MERCATO

Le città agili

Il World Economic Forum identifica gli indicatori determinanti per la trasformazione dei centri urbani a livello globale

31 OTTOBRE 2018

Oggi vive nelle città il 54 per cento dei 7,6 miliardi di abitanti del pianeta, nel 2050 ci vivrà il 68 per cento di una popolazione globale che sarà salita a 9,7 miliardi di esseri umani: nel giro di tre soli decenni le aree urbane passeranno da 4,1 a 6,6 miliardi di persone, due miliardi e mezzo in più. La sfida quantitativa è gigantesca, ma non è la sola, perché in questi trent’anni, anzi in realtà probabilmente già nei prossimi dieci, la Quarta Rivoluzione Industriale avrà trasformato il nostro modo di produrre, consumare, comunicare, muoverci, curarci, interagire. In sostanza, il nostro modo di vivere. Le città, che sono i principali motori della crescita e dell’innovazione, dovranno quindi affrontare anche una altrettanto potente sfida qualitativa, il cui esito sarà essenziale per riuscire a gestire quella quantitativa. La capacità di integrare le nuove tecnologie e di adattarsi sarà fondamentale per creare un ambiente favorevole ai processi innovativi e attrarre investimenti, e quindi per il livello di benessere economico, ma anche per soddisfare i bisogni dei propri abitanti e assorbire la crescita dimensionale che le aspetta. Per analizzare cosa prevede questa duplice sfida il World Economic Forum ha istituito il Global Future Council for Cities and Urbanization che unisce le competenze di accademici in vari settori con quelle di dirigenti di istituzioni multilaterali e di vertici delle amministrazioni di grandi città ed enti territoriali di varie parti del mondo. “Cities need to be ‘agile’ to capture the opportunities of the Fourth Industrial Revolution” è il terzo rapporto del Council, pubblicato a metà settembre di quest’anno, dove la parola ‘agile’ sta ad indicare la capacità di muoversi rapidamente e con facilità per adeguarsi all’evoluzione dei bisogni dei cittadini e della possibilità di soddisfarli.   


Gli otto elementi delle città agili  

Le aree che sono state identificate per catturare i segnali di ‘agilità’ delle città sono otto: edifici, territorio, energia, mobilità, It, sicurezza, istruzione e governance, e il profilo di una città ‘agile’ è quello in cui il governo della città accompagna e guida le trasformazioni, i pianificatori ridefiniscono l’utilizzo del territorio in maniera flessibile e facilitando usi temporanei, gli edifici diventano multifunzione, le politiche e le strategie di prevenzione sono ‘intelligenti’ e basate sui dati, le infrastrutture It di tutti i settori pubblici interagiscono e vengono permanentemente riorganizzate, i sistemi di trasporto intermodali sono ottimizzati attraverso l’uso di informazioni in tempo reale, le reti energetiche massimizzano l’uso di energie rinnovabili garantendo la sicurezza della fornitura, il sistema educativo si adatta rapidamente all’evoluzione della tecnologia e dell’economia. C’è qualcosa di utopistico in questo profilo, ma per evitare il rischio di elencare prescrizioni teoriche sono state indicate delle metriche per identificare gli obiettivi concreti e valutare i progressi nell’ambito fisico, digitale ed ambientale e sono stati individuati dei casi concreti in cui il processo è stato avviato o realizzato con successo. Tra gli edifici per esempio, oltre alla Torre PNC di Pittsburg, agli uffici della Glumac a Los Angeles e all’edificio The Edge di Amsterdam, ciascuno dotato di tecnologie molto avanzate e integrate, c’è la Fondazione Agnelli a Torino che adotta un sistema pionieristico di riscaldamento-raffreddamento e illuminazione che consente la personalizzazione in base alle esigenze di ciascun operatore all’interno dell’edificio e che si avvale di centinaia di sensori collegati attraverso il Wi Fi che raccolgono dati sull’utilizzo degli spazi, la temperatura, la concentrazione di diossido di carbonio e le condizioni generali degli ambienti consentendo un sostanziale risparmio energetico e un miglioramento della qualità della vita di coloro che operano nell’edificio. Per l’uso del territorio sono presentate le esperienze del Progetto di agricoltura urbana Agrupar a Quito in Equador, politiche di utilizzo flessibile del territorio di Singapore, le politiche di trasformazione di strade in parchi urbani (oltre 90 ettari convertiti negli ultimi 30 anni) a Melbourne. Esempi che possono essere seguiti da altre comunità riguardano l’energia, la mobilità, l’information technology, la sicurezza (con il crollo verticale degli omicidi a New York e a San Paolo del Brasile e il dimezzamento dei crimini a Detroit), nell’educazione e nella governance. Nella governance in particolare le indicazioni e gli esempi riguardano soprattutto metodi e strumenti per aumentare il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte e nei progetti di rigenerazione urbana e quella che viene chiamata la ‘rottura dei silos’, ovvero la capacità di integrare i diversi settori dell’amministrazione superando la loro incomunicabilità. Dal futuro delle città dipendono buona parte del progresso, della sostenibilità ambientale, della qualità della vita e del benessere oggi di metà della popolazione mondiale, un domani molto prossimo di oltre i due terzi. È probabilmente la sfida più importante di questo secolo, perché la stabilità delle nostre società si gioca nelle città.

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