OPERE PUBBLICHE

Regole, controlli e lavori pubblici: mettere al centro il risultato nell’interesse di utenti e collettività

Garantire la realizzazione di un’opera al prezzo giusto e congruo perché venga fatta come si deve, nel rispetto di regole semplici e facilmente applicabili

23 NOVEMBRE 2018
pubblica amministrazione, legalità, trasparenza, imprese e appalti

Gli appalti pubblici continuano a fare notizia. Dal Nord al Sud del Paese il tema del rispetto della regolarità del processo di selezione delle gare e del principio della concorrenza si accompagna all’altra questione nevralgica dei controlli. Le ricorrenti inchieste della magistratura e l’emergere di situazioni di irregolarità di dimensioni e con problematiche molto diverse, anche in termini di responsabilità e di gravità di reato, evidenziano comunque come l’attuale quadro normativo risulti non solo di difficile applicazione e non risolva i problemi della capacità della Pubblica amministrazione di prevenire comportamenti illegittimi o di alterazione delle regole nel corso del processo, lasciando che sia il mercato con l’aiuto della magistratura a intercettarli. Un punto centrale che deve far pensare come ricorda il presidente di ANCE Veneto Giovanni Salmistrari  quando afferma che “l’Operazione "Grande Tagliamento”, partita dalla Finanza, testimonia come anche sul fronte dei controlli ci siano delle enormi criticità. Gli errori vanno bloccati a monte e se deve intervenire la Finanza o la Procura significa che gli errori ci sono già stati ed i controlli sono risultati carenti da parte della Pubblica Amministrazione, che probabilmente non ha sempre le risorse e le competenze per farli in modo efficace”. Una riflessione che deve aiutare ad affrontare in modo coretto le criticità insite nell’attuale quadro normativo, che resta per molti aspetti estraneo all’obiettivo primario di qualunque amministrazione pubblica: garantire la realizzazione di un’opera al prezzo giusto e congruo perché venga fatta come si deve, nel rispetto di regole semplici e facilmente applicabili, puntando soprattutto su una PA in grado di esercitare  con la massima competenza e puntualità verifiche tecniche oltre che amministrative e controlli.

La domanda che ci si deve fare, al di là del dato di fatto che chi si comporta male deve essere punito, è se le norme rispondono all’obiettivo della qualità e della tempistica di un’opera. E se è veramente rispondente all’interesse pubblico che il principio della concorrenza e la logica del prezzo al ribasso (due facce della stessa medaglia) diventino i criteri di riferimento anche come molto spesso avviene a scapito del risultato finale che – ripeto – dovrebbe essere garantire ai cittadini opere fatte a regola d’arte nei tempi utili alla sua fruizione e attraverso una selezione qualitativa e sulla base di controlli e verifiche trasparenti e realmente terze rispetto agli attori in gioco.

Un punto cardine di qualunque scelta politica e legislativa che è a monte anche delle corrette dichiarazioni del presidente di ANCE Veneto quando richiama l’attenzione su un altro effetto del Codice degli Appalti: la scarsa capacità di spesa della PA. “La normativa in vigore infatti crea un blocco alle risorse per il timore di non eseguire gli adempimenti necessari in modo corretto ed incappare, quindi, in un’indagine o nella sanzione della Corte dei Conti. Questo significa che sono fermi numerosi lavori di manutenzione dei nostri territori e questo danneggia non solo le imprese, ma anche le comunità. Se la Pubblica Amministrazione non è in grado di utilizzare i finanziamenti è evidente che è il sistema che non funziona”.

Qui gioca un’importanza particolare la farraginosità e soprattutto la complessità normativa che va ad impattare sulla responsabilità e l’organizzazione di una PA depotenziata pesantemente in termini di competenza e di autorevolezza e resa inerme di fronte a rischi crescenti di “errore”, tali da diventare insostenibili rispetto al quadro delle regole esistenti.

 

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