RIGENERAZIONE

Una visione olistica della rigenerazione urbana

Per disegnare il “futuro prossimo” delle città e dei territori serve maggiore condivisione dei nuovi modelli e una pianificazione integrata.

Giuseppe Cappochin

03 DICEMBRE 2018
rigenerazione urbana, città, territorio e amsterdam

Non si può più attendere. È infatti ormai improcrastinabile realizzare una strategia globale che riguardi le città e i territori: quelle città e quei territori che, di fatto, sembrano essere oggi dimenticati - tranne quando si verificano episodi eclatanti dovuti troppo spesso all’incuria o a disastri naturali - dal dibattito politico ed economico ma con cui, invece, il Sistema Paese e i cittadini tutti devono confrontarsi. Basti pensare al fenomeno del “ritorno della città” che è oggi uno dei temi sul tappeto della competizione internazionale, su più scale: i dati ci dicono che anche in Europa le città sono tornate a crescere economicamente e demograficamente e che le città del XXI° secolo sono il motore dell’economia, più di prima. La crescita economica del Paese non può quindi prescindere dalla crescita delle città. Le metropoli vincenti sono quelle che non soltanto crescono a livello demografico, ma assumono sempre maggior peso in campo politico, culturale ed economico. In Europa, secondo l’ultimo rapporto sulla situazione delle città redatto dalla Commissione Europea, esse rappresentano poli di crescita economica e di attrazione per il mercato del lavoro: centrali di svago, dell’educazione e luoghi dell’innovazione e della produzione. L’immagine statica di città mineralizzata, tramandata attraverso secoli di storia urbana occidentale, viene sovvertita nell’era digitale dai luoghi della condivisione dove lo spazio pubblico torna ad essere protagonista. Le maggiori città europee stanno creando nuovi quartieri in cui proprio lo spazio pubblico ha un ruolo centrale e declinano in forma olistica i principi di modelli condivisi, con l’obiettivo comune di creare città resilienti, più efficienti, più sane, più sicure e conseguentemente più vivibili.  
 
Il patto di Amsterdam e le 12 sfide urbane  
La comunità internazionale, proprio in conseguenza del ruolo transnazionale delle città, del loro sviluppo e del fatto che da “problema” possano rappresentare “soluzione” dei molti squilibri che affliggono le comunità nazionali, ha definito indirizzi condivisi per lo sviluppo dei centri urbani. Prima l’ONU, poi l’Unione Europea, hanno prodotto atti di indirizzo per un’Agenda Urbana del XXI° secolo, tutti incentrati sui principi di inclusione sociale e sostenibilità ambientale quali basi indispensabili per un progresso economico. Gli impegni per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda Urbana 2030 dell’ONU e del Patto di Amsterdam ruotano attorno alle tre componenti dello sviluppo sostenibile: sociale, economico, ambientale. Con il Patto di Amsterdam, firmato il 30 maggio 2016, sono state individuate 12 sfide urbane. L’obiettivo è sviluppare soluzioni comuni per migliorare le aree urbane dell’Unione rendendo più efficace e coerente l’attuazione delle sue politiche, l’accesso ai relativi finanziamenti e lo scambio delle migliori pratiche, perché la città è l’autentico ecosistema umano dove promuovere una migliore qualità della vita, dove generare opportunità di lavoro per il presente, per il futuro e per la dignità di tutti. A livello internazionale, ad esempio nei casi delle Capitali Verdi Europee e degli Eco quartieri, si riscontra una sostanziale coerenza tra gli strumenti di pianificazione territoriale e urbana e l’elaborazione ed esecuzione dei progetti, che non richiedono “deroghe” rispetto agli strumenti sovraordinati, ma piuttosto ne precisano e arricchiscono i contenuti, talvolta anche in forma sperimentale, al fine di definire regole e norme più aggiornate e innovative. Ciò trova spiegazione nella relativa snellezza delle procedure e flessibilità degli strumenti della pianificazione che determinano le finalità generali, le invarianti e le matrici di riferimento per i piani attuativi e per i progetti, lasciando ampi margini di libertà compositiva nella fase esecutiva.  
Fondamentale, in tutte queste esperienze, è il ruolo centrale della cultura nello spazio edificato che favorisce e stimola la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Non possiamo non sottolineare che l’Italia, su questi obiettivi, sia in forte ritardo, con poche eccezioni e ciò è grave per un Paese in condizioni economiche e demografiche come il nostro; allo stesso tempo la stagione che si apre per la rigenerazione urbana sostenibile è oggi quella di una eccezionale, stimolante occasione di rinnovamento e rilancio, assolutamente non rinviabile. Ciò comporta la necessità di pianificare, progettare, realizzare, gestire un contesto che non ha più la centralità nell’espansione, quanto piuttosto in una politica in gran parte fondata sull’integrazione all’interno di un tessuto urbano e sulla rigenerazione. Ciò presuppone un eccezionale progetto politico perché la politica senza progetto, senza visione strategica del futuro delle città e del Paese è la maggior responsabile della dispersione urbana, dello sviluppo di periferie spersonalizzate, isolate, mal pianificate, delle città dell’automobile, delle case senza personalità, dell’inquinamento, dei tempi di spostamento eccezionalmente lunghi, della relazione conflittuale con l’ambiente naturale. Quella che stiamo vivendo è una stagione caratterizzata da trasformazioni epocali, che richiede una grande capacità di pianificazione, progettazione, risposte concrete, di investimenti strutturali strettamente finalizzati al perseguimento di obiettivi olistici e non straordinari riferiti a singoli assi. È una nuova fase urbana che richiede come priorità il disegno del futuro
 
Il ruolo dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori  
Proprio per fare in modo che il nostro Paese tenga il passo rispetto alle grandi trasformazioni che riguardano molte città europee ed extraeuropee, il recente Congresso Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ha voluto alimentare il dibattito su architettura, territori e città, per tornare a parlare pubblicamente di questi temi , accendendo un faro su una nuova domanda di architettura, intesa come richiesta di cultura, qualità, trasparenza e legalità finalizzata ad “abitare il paese” in senso ampio, positivo e consapevole, perché, in caso contrario, esiste il rischio concreto e rilevante che, in un quadro prolungato di incertezza politica, la questione urbana non trovi, ancora una volta, nell’agenda politica nazionale il posto che le spetta. Abbiamo chiesto con forza al nuovo Governo - e continuiamo a farlo - in una logica interdisciplinare e interprofessionale molto apprezzata anche dagli altri attori del sistema della progettazione e delle costruzioni - la realizzazione di un “Piano d’Azione Nazionale per le città sostenibili” che, partendo dall’esigenza strategica di “costruire sul costruito” e di trasformare le periferie degradate in pezzi di città policentrica, sia accompagnato da un programma decennale di finanziamento strutturale. Tutto ciò per la progettazione ed attuazione di interventi che, in forma coerente e integrata, siano finalizzati ad accrescere la resilienza urbana e territoriale, a tutelare l’ambiente e il paesaggio, a favorire la coesione sociale ed a migliorare la qualità abitativa. Un programma che, anziché disperdere risorse a pioggia e in mille rivoli, come è accaduto fino ad ora, le concentri in progetti urbani integrati, esemplari in termini di eccellenza ambientale e innovazione, riproducibili in diversi contesti. Deve essere ben chiaro che nessun intervento e nessun “Piano d’Azione” potranno mai avere successo senza la partecipazione della società civile ed il coinvolgimento delle comunità dei cittadini che devono essere pienamente informate e sensibilizzate: al centro di ogni progetto di rigenerazione devono esserci, innanzitutto, le persone. Devono essere coinvolte le istituzioni, i professionisti, gli operatori economici, le associazioni interessate in modo da poter identificare quelle “domande di futuro” che devono essere alla base di qualsiasi politica e visione strategica. Dopo aver trascurato per anni la dimensione umana, adesso, all’inizio del XXI° secolo, crescono, infatti, l’urgenza e la volontà di riportare le persone al centro del progetto di rigenerazione urbana, per le quali il desiderio generale primario è rappresentato dall’obiettivo di vivere in città vitali, sicure, sostenibili e sane.

t

o

p