PROGETTAZIONE

Architettura e nuova urbanistica ai tempi del Coronavirus

Le ipotesi di rigenerazione e progettazione urbanistica per il prossimo futuro: tutti più lontani ma grande attenzione alla sostenibilità.

Paola Savina

05 GIUGNO 2020
progettazione, architettura, borghi, sostenibilità e boeri

La pandemia di Coronavirus ha portato con sé una serie di forzati cambiamenti temporanei nel modo di vivere. Anche quando sarà pienamente sotto controllo o sconfitta però, i suoi segni saranno ormai così profondi da aver cambiato le esigenze e le priorità all’interno della società.

Parallelamente all’impegno di primaria e vitale importanza profuso dalla scienza, impegnata a gestire le priorità sanitarie mondiali, anche il mondo dell’architettura ha già iniziato a rimboccarsi le maniche per dare risposte e nuove soluzioni, in risposta alle nuove necessità. Tra tante incognite, una cosa è certa: le città non saranno più come prima.  Il social distancing sta stretto, richiede spazi che fino a pochi mesi fa non servivano.

Non solo i locali, ristoranti, luoghi di lavoro e abitazioni dovranno essere ridisegnati diversamente, perché saranno vissuti diversamente, ma anche tutto il sistema urbano di mobilità subirà profonde rivoluzioniEsistono due principali correnti di pensiero sul come andranno affrontate le nuove esigenze sociali e abitative.

Ritorno ai piccoli borghi o trasformazione urbana?

Da una parte c’è chi sostiene – come gli architetti della Tate Modern di Londra Jacques Herzog e Pier de Meuron – che come nelle antiche polis, la campagna debba essere fortemente integrata con la città e che sia in generale necessaria una metamorfosi strutturale della superficie urbana. Dall’altra, dove troviamo l’architetto Boeri come principale fautore, si suggerisce invece una totale controtendenza rispetto a ciò che è avvenuto nell’ultimo secolo in Italia, cioè l’esodo verso i borghi dimenticati, ormai deserti.

Tra i principali progetti in fase di sviluppo in tutto il mondo, va citata la realizzazione di nuove piste ciclabili per incentivare la mobilità sostenibile. A Londra, i percorsi ciclabili temporanei creati a inizio emergenza Covid 19, così come l’allargamento dei marciapiedi continueranno ad essere utilizzate e potranno diventare permanenti. Allo stesso modo, città come New York, Parigi e la nostra Milano – dove sono stati progettati 35 nuovi km di piste ciclabili – si stanno preparando a fornire ai cittadini spazi sicuri per spostarsi agevolmente con la bici.

Anche strutture come scuole e ospedali si stanno riadattando. Un esempio di architettura reattiva arriva dalla Cina e si chiama Learning Box. Sfruttando il sistema modulare flat – pack, ossia lo stesso principio con cui in 10 giorni è stato costruito l’ospedale di Wuhan per fronteggiare l’emergenza sanitaria, è stato realizzato questo edificio scolastico prefabbricato a Shenzhen, all’interno di un Campus.

Si tratta di spazi scolastici, costruiti rapidamente e facilmente adattabili a modelli di apprendimento diversi. Questa “scuola modulare” è composta da aule dedicate a piccoli gruppi di alunni, posizionate intorno a un atrio che funge da living room compartecipativo, dove si terrebbero le lezioni. Nello spazio comune avviene la parte dedicata all’insegnamento, nelle aule circostanti la parte di studio più individuale.

La caratteristica moderna e innovativa è che i componenti sono realizzabili in soli 3 giorni e la struttura può essere montata, smontata, trasportata e ridisegnata con estrema facilità. Se l’inventiva e le proposte di mutazione e riadattamento urbano non convincono, le teorie di Boeri sono altrettanto innovative e condivisibili.

“Servirebbe una campagna per facilitare una dispersione, e anche una ritrazione dell’urbano. L’Italia è piena di borghi abbandonati da salvare” sostiene il celebre architetto del bosco verticale di Milano.

Qui si apre una riflessione più profonda, che rimette in discussione il modello di vita che ci siamo costruiti con l’ambizione di poter impugnare sempre di più il progresso. La vita nei borghi riporterebbe a una vita più a misura d’uomo, più vicina alla natura e a un sano rapporto con essa, a una semplicità e tranquillità ormai sconosciute e nemiche tra le strade gremite delle metropoli ininterrottamente sotto stress.

Anche un ritorno ai borghi richiederebbe un grande lavoro: creare condizioni per incentivare nuove forme di lavoro, dotare i piccoli centri di banda larga per permettere anche ai giovani di intraprendere attività legate alle nuove tecnologie e migliorare l’accessibilità.

Mentre i progetti e i dibattiti avanzano, l’unica certezza rimane l’urgenza tornare all’antico e dimenticato rispetto della natura, per conviverci pacificamente.

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