PROGETTAZIONE

Il cantiere faraonico della nuova capitale egiziana in pieno deserto

L’Egitto guarda al futuro con la costruzione ex-novo di una megalopoli sostenibile

Asia Ruffo di Calabria

20 FEBBRAIO 2019
progettazione, il cairo, egitto, città, architettura e sostenibilità

Definire “faraonico” un progetto in Egitto richiama antichi fasti: a 45 chilometri dalla città del Cairo, l’Egitto vuole tornare a stupire  il mondo con una nuova capitale amministrativa in pieno deserto, per 6 milioni di abitanti.

Il progetto è stato varato nel corso di una conferenza nel 2015 a Sharm el-Sheikh dal Presidente della Repubblica egiziana e ad oggi gran parte degli edifici di rappresentanza previsti sono quasi terminati, senza  che ancora sia stato rivelato il nome della nuova città. Diciannove milioni di persone, quartieri fatiscenti, assenza di aree verdi, continui ingorghi stradali  impediscono  attualmente una convivenza civile nella megalopoli egiziana, con una immagine certamente non degna di una capitale. Dall’inizio dei lavori nel 2015,  la città comincia ad emergere dal deserto con le sue architetture all’avanguardia: un nuovo centro governativo e d’affari dal valore di 40 miliardi di euro, collegato alla precedente capitale con infrastrutture avveniristiche.

Il piano urbanistico coinvolge una superficie di 700 km² (quasi 4 volte la superficie di Milano) e intende coniugare le necessità di una capitale economica in via di sviluppo con la specificità del paesaggio desertico, secondo i principi di una sustainable city, che vuole competere con la città di Dubai e le sue costruzioni imponenti. Non a caso l’appalto, definito secondo queste precise esigenze, è stato affidato allo studio SOM ovvero gli ingegneri/architetti americani Skidmore, Owings e Merril conosciuti soprattutto per la realizzazione del più alto grattacielo al mondo, il Burj Khalifa a Dubai. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’inaugurazione è prevista per il mese di giugno 2019. I poli principali del piano del nuovo Cairo sono un  Parlamento, un centro direzionale, un aeroporto, diversi edifici ad uso religioso (il 6 gennaio scorso sono state  inaugurate una moschea e una chiesa) e perfino un parco divertimenti, destinato ad essere il più grande del  Medio Oriente. La città sarà dotata di un fiume artificiale (ricordiamoci che siamo in pieno deserto) lungo 35  km, di cui 14 km sono già visibili.

La centrale elettrica, costruita dal gruppo Siemens, alimenterà 21 quartieri   residenziali. Il futuristico progetto fa parte del programma “Egypt’s Vision 2030” che intende portare il Paese tra i primi   trenta nel mondo  in materia di sviluppo economico e sociale, con un tasso di crescita dell’ordine del 10% per anno.

La Sustainable Development Strategy (SDS) comporta, oltre alla realizzazione di una nuova capitale, 36   nuovi poli turistici, centri industriali in 22 città, adeguamento e costruzione di diverse migliaia di chilometri di   strade e lo sviluppo di aree pescose al fine di ridistribuire la popolazione egiziana su tutto il territorio.

Questi “mega” progetti intendono creare agglomerati urbani che possano attirare nuovi investimenti economici, opportunità di lavoro e migliori condizioni di vita per gli egiziani. La reazione dell’opinione pubblica   internazionale non è unanime. E’ diffuso il timore che l’attuale città del Cairo, perdendo la funzione che le è   appartenuta per mille anni, vada incontro ad un irreversibile degrado del suo tessuto a favore di una città priva   di storia, riservata probabilmente solo alle classi facoltose egiziane. Al contrario, il Housing and Building   National Research Center (HBRC), organo affiliato al Ministero dell’Ambiente egiziano, vede nel nuovo Cairo l’opportunità per dare inizio a un rivoluzionario modello di edilizia in Egitto.

E' stato proprio l’HBRC, noto per i suoi progetti eco-friendly, ad aver indetto la gara d’appalto nel maggio 2018 per la costruzione della moschea e della cattedrale copta della Natività inaugurate lo scorso 6 gennaio. Gli edifici rispondono agli standard occidentali di architettura sostenibile, in termini di rispetto della localizzazione e  sfruttamento delle risorse naturali a disposizione (ventilazione, utilizzo di materiali locali e orientamento degli ambienti in funzione dell’esposizione solare).

La scelta di costruire ex-novo il centro rappresentativo di un paese in via di sviluppo non è nuova e nella storia dell’urbanistica. Ricordiamo esempi celebri in altri paesi:   Brasilia in   Brasile, concepita da Oscar Niemeyer o Chandigarh nell’India settentrionale di Le Corbusier o la recente Abuja in Nigeria (il cui Millennium Park è stato   progettato dall'architetto   italiano Manfredi Nicoletti).

Queste realizzazioni stanno a testimoniare come progetti firmati da grandi architetti e improntati su intenti avveniristici  hanno dato luogo spesso a fallimenti urbanistici. Il nuovo Cairo farà parte di questa lista?

t

o

p