della competizione internazionale, intesa come terreno oggi indispensabile se si vuole aumentare la ricchezza di un territorio e di conseguenza migliorare la qualità e il benessere sociale. In secondo luogo come processo irrinunciabile di aggregazione e integrazione aumentano la massa critica e in questo modo creando le condizioni per attrarre investimenti. Un processo e una consapevolezza oramai maturi all’interno del tessuto industriale veneto.

Del resto i numeri della nuova area metropolitana costruita intorno alle tre province di Padova, Venezia e Treviso[4] risultano perfettamente coerenti con alcuni elementi strutturali individuati  nel 2013 dall’OECD per definire un’area metropolitana: estensione, numero di abitanti, densità abitativa. Dati confermati da una comparazione con i tre casi studio analizzati, come si evince dalla tabella sottostante.

 

Un contesto favorevole

Come avviare un percorso virtuoso di riflessione e confronto su una prospettiva possibile di un polo/ecosistema metropolitano veneto che sappia misurarsi concretamente con l’attuale contesto politico, normativo e sappia aggregare il più ampio spettro di  soggetti rappresentativi del tessuto economico, della cultura e della società civile?

E questa la sfida con la quale intendiamo cimentarci come Civiltà di Cantiere, insieme ai nostri partner, partendo dalla concretezza di un quadro di regole e di politiche in movimento. Da un lato la nuova legge sul consumo di suolo e una nuova visione del Piano casa riassunta in “Veneto 2050”, dall’altro la prossima approvazione del Piano Trasporti Regionale (PTR), infine l’inizio del percorso per arrivare a definire e varare il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC), destinato a ridefinire le relazioni tra le diverse aree, tra urbano e rurale, in una visione del tutto nuova alla luce dei nuovi paradigmi sociali e tecnologici.

Dall’intreccio tra questi documenti è destinata a nascere una nuova pianificazione strategica fondata su condivisione e consenso su programmi a lungo termine. Ma perché esso sia costruttivo sono necessari due passaggi.

Il primo riguarda la nascita/creazione di un soggetto propositivo, sull’esempio dei Comitati e delle associazioni volontarie che sono all’origine di molte esperienze europee, compresi i tre casi qui richiamati. Un soggetto ampiamente rappresentativo e autorevole in grado di definire un percorso e di farsi carico di una proposta condivisa da sottoporre alla Regione.

La seconda condizione riguarda la conoscenza del territorio secondo un approccio nuovo. Si tratta di attivare uno studio articolato in grado di leggere processi e trasformazioni secondo la logica sempre valida proposta dall’OECD. Così da comprendere in modo puntuale le potenzialità e la ricchezza delle risorse e delle vocazioni presenti, ma anche le criticità e gli ostacoli un processo di integrazione metropolitana. Una analisi che incroci tra loro - e a livello di territori - indicatori relativi alle dinamiche demografiche, alla densità della popolazione e degli insediamenti industriali; al rapporto tra sistemi di trasporto, tempi di percorrenza e pendolarismo. Alcuni esempi intorno ai quali costruire un vero e proprio atlante funzionale per interpretare il dinamismo espresso dall’area sia al suo interno che verso l’esterno.

 

 

 

[1] Civiltà di Cantiere, Dalla  città policentrica alla città metropolitana. Alcuni casi studio europei, Paper di base Construction Conference 2019

[2] Idem

[3] Si veda in questo stesso numero della rivista l’articolo di Alessia Guerrieri, Città metropolitane multipolari, pp.40.45. Per un maggiore dettaglio le schede dei due casi insieme a quello relativo al Randstad olandese in Civiltà di Cantiere, Dalla  città policentrica alla città metropolitana, cit.

[4] ma che coinvolge di fatto anche parte della provincia di Vicenza e chiama in causa come aree integrate con effetti propulsivi sia Rovigo, ponte naturale con l’Emilia Romagna, che Verona porta e snodo strategico lungo gli assi Nord –Sud ed Ovest – Est. A ciò si aggiunga l’importanza di saper inserire la “montagna”  e quindi parte della provincia di Belluno, in un percorso – progetto di questo tipo l’opportunità offerta dalle Olimpiadi invernali del 2026 .

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