RIQUALIFICAZIONE

Aree industriali dismesse e rigenerazione urbana: un percorso che parte dall’Europa

I casi degli altri paesi portano a fare riflessioni necessarie che riguardano l’approccio italiano alla progettazione delle aree da riqualificare, sia urbane che rurali.

Alfredo Martini

05 GIUGNO 2017
urbanistica, progettazione, europa e veneto

Il Veneto si caratterizza per essere un territorio fortemente urbanizzato, con rilevanti presenze di deindustrializzazione sia recenti che di più antica data. Un patrimonio che costituisce una grande opportunità in termini di riqualificazione e di rigenerazione sia urbana che ambientale. In questo panorama l’area di Marghera rappresenta il caso più rilevante. Riavviare una riflessione sul suo recupero, così come su quello di altre aree di deindustrializzazione localizzate in altre province del Veneto, con l’obiettivo di evidenziare la fattibilità di una trasformazione e assumendo il territorio come un ambito privilegiato dove attivare una rigenerazione costituisce per l’industria delle costruzioni un’opportunità per rilanciare il mercato contribuendo in modo concreto a una crescita economica e occupazionale. La consapevolezza della rilevanza di rimettere al centro della riflessione politica e degli stakeholder, sia pubblici che privati, il tema del recupero e della rigenerazione di aree deindustrializzate in fase di abbandono e di degrado ha portato Ance Veneto ad avviare un percorso volto a individuare metodologie ed esperienze dalle quali trarre indicazioni e suggerimenti per avviare proposte e progetti in grado di orientare decisioni e investimenti.  

Le recenti esperienze europee in campo di riuso e riconversione di aree produttive dismesse sono la dimostrazione di come la necessità di ricostruire paesaggi post-industriali vivibili e di qualità possa essere il presupposto per il loro rilancio economico. Questo vuol dire da un lato ripensare i tradizionali strumenti della pianificazione territoriale, prevedendo un coinvolgimento attivo di forze economiche private sotto la cabina di regia di enti o agenzie pubbliche, dall’altro attribuire una chiara identità a nuovi tipi di paesaggi in modo che sviluppino una precisa attrattività. Nella condizione urbana di oggi la nozione di paesaggio si estende ad ambienti rurali, urbani e industriali nello spirito della definizione coniata in occasione della Convenzione europea del paesaggio del 2000 secondo cui essa “riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. L’accezione comprende anche i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradati”. Il caso della rigenerazione del bacino ex carbonifero della Ruhr costituisce l’esempio più rilevante e un vero punto di riferimento in Europa per interventi di Deep Regeneration. La trasformazione della Confluence a Lione è un esempio virtuoso della particolarità del modello francese anche rispetto al rapporto tra investimento pubblico e investimento privato. Dall’analisi comparativa con modelli internazionali emerge, al di là delle diverse dimensioni, dell’originale destinazione d’uso e delle differenze di contesto e rispetto al quadro normativo e degli strumenti urbanistici, soprattutto un differente approccio sul piano della pianificazione, basata su una flessibilità del tutto estranea al modello italiano. Non piani regolatori bensì piani di progetto. Non rigidità normativa, ma impianto strategico. Si tratta di aspetti fondamentali che rispondono pienamente a una logica di governance di processi. Lo studio dei casi esteri evidenzia soprattutto l’indispensabile presenza, più o meno forte, di una cabina di regia pubblica che promuova l’operazione dal punto di vista urbanistico e strategico e metta a disposizione le risorse necessarie a dare avvio a tutto il processo, il ricorso a contributi e fondi europei o nazionali, una strategia che preveda sempre un indirizzo generale e uno strumento attuativo di concertazione tra pubblico e privato. Esiste poi la necessità di un’interazione tra i diversi attori nel mantenimento della distinzione di ruoli con il rigoroso rispetto delle prerogative di ognuno. Con questo approccio il pubblico deve agire per perseguire l’interesse generale e mantenere la prerogativa di imporre decisioni e scelte agli investitori, mentre il settore privato deve investire e commercializzare i risultati dell’operazione, ma la sua libertà di azione è sempre limitata dalla cornice progettuale-normativa decisa in sede pubblica. È fondamentale, infine, l’attivazione di vere e proprie operazioni di marketing territoriale concentrate in maniera rilevante su una qualità architettonica, urbana e paesaggistica tale da costituire opere di rilievo storico-critico contemporaneo e, a volte, anche vere e proprie attrazioni turistiche. 

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