POLITICA

Elementi e parole chiave per una rigenerazione possibile

Oggi si assiste a una nuova fase di rigenerazione urbana integrata, concentrata sull’ottimizzare, conservare o rivalorizzare tutto il capitale urbano esistente.

Alfredo Martini e Alessia Guerrieri

05 NOVEMBRE 2018

Dalle esperienze europee di rigenerazione urbana è possibile trarre alcune indicazioni in grado di diventare punti fermi di una metodologia che, se seguita, può consentire di disporre di quelli che possiamo definire i pilastri di fattibilità di un progetto di rigenerazione anche in Italia. Il primo pilastro riguarda la condizione imprescindibile che la definizione degli obiettivi generali e le modalità con cui attuare i processi di rigenerazione debbano essere di competenza pubblica. Il secondo pilastro riguarda la Governance attuativa che, nella stragrande maggioranza dei casi, viene invece gestita da una società mista. Ed è qui che avviene il coinvolgimento degli operatori privati, creando le condizioni di una loro partecipazione all’operazione e definendo in modo puntuale ruoli, obiettivi e condizioni. Collegato al secondo vi è il terzo pilastro che attiene all’interazione tra attori pubblici e privati nel mantenimento della chiara distinzione di ruoli e con il rigoroso rispetto delle prerogative di ognuno. Il settore pubblico, anche attraverso società di diritto privato, agisce per perseguire l’interesse generale e mantiene la prerogativa di imporre decisioni e scelte agli investitori. Il settore privato investe e commercializza i risultati dell’operazione, ma la sua libertà di azione è sempre limitata dalla cornice progettuale-normativa decisa in sede pubblica. Il quarto pilastro riguarda il coinvolgimento attivo della cittadinanza, anche attraverso la creazione di piattaforme di scambio con le quali le persone possano partecipare attivamente al processo di trasformazione e possano sentirsi parte integrante della rinascita del proprio territorio. Infine (quinto pilastro) un aspetto non secondario riveste la consapevolezza dell’importanza di puntare sulla qualità dello spazio e degli edifici, delle funzioni e dell’offerta culturale tesa alla valorizzazione degli elementi di pregio che rappresentano la storia della regione. Questi pilastri sono alla base di operazioni complesse, ma costituiscono comunque dei punti fermi sul piano metodologico di qualunque approccio e percorso di rigenerazione, che dovranno essere adattati alla dimensione di ciascun intervento così come al contesto in cui si collocano. Oggi si assiste a una nuova fase, anche per effetto da parte della la Comunità Europea della Dichiarazione di Toledo sulla “Rigenerazione urbana integrata e il suo potenziale strategico per uno sviluppo urbano più intelligente, sostenibile e inclusivo nelle città europee”, in cui si fa espressamente riferimento a una rigenerazione urbana integrata, concentrata sull’ottimizzare, conservare o rivalorizzare tutto il capitale urbano esistente, sia sociale che costruito, in opposizione alle strategie di “urban renewal”, volte alla demolizione del patrimonio edilizio e sociale e alla massimizzazione dei terreni. Così, se per larghi tratti della storia urbana i processi di trasformazione delle città europee si sono basati sulla pratica della demolizione, oggi trovano un riscontro crescente azioni che intervengono completando e sostituendo spazi ed edifici situati negli intervalli delle tante stratificazioni della città contemporanea. Al di là delle dimensioni e delle modalità con cui si è realizzata la rigenerazione, ciò che emerge oggi è che i progetti più riusciti sono quelli che sono stati in grado di attivare nuovi cicli di vita nei territori in cui sono stati realizzati e che hanno portato una trasformazione economico-sociale in grado di garantire il successo dell’operazione nel tempo. Resta comunque il fatto che, dopo la crisi economica del 2008, la rigenerazione rappresenta oggi non solo un’esigenza dei territori e delle amministrazioni, ma forse la più grande occasione di crescita finanziaria per il settore delle costruzioni. Ne è un esempio Porta Nuova a Milano, dove è possibile cogliere immediatamente gli effetti benefici anche sul piano degli incrementi del valore del mercato immobiliare, non solo nell’ambito del sito post – rigenerazione, ma, grazie ad un aumento della domanda immobiliare, anche nelle aree limitrofe al sito rigenerato. Senza contare il determinarsi di un crescente interesse nei confronti di zone con caratteristiche analoghe alle aree rigenerate, anche se distanti, con conseguente crescita della richiesta degli investitori di partecipare e/o finanziare interventi futuri. 


Il futuro delle città

Si tratta di aspetti importanti che si inseriscono per molti versi in un panorama in cui, a livello europeo, la trasformazione di importanti parti di città è già avvenuta modificando di fatto il volto e le vocazioni economiche rispetto alla conformazione dominante e rispondente a un mondo dominato dall’economia industriale. Ma se a caratterizzare queste nuove funzioni è soprattutto la valorizzazione di elementi paesaggistici con un forte recupero di spazi destinati a momenti di relazione, questo processo appare oggi sottoposto a riflessione rispetto all’affermarsi di nuovi modelli economici e sociali declinati soprattutto intorno al paradigma della digitalizzazione e fortemente condizionati da fenomeni in forte evoluzione, ad iniziare, ad esempio, dai profondi cambiamenti demografici nel segno dell’invecchiamento e dell’immigrazione, così come dal cambiamento climatico e dalle sempre più forti esigenze di sostenibilità ambientale. Fattori che vanno ad impattare in modo non certo marginale rispetto a nuove concezioni di organizzazione spaziale nelle aree più urbanizzate, ma anche rispetto al modo di progettare edifici e infrastrutture, condizionando il modo stesso di costruire e le modalità di gestione. Bisogna percepire la rigenerazione come l’occasione per innestare nella città esistente - come sottolinea anche Stefano Boeri - un lievito nuovo in grado di attivare processi progressivi di trasformazione, adattandola alle nuove esigenze, ai nuovi modelli di vita sociale, alle nuove funzioni economiche, contribuendo a creare alcune condizioni utili a far germinare nuove opportunità in grado di trasformarsi in un processo di sviluppo. Una rigenerazione aperta all’immaginazione, così come alle potenzialità offerte dall’innovazione. Dobbiamo essere consapevoli che la trasformazione orientata al futuro non può che partire da città smart, così da poter intervenire sia con strumenti leggeri che con interventi a maggiore impatto, ma sempre nella consapevolezza degli obiettivi e dei valori dell’esistente. La rigenerazione non può prescindere dal mettersi in discussione rispetto ad alcune parole chiave, che rappresentano i principali driver a cui si attengono i nuovi modelli socio-economici, quali:

 • la connettitività, che vuol dire un nuovo modo di vivere la socialità, ma anche una maggiore indipendenza dallo spazio, inteso come ambito preconfigurato di vita e di lavoro;

 • la flessibilità, che si riverbera su diversi piani, dal superamento di modelli rigidi all’affermarsi di mentalità ispirate a una visione della vita più instabile e quindi aperta al cambiamento, alla mobilità;

 • una logica di networking, ovvero la tendenza a fare rete, a costruire relazioni fondate sulla condivisione.

Il che significa una mentalità volta a privilegiare l’interazione e l’integrazione, superando modelli di separatezza prevalenti nelle rigenerazioni urbane dell’ultimo ventennio. Si tratta di un cambiamento che va ad impattare sul piano della stessa percezione del tempo e dello spazio e della loro relazione. Elementi che non possono essere trascurati o sottovalutati, a rischio di realizzare operazioni inutili e prive di valore.

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