CERTIFICAZIONE

Cam Edilizia: l’opinione di Riccardo Ricci, direttore di Cagema

Intervista rilasciata a ICMQ notizie n. 85

Manuel Mari

03 MAGGIO 2017
ambiente, sostenibilità e cam

Cagema è l’associazione dell'industria italiana della calce, del gesso e delle malte e fa parte di Confindustria. Al direttore Riccardo Ricci chiediamo un’opinione sui Criteri ambientali minimi e più in generale sull’importanza di garantire le prestazioni ambientali dei prodotti per l’edilizia.  


Come valuta la sempre maggiore attenzione riservata dal sistema normativo e dal legislatore al tema dell’impatto ambientale dei prodotti?

È inevitabile che i legislatori si occupino dell’impatto che tutte le attività dell’uomo provocano  sull’ambiente, purtroppo siamo in ritardo e in alcuni casi in emergenza. Rispetto a 20 anni fa le normative ambientali sono cresciute significativamente in numero e complessità e sono diventate l’attività principale dell’associazione. Le aziende hanno dovuto attrezzarsi con figure specifiche per seguire con la stessa velocità l’evoluzione della legislazione nel campo ambientale. Ovviamente anche gli impianti sono cambiati e la tecnologia ha fatto progressi. Fino a pochi anni fa il limite di emissione delle polveri di 50 mg/Nmc sembrava difficilissimo da ottenere mentre oggi il limite è di 10 mg/Nmc, un salto enorme. E oggi la normativa ambientale si occupa, oltre che delle emissioni degli impianti produttivi, del rilascio negli ambienti di sostanze tossiche e nocive contenute nei manufatti (è importante che in futuro non ci troviamo a fronteggiare casi come quello dell’amianto). Un altro argomento attualissimo è quello del riciclo, cardine del Dlgs sui Cam per l’edilizia e che comprende un nuovo modo di progettare le opere studiando anche la fase della decostruzione. Anche i produttori dovranno rimodellare i sistemi costruttivi e saranno sempre più spinti verso componentistica semplice da assemblare e smontare come i blocchi del Lego o le barrette del Meccano.


Qual è la posizione di Cagema nei confronti dei Criteri ambientali minimi per l’edilizia? 

È un provvedimento di grande importanza che influenzerà il mercato portando il progettista a fare scelte tenendo in considerazione valenze ambientali. Alcuni prodotti potrebbero essere sostituiti da altri che a parità di soluzioni tecniche permettono il raggiungimento di un target ambientale. Nel caso del cartongesso i Cam prevedono che il prodotto sia realizzato con un minimo del 5 per cento di materiale riciclato o recuperato. In Italia sono 6 gli impianti per la produzione di cartongesso: di questi uno supera abbondantemente il limite utilizzando gesso chimico da desolforazione dei fumi; gli altri che utilizzano il minerale da cava possono portare in conto solo il cartone della lastra, che è interamente riciclato ma che complessivamente rappresenta circa l’1-2 per cento. In realtà tutti gli impianti sono muniti di sistema per il trattamento dei residui di produzione e con quelli si raggiunge il 5 per cento. È questo un materiale che se non venisse riutilizzato andrebbe a finire in discarica come rifiuto e se non potesse essere conteggiato la produzione di 5 impianti verrebbe estromessa dalle gare per le opere edili. Il decreto su questo è lacunoso: si dovrebbe includere il riutilizzo, oppure dare un tempo di adeguamento agli impianti prima di renderlo operativo. Tempo che non è solamente quello necessario alle modifiche fisiche dell’impianto ma anche ad acquisire le autorizzazioni per la gestione dei rifiuti, che in genere varia da 9 mesi all’anno.  

Inoltre il Dlgs stabilisce che il 15 per cento dei materiali non strutturali a fine vita deve essere riciclato o riutilizzato. Il cartongesso sarebbe riciclabile al 100 per cento ma in Italia non abbiamo un sistema di selezione capillare con piattaforme attrezzate che possano raccogliere il materiale da demolizione e costruzione e poi inviarlo ai siti produttivi. In altri paesi europei ci sono realtà dove la produzione di lastre di cartongesso è realizzata con il 25 per cento di gesso riciclato. Questo deve essere l’obiettivo, ma per ottenerlo non è sufficiente porre un limite sui Cam, bisogna fare programmazione, avviare una vera riforma del sistema dei rifiuti e in particolare di quella relativa ai rifiuti di demolizione e costruzione. In Italia il gesso, che è un rifiuto non pericoloso non inerte, finisce nelle discariche per rifiuti pericolosi, dove non viene raccolto e selezionato. I produttori di gesso sarebbero interessati a ricevere rifiuti da riciclare e sono pronti a fare investimenti per adeguare gli impianti, ma manca un aiuto normativo per facilitare l’offerta di gesso. Imporre oggi limiti di materiale riciclato o riciclabile quando il sistema non è pronto non serve, dobbiamo lavorare insieme alle amministrazioni locali o nazionali per rendere il decreto sui Cam sostenibile.    


Le etichettature ambientali sono tra gli strumenti principali attraverso i quali è richiesto che i produttori dimostrino i requisiti ambientali richiesti dai Cam. In quale misura il vostro settore ne fa già utilizzo? 

I produttori di cartongesso stanno discutendo sull’Epd da alcuni anni, da prima dell’introduzione dei Cam e sulla spinta di quello che è stato già fatto in altri paesi europei. Attualmente tutti stanno implementando il sistema e uno è già arrivato all’esito finale per alcuni prodotti. A breve probabilmente tutti i produttori di cartongesso avranno la certificazione Epd. Ma averla non è sufficiente per soddisfare i Cam, è necessario che all’interno della Dichiarazione ambientale siano presenti e rispettati i limiti che il Dlgs sui Cam per l’edilizia impone ai prodotti. I produttori di malte premiscelate per l’edilizia e di calce sono ancora lontani dal pensare che la Dichiarazione ambientale di prodotto possa rappresentare un vantaggio competitivo. I produttori di calce potrebbero però diventare interessati se i Cam per le strade imponessero limiti e controlli anche sulla calce. 


Ritiene che la presenza, prevista dai Cam, di organismi di valutazione della conformità per le diverse etichettature ambientali o certificazioni di prodotto previste, possa rappresentare per il vostro settore un valore aggiunto in termini di garanzia verso il mercato?

Per i Cam non considero corretto parlare di certificazione come di un valore aggiunto. L’Epd e altre etichettature ambientali volontarie vengono spesso sviluppate per ottenere un migliore posizionamento sul mercato e sono quindi un valore aggiunto. Nel caso dei Cam è più importante: la certificazione di un ente terzo è lo strumento per verificare il raggiungimento di obiettivi ambientali che sono interesse di tutti. È come la verifica delle emissioni di CO2 per la direttiva Ets. D’altra parte è vero che l’organismo di controllo, nei Cam come nella marcatura Ce, garantisce il rispetto delle regole e questo tutela le aziende virtuose. Ma il rispetto delle regole comunque non deve essere considerato un valore aggiunto. Inoltre non dimentichiamoci che, nonostante le certificazioni, non è possibile raggiungere il perfetto controllo del mercato, come le emissioni di famose aziende automobilistiche ultimamente hanno dimostrato.


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