DIGITALE

BIM, a che punto siamo? Un sondaggio

ICMQ lancia la community degli esperti BIM e attraverso un sondaggio cerca di fare il punto della situazione sul BIM.

Alfredo Martini

16 LUGLIO 2020
bim, certificazione, icmq, mercato, digitale, innovazione, progettazione e professionisti

In occasione dell’avvio di una BIM Community di tutti coloro che hanno acquisito una certificazione professionale BIM con ICMQ, secondo la norma UNI 11337-7, l’Istituto ha lanciato un sondaggio al fine di acquisire alcune informazioni e indicazioni utili a favorire un dibattito e un confronto condiviso sulle principali opportunità e criticità oggi presenti nel mercato delle professioni collegate all’applicazione del BIM. Hanno risposto al sondaggio 127 persone, corrispondenti al 21,4% su un totale di 594 professionisti che dispongono di una certificazione ICMQ secondo la norma UNI 13337-7. La comunità dei rispondenti si caratterizza per avere:

  • un’età prevalentemente inferiore ai 40 anni (67%), un 20% ulteriore fino ai 50 anni e un 15% superiore
  • una maggioranza di liberi professionisti (57%) rispetto ai dipendenti di una società (40%)
  • un’operatività orientata verso studi di progettazione (76%)
  • un’anzianità BIM che per oltre il 70% è superiore ai 2 anni (il 41% è almeno di 4 anni)
  • una certificazione prevalentemente di Specialist (63%), seguita da un 27% di Manager e da un 10% di Coordinator.

Il sondaggio fornisce una serie di utili informazioni sulla domanda di aggiornamento e di approfondimento da parte dei giovani professionisti con un certo numero di anni di utilizzo del BIM, così come tra coloro che se ne sono avvicinati più di recente. Dal sondaggio emerge in particolare una consolidata cultura digitale, alla quale si accompagna una familiarità e una quotidianità a dialogare e ad aggiornarsi attraverso la rete e il web. Questo comporta una richiesta di servizi informativi e formativi veicolati attraverso Internet e con modalità webinar o similari. Per la stragrande maggioranza l’attività di aula appare sempre più marginale. Non sembra inoltre esserci un soggetto unico di riferimento. Nel panorama italiano del BIM sembra mancare una “guida” istituzionale e culturale. Orientativamente si guarda soprattutto ad alcuni studi di progettazione. Sembra pertanto prevalere l’attenzione per valori esperienziali, trasmettibili attraverso best practice specifiche, che è possibile individuare nell’attività delle società di ingegneria di maggiori dimensioni e che operano a livello internazionale. Altri due elementi affiorano con maggiore forza dai risultati del sondaggio: l’importanza dell’interoperabilità e una scarsa cultura digitale presente nel mercato, soprattutto da parte delle committenze. Il tema dell’interoperabilità viene al primo posto tra le questioni che richiedono approfondimento. Emerge un implicito invito alle società produttrici di software a parlarsi e a confrontarsi per trovare soluzioni in grado di rispondere a queste esigenze. Privilegiare la logica collaborativa vorrebbe dire del resto rispondere adeguatamente a ciò che sottintende alla progettazione e a costruire in BIM. Dal sondaggio emerge la denuncia di un’insufficiente cultura digitale che caratterizza il contesto in cui i professionisti BIM si trovano ad operare. Qui viene identificato il fattore più critico per uno sviluppo del mercato, ma anche per un pieno riconoscimento delle professionalità e della stessa certificazione. Del resto questa carenza culturale, accanto a una insufficiente competenza da parte degli interlocutori di chi da tempo opera con il BIM, costituiscono per la maggioranza dei rispondenti le principali cause delle resistenze ad adottare il BIM da parte di molte committenze, soprattutto pubbliche.

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