INFRASTRUTTURE

Immaginando il futuro

I fattori determinanti per evitare lo shock infrastrutturale nel nostro Paese.

24 OTTOBRE 2018

È stata un’estate terribile per le nostre infrastrutture: prima l’incidente alle porte di Bologna e poi il crollo del ponte Morandi a Genova. Se guardiamo con attenzione, andando oltre i singoli casi, siamo di fronte a un vero e proprio collasso. Il rischio di shock infrastrutturale è molto più reale e concreto di quanto anche noi di Civiltà di Cantiere ipotizzassimo solo un anno fa. Ma non è solo un problema di manutenzione o di criticità della rete, bensì siamo di fronte a un sistema di mobilità che deve essere ripensato e - come ci ricordano le terribili immagini genovesi – così le città.

Abbiamo bisogno di nuove visioni in sintonia con il cambiamento profondo, determinato da una rivoluzione che non è solo industriale, ma culturale e che attiene a una serie di fattori che possiamo definire ‘di contesto’ e di portata ‘epocale’: dalla demografia alla digitalizzazione, dal cambiamento climatico alla globalizzazione. Solo per citarne alcuni. E dove l’innovazione tecnologica gioca un ruolo determinante. Così come il processo di deindustrializzazione e il degrado di contenitori pubblici e privati. Quel che serve è una riflessione che parta da quanto è stato fatto e si sta facendo, individuando un percorso, partendo dalle criticità di un sistema italiano e guardando alla trasformazione che ha caratterizzato molte città europee. Facendo tesoro delle esperienze accumulate e dei risultati ottenuti diventa possibile delineare una metodologia vincente.

Lo scenario del cambiamento è così pervasivo e radicale da far emergere nuove esigenze sul fronte della domanda rispetto all’organizzazione degli spazi urbani, contribuendo a delineare nuove funzioni e un’inversione di tendenza rispetto ai modelli dominanti fino a pochi anni fa. E se questo è vero, allora diventa necessario assumere un approccio più immaginifico e aperto al futuro. Risponde a questa esigenza il concetto di ecosistema che abbiamo messo al centro della nostra riflessione in occasione della precedente Construction Conference, e che quest’anno abbiamo declinato rispetto al contesto metropolitano, altro elemento imprescindibile dell’evoluzione economica in una logica di competizione globale.

In quest’ottica la rigenerazione diventa lo strumento concreto in grado di determinare la trasformazione funzionale delle città in una logica di creazione di ricchezza in un ambito spaziale che va oltre l’orizzonte urbano per abbracciare più centri e territori intorno a vocazioni economiche e fondata su un’organizzazione degli spazi rispondenti ai nuovi bisogni di socialità digitalizzata. E dove diventano nevralgici aspetti quali l’accessibilità, l’organizzazione della mobilità e la qualità ambientale.

Rientrano nella rigenerazione urbana non solo progetti edilizi, ma veri e propri programmi socio economici in grado di rilanciare quartieri degradati e di diventare così volano di sviluppo per le comunità in difficoltà, in modo da attrarre investimenti al fine di ottenere un complessivo innalzamento della qualità della vita degli abitanti e un aumento della ricchezza in grado di ricadere a vantaggio del territorio. Va trovata la principale risposta alla crisi della metropoli, attraverso la visione di un modello di città a misura d’uomo e diventa essenziale perseguire l’obiettivo di un recupero attento di tutte quelle zone edificate in disuso o dei lotti vuoti interclusi, riqualificandole secondo criteri di sostenibilità ambientale e di mixitè funzionale, sapendo coniugare servizi e nuove attività economiche.

Egualmente, diventa non secondario condividere la progettualità con chi è destinato a usufruire dei risultati della rigenerazione: siano esse imprese, famiglie o singoli cittadini, perseguendo obiettivi di valorizzazione di vocazioni e identità vecchie e nuove. Riqualificare un’area o rigenerarla non può essere soltanto un modo per rimettere in moto le energie di un settore produttivo che conserva potenzialità e vitalità nonostante la crisi o di creare le condizioni per generare nuove attività, ma deve perseguire un approccio innovativo al fine di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini partendo da ciò che occupa il suolo così da aumentarne, di conseguenza, il valore.

 

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