CERTIFICAZIONE

Le infrastrutture sostenibili pivot della rigenerazione urbana

Il protocollo internazionale Envision garantisce opere sicure e green senza impattare sulla società.

05 DICEMBRE 2018
certificazione, sostenibilità, territorio, infrastrutture e opere pubbliche

È impensabile oggi immaginare interventi di rigenerazione urbana che non siano improntati ai più avanzati criteri di sostenibilità. Solitamente si è così concentrati sulla gestione politica ed economica degli interventi da effettuare che si perde di vista uno dei più importanti elementi della progettazione e del costruire: la qualità. I costi del “fare bene” sono percentualmente irrisori se lo standard qualitativo è un obiettivo dichiarato sin dallo studio di pre-fattibilità. Gli strumenti per oggettivare e garantire le prestazioni esistono e sono riconosciuti a livello internazionale: per gli edifici abbiamo il Protocollo Leed e per le infrastrutture è utilizzabile il Protocollo Envision.   

Le infrastrutture sono essenziali e giocano un ruolo fondamentale nel benessere e nella valorizzazione degli insediamenti urbani. La sostenibilità di una infrastruttura non va considerata soltanto per quanto riguarda i materiali utilizzati, più o meno green, e di provenienza locale per non incidere sull’inquinamento dovuto al trasporto. L’infrastruttura impatta sensibilmente sulla comunità locale, sul suo benessere economico e sociale, così come sul territorio e sui suoi aspetti di dissesto idrogeologico, sulla flora e sulla fauna nonché sull’inquinamento atmosferico delle zone interessate. La qualità della vita della comunità locale e gli interessi di tutti coloro che hanno un’interazione con l’infrastruttura devono essere elementi primari da tenere in considerazione nella progettazione dell’opera. Il Protocollo Envision enfatizza molto queste analisi e queste valutazioni. La condivisione delle scelte con i portatori di interesse evita, o almeno limita, i soliti fenomeni di ostruzione a cui siamo abituati, purtroppo, in Italia. Ad esempio, per la tratta ferroviaria Napoli–Bari. L’approccio innovativo che è stato utilizzato ha permesso la definizione di caratteri, dinamiche e scenari evolutivi del territorio utili alla determinazione del valore generato dall’opera sul sistema socio-economico territoriale locale e alla valutazione degli interventi più idonei a beneficio di tale sistema in termini compensativi. In particolare sono state ritenute fondamentali due differenti analisi, la prima relativa a valutazioni di carattere socio-economico e demografico del territorio interessato al progetto, la seconda contenente la valutazione dell’impatto territoriale dell’opera. Si è visto che l’aumento della accessibilità territoriale nei confronti di passeggeri, delle merci e delle imprese ha dei risvolti sulla qualità della vita, come lo sviluppo agricolo, il livello di istruzione, lo sviluppo del mercato abitativo, etc…  
 
Ma i tristi fatti di Genova ci fanno comprendere che, con il passare del tempo, cambiano anche gli scenari e i contesti dell’utilizzo dell’infrastruttura. Essa deve essere, oltre che durabile, robusta e resiliente; caratteristiche essenziali perché l’opera possa essere utilizzata al meglio per tutto il suo ciclo di vita. Per aumentare la durabilità dell’opera, già in fase di progetto devono essere previsti sistemi di monitoraggio dello stato dell’infrastruttura, pianificati interventi di manutenzione preventiva, nonché definite le risorse e il personale necessari ad implementare il piano di manutenzione. La robustezza deve garantire che l’infrastruttura resista, almeno per un certo tempo, a eventi anomali ed eccezionali (per esempio l’incendio di un’autocisterna su un ponte non deve mettere in crisi la tenuta strutturale). Ciò implica che venga effettuata un’analisi dei rischi in base all’impiego dell’opera. Infine la resilienza deve garantire l’adattabilità del sistema infrastrutturale alle conseguenze di cambiamenti climatici di lungo termine, la funzionalità anche con condizioni climatiche variate, nonché evitare la perdita di interesse per cause sociali o per scarsità di risorse importanti.  
 
Per questo il Protocollo Envision è considerato un utile strumento di guida alla progettazione da importanti soggetti che realizzano infrastrutture in Italia: abbiamo già esempi di applicazione nel settore ferroviario con RFI e Italferr, così come l’avvio di iniziative e attività nel settore elettrico con Terna, Enel e Enel Green Power. Molte società di ingegneria hanno qualificato e accreditato degli specialisti su Protocollo Envision, i cosiddetti Envision Sustainable Professional: in Italia ormai sono più di cento su un totale di circa 6.700 a livello mondiale. Ancora non si è riscontrato un particolare interesse nel settore stradale, ad eccezione dell’eccellenza di Friuli Venezia Giulia Strade che ha inserito il Protocollo Envision come elemento premiante in un bando per la realizzazione di una strada.  
 
Se negli Usa molti progetti hanno ottenuto la certificazione (circa 130 progetti per un valore delle opere intorno a 45 Billion $) e alcune città e distretti hanno deciso di utilizzare il Protocollo Envision come metodo guida per la realizzazione di tutte le infrastrutture, in Italia siamo agli inizi. Dal nostro osservatorio l’inizio è però molto promettente perché in ogni occasione riscontriamo negli interlocutori un reale interesse e la volontà di utilizzare il Protocollo Envision per la realizzazione delle prossime opere. La speranza è che anche la politica si accorga di queste metodologie innovative e che l’iniziativa non sia lasciata solo ai tecnici volenterosi e responsabili.  
 

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