OPERE PUBBLICHE

A Beirut anche il patrimonio artistico devastato dall’esplosione

Il patrimonio culturale e architettonico della città potrebbe scomparire per sempre a causa degli effetti del disastro avvenuto lo scorso agosto

Asia Ruffo di Calabria

21 SETTEMBRE 2020
esplosione, beirut, cultura, musei, arte e architettura

L'esplosione nell’area del porto di Beirut ha causato centinaia di morti e migliaia di feriti e si stima che fino a 300 000 persone siano rimaste senza casa.  L'esplosione principale è stata collegata a 2750 tonnellate di nitrato di ammonio depositate nel porto senza misure di sicurezza.

I quartieri di Gemayzé e Mar Mikhael, situati nelle immediate vicinanze del porto e dell'esplosione, contengono musei ed edifici storici dall'architettura tradizionale, dell'architettura ottomana o risalenti al mandato francese (1920-1943), che peraltro stavano già subendo i segni del tempo e della guerra civile.

I luoghi di culto sono stati pesantemente colpiti dall’esplosione.  Ha subito gravi danni la cattedrale di San Giorgio dei Maroniti, risalente alla fine del XIX secolo e restaurata 20 anni fa. Nel “Palazzo della Residenza”, costruito dalla famiglia Sursock nel XVIII secolo, sono stati distrutti porte e pannelli lignei di epoca ottomana impreziositi da calligrafia araba.

Nelle vicinanze non è stato risparmiato neanche il Sursock Museum, un centro di vita culturale che ospita un'impressionante collezione di arte moderna e contemporanea e che solo pochi mesi prima aveva ospitato una importante mostra di Picasso. Sono state danneggiate tra le 20 e le 30 opere, tra cui un ritratto di Nicholas Sursock dipinto dal franco-olandese Kees Van Dongen. Il Museo Nazionale, che ospita una vasta collezione di statue e antichità greche, romane e fenicie, è miracolosamente scampato al peggio, con danni della sola facciata esterna.

Le principali gallerie d’arte, i musei e i luoghi di culto della città sono stati distrutti o in gran parte danneggiati e la situazione in cui versa l’intero patrimonio artistico risulta estremamente grave.

Le principali gallerie d’arte, tra cui la Galleria Marfa, situata vicino al porto di Beirut, e la Galerie Tanit sono state completamente distrutte e l’elegante filiale di Beirut dell’Opera Gallery, situata nel quartiere centrale della città e affacciata sul lungomare, è stata devastata. Anche la Galerie Sfeir-Semler, situata nel desolato distretto di Karantina è stata pesantemente danneggiata, così come l’edificio che ospita la Ramzi and Saeda Dalloul Art Foundation (DAF), che comprende più di 4.000 opere di circa 400 artisti provenienti da tutto il mondo arabo.

Non è ancora chiara la situazione del Museo Archeologico dell’American University di Beirut nel cuore della città, nei pressi dell’ex linea di demarcazione, che presenta al suo interno reperti straordinari, come la più grande collezione di sarcofagi antropoidi del mondo.

Non è stata risparmiata nemmeno la filiera dell’industria del fashion dal momento che le sedi centrali di alcune grandi case di moda, come Zuhair Murad, Elie Saab e Rabih Kayrouz, designer libanesi che avevano scelto di mantenere i propri uffici principali a Beirut, sono state distrutte e con loro i ricordi e i frutti di decenni di lavoro.

L'UNESCO è scesa in campo a sostegno del patrimonio culturale locale, iniziando con la stesura dell'"International Action Plan for Culture in Beirut", una risposta concreta alla richiesta di sostegno avanzata dalla Directorate-General of Antiquities del Libano. Dai primi rilievi effettuati è emerso che almeno 8000 edifici, molti dei quali concentrati nei quartieri storici di Gemmayzeh e Mar-Mikhaël, sono stati colpiti; tra questi ci sono circa 640 palazzi storici e una sessantina risultano a rischio di crollo.

Numerose sono le mobilitazioni promosse per supportare la comunità locale e raccogliere fondi a favore della città di Beirut. Tra queste, alcune vedono il coinvolgimento diretto di artisti internazionali, come nel caso del progetto Art Relief 4 BeirutLanciato via Instagram, ha fin qui potuto contare anche sulla partecipazione di Lawrence Abu Hamdan, Helen Cammock, Oscar Murillo e Tai Shani, ovvero i quattro artisti che si sono aggiudicati in forma congiunta il prestigioso Turner Prize nel 2019.

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