MERCATO

La progressiva “terziarizzazione” dell’economia veneta

La trasformazione della struttura economica del territorio e le sue ricadute sull’edilizia non residenziale.

Anna Maria Moressa

19 NOVEMBRE 2018
economia, mercato, territorio, rigenerazione e edilizia

Il Veneto, con il 12,4% del suolo regionale occupato da edifici produttivi e residenziali, rappresenta la seconda regione d’Italia per consumo di suolo dopo la Lombardia (13,0%). Se si escludono le due province con una minore vocazione industriale (Rovigo e Belluno), le rimanenti province hanno percentuali di consumo superiori a quelle lombarde, con valori che variano dal 13,3% di Vicenza al 19% di Padova. Vicenza è anche la provincia con il suolo “consumato” maggiormente occupato da aree produttive (+21,6%) , seguita da Verona con il 19,1% (la media regionale è del 18,4%). Tra il 2001 e il 2009 si è realizzato il sorpasso delle province venete sulla Lombardia in fatto di concessioni edilizie e di sviluppo di metri cubi per kmq (Veneto 8.000 m3 / Kmq vs Media Italia 4.600 m3 /Kmq).  Secondo le fonti catastali lo stock di capannoni nel Veneto ammonterebbe a 91.846 unità: di questi ben 10.610 risulterebbero dismessi secondo la recente stima di Confartigianato Veneto. Da una mappatura dei comuni veneti con numero più elevato di capannoni inutilizzati emerge che sono le cinque principali città capoluogo della regione quelle in cui si concentra il maggior numero di edifici produttivi inutilizzati (Fig.1.).
 
Fig.1 - Mappa degli edifici inutilizzati al 2017   

Thumb foto1 articolo moressaAlcune indicazioni sulla maggiore intensità del fenomeno osservata nei centri urbani possono essere tratte dall’analisi sull’evoluzione della struttura produttiva regionale tra i censimenti del 2001 e del 2011. Nel 2011, all’indomani della crisi del 2008, il sistema economico veneto mostra di aver aumentato, anche se di poco, la numerosità delle unità locali rispetto al 2001, con un incremento complessivo di circa l’1%. Questo dato è la sintesi di un aumento del 10,5% delle unità locali nei servizi e di un contemporaneo calo delle unità produttive nel manifatturiero, che hanno subito una riduzione del 20,3%. Nei capoluoghi di provincia queste dinamiche sono ancora più accentuate, evidenziando più profondamente questa polarizzazione (Fig.2). Se sul lato dei servizi non vi sono differenze rilevanti di crescita tra città capoluogo e resto della provincia (+10,4% l’aumento delle unità locali nelle prime vs. +10,5% del resto dei comuni provinciali), nel manifatturiero il ridimensionamento osservato nei capoluoghi è decisamente maggiore, superando di quasi 10 punti percentuali quello registrato nel territorio rimanente (-29,4% nei capoluoghi di provincia, rispetto a -18,9% nei restanti comuni).   
 

Fig.2 - Variazioni tra il 2001 e il 2011 delle Unità Locali (UL) e degli addetti per settore nei capoluoghi di provincia e nel resto del Veneto (valori %) 

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Fonte: Elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Censimenti Istat 2001 (dell’industria e dei servizi) e 2011 (dell’Industria,
Istituzioni pubbliche e non profit)  
 
Il ridimensionamento della base produttiva nei capoluoghi ha interessato soprattutto le imprese di maggiori dimensioni dove gli addetti nel manifatturiero sono diminuiti più del doppio rispetto al resto della regione (-37,2% vs. -17,2%). Nel 2011 le imprese di grandi dimensioni (con 100 addetti e più) erano comunque presenti nei capoluoghi di provincia con una maggiore concentrazione rispetto al restante territorio provinciale, favorite in primis da un migliore accesso alle direttrici di collegamento regionale, oltre che dalla maggiore offerta di infrastrutture tecnologiche e servizi avanzati.  
 
Tra il 2001 e il 2011 il peso delle unità locali manifatturiere sul totale dell’economia si è ridotto sia nei capoluoghi di provincia (dal 8,0% al 5,7%; Fig. 3), sia nel resto del Veneto (dal 17,9% al 14,3%). Al contempo i servizi hanno accresciuto il loro peso sia nei capoluoghi che nel resto della regione, ma con una maggiore intensità nei primi (+8,5% nei capoluoghi; + 5,7% nei restanti comuni). In particolare Venezia, Padova e Verona sono i capoluoghi che hanno registrato il calo maggiore di unità locali manifatturiere (rispettivamente -753 Venezia, -500 Padova e -491 Verona) a fronte di un aumento di unità dei servizi che supera per tutte e tre le città le 2.000 unità (Venezia +2.226, Padova +2.357 e Verona +2.172).   
 
 Fig.3 - Peso del settore manifatturiero e dei servizi sul totale economia nei capoluoghi di provincia e nel resto del Veneto (valori %) 

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Fonte: Elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Censimenti Istat 2001 (dell’industria e dei servizi) e 2011 (dell’Industria, Istituzioni pubbliche e non profit). 

 

Nuove forme di imprenditorialità legate ai servizi.  
Emerge dunque una progressiva “terziarizzazione” dell’economia veneta che, nel decennio in esame, ha portato a un crescente accentramento di servizi nei capoluoghi di provincia veneti. Non si è trattato solo di una crescita quantitativa ma anche qualitativa dei servizi che sono nati nei centri urbani maggiori. Secondo le rilevazioni Istat al 2015, le unità locali dei cosiddetti servizi “avanzati” ad alta componente di conoscenza (Knowledge Intensive Services KIS)5 concentrati nei capoluoghi di provincia superano largamente l’incidenza sul resto del territorio (Fig. 4). Complessivamente, nei capoluoghi le unità locali di questi servizi sarebbero quasi la metà del totale servizi (44,7%), mentre nel resto del territorio arriverebbero a poco meno di un terzo (32,0%). All’interno di questi servizi evoluti sono comprese molte attività di supporto all’industria manifatturiera: dalle attività di ICT (telecomunicazioni, produzione software, consulenza informatica e attività connesse, attività di informazione e servizi informatici), alle attività editoriali e di comunicazione (produzione cinematografica, video, televisiva), ai trasporti aerei e marittimi, ai servizi finanziari, legali e di contabilità, agli studi di ingegneria e architettura, di ricerca scientifica e di ricerca di mercato. Sono invece esclusi tutti i servizi di commercio (dettaglio e ingrosso), magazzinaggio, trasporto via terra, alloggio e ristorazione, noleggio e riparazione. Padova svetta per l’incidenza delle unità locali specializzate nei servizi avanzati alle imprese (48,6%), seguita da Belluno (47,5%), Treviso e Vicenza (46,7% la prima, 46,2% la seconda).   
 

Fig.4 - Peso dei servizi avanzati (Knowledge Intensive Services KIS) nei capoluoghi di provincia rispetto al resto dei comuni sul totale provincia (Valori % calcolati su Unità locali)  

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 Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati ASIA- ISTAT 2015 


La maggiore facilità di trovare servizi avanzati nei capoluoghi veneti, insieme alla migliore accessibilità ai collegamenti con i principali centri produttivi del Nord Ovest e dell’Emilia Romagna sono i fattori che agevolano anche la nascita di nuove forme di imprenditorialità nei grandi centri urbani. È questo il caso ad esempio delle startup innovative: Padova città è in assoluto il territorio dove più alto è il numero delle startup innovative (155), con una incidenza di startup su imprese presenti che è quattro volte quello registrato nei restanti comuni della provincia (Fig. 5).   
 

Fig.5 - Numero di startup innovative per 1.000 unità locali 

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Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Registro Imprese- camere di Commercio d’Italia al 3 settembre 2018; ASIA- ISTAT 2015  


Nei grandi centri urbani veneti è dunque già in atto una rigenerazione urbana, evidente dalla loro progressiva terziarizzazione e, in particolare, dallo sviluppo di servizi avanzati. Resta però ancora molto da fare se è vero che, secondo le stime dello studio di Confartigianato Veneto, addirittura il 43% dei capannoni inutilizzati nella regione sarebbe inutilizzabile perché in degrado e in pessimo stato, e il 27%, sebbene adeguato, non è stato ancor immesso sul mercato (ne consegue che al momento solo il 29,7% sarebbe già in offerta).   
Queste criticità potranno essere in parte superate grazie all’innovativa legge approvata dalla regione Veneto nel 2017 e in cui viene consentito l’utilizzo del capannone in modo temporaneo per uso diverso dalla destinazione primaria senza dover presentare varianti urbanistiche.   

Il ruolo della rigenerazione  
L’ulteriore recupero dei capannoni inutilizzati rappresenta una priorità per il Veneto, per le indubbie ricadute socio-economiche sulla regione. Ciò può essere relativamente più semplice nei capoluoghi di provincia dove è al contempo alta la domanda di servizi evoluti e buona l’offerta di capitale umano qualificato. In questo contesto è relativamente più facile attivare servizi evoluti negli spazi delle fabbriche inutilizzate, anche con nuove forme di collaborazione tra risorse pubbliche e private, con la riconversione e il frazionamento degli spazi in ottica di coworking, fablab, incubatori che possano stimolare la crescita delle startup innovative e il lavoro giovanile. In questo ambito anche il rapido sviluppo dell’e-commerce rappresenta una straordinaria opportunità di riqualificazione urbana. Negli ultimi 5 anni, infatti, le vendite online sono aumentate in modo esponenziale (+36,5% del numero di negozi virtuali in un quinquennio, secondo stime di Confcommercio Veneto) e hanno dato un impulso importante alla logistica nella regione. Si è così intensificata la richiesta di spazi a fini di stoccaggio che può essere almeno in parte soddisfatta attraverso il riutilizzo di capannoni inutilizzati, soprattutto se dislocati lungo grandi direttrici stradali della regione e se forniti di ampi spazi. Nella rete infrastrutturale policentrica del Veneto, i capoluoghi di Verona, Padova e Venezia risultano particolarmente privilegiati, anche se confrontati al più ampio Triveneto, perché dotati di aeroporti, interporti e porti con accesso alla ferrovia veloce che consente di connetterli con le maggiori realtà metropolitane del Paese. Il restante territorio veneto mantiene un’intensa gravitazione sugli altri capoluoghi per i servizi come università, sanità e amministrazione, grazie comunque ai collegamenti autostradali e ferroviari. La scommessa per lo sviluppo del Veneto, all’interno della ripresa economica che in Europa si gioca nelle grandi aree metropolitane, è quella di poter ottenere un “rango” metropolitano che lo possa far competere nell’offerta di qualità e intensità di servizi, e quindi nella capacità di attrarre nuove competenze e investimenti dall’esterno. Da una parte sarà necessario mantenere il legame con l’area milanese, e dall’altro sarà importante valorizzare il reticolo dei suoi centri capoluogo di provincia per ottimizzare i servizi territoriali: la rigenerazione urbana e l’efficientamento dell’utilizzo del suolo anche delle aree periferiche ne saranno i fattori chiave.

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