INNOVAZIONE

Si chiama BRAIN GAIN la nuova frontiera delle città

Attrarre cervelli prima ancora che redditi può essere la chiave per processi di rigenerazione urbana che intercettino i nuovi trend della mobilità globale di cui sono protagonisti i nomadi digitali.

Virgilio Chelli

26 OTTOBRE 2018

Oggi si contano con numeri a sei zeri. Solo negli Stati Uniti ce ne sono 5 milioni, ma ben li 27% dei lavoratori tradizionali americani si dichiarano pronti a diventare ‘nomadi digitali’, secondo un sondaggio recente di Forbes. Non sono per forza millennial, abbondano gli over 50, e il loro numero a livello globale potrebbe rapidamente crescere a cifre con sette, otto o anche nove zeri. Quando si parla di nomadi digitali bisogna capirsi, non sono per forza fabbricatori di algoritmi che stanno in una web farm in India e lavorano per un hedge fund di Londra. Anche un metalmeccanico può essere, o diventare presto, un nomade digitale. La combinazione di robotica, automazione, intelligenza artificiale e reti di telecomunicazioni sempre più capaci e veloci possono o potrebbero presto consentire a un operaio di lavorare nel reparto verniciatura di un produttore di auto a Detroit standosene in un bungalow fronte mare in Brasile o in Polinesia a manovrare dal terminale il suo robot-verniciatore. Ma anche a Tallinn in Estonia, dipende da cosa cerca: la sabbia calda, il mare trasparente e la solitudine, oppure una struttura urbana efficiente non solo per la disponibilità di fibra ottica, ma anche per i servizi di trasporto, sanitari, la sicurezza, le tasse più basse? La seconda opzione si chiama buona governance, più che delle nazioni, delle città. E qui veniamo al tema della rigenerazione urbana. 


UN LUSSO SEMPRE PIU’ PER MOLTI. Il colossale processo di urbanizzazione in atto a livello globale è senza precedenti ed è destinato ad accelerare. E pone il problema di cosa fare delle città che abbiamo oggi a disposizione. La prima domanda è se conviene raderle al suolo e ricostruire qualcosa di diverso in un altro posto, secondo una logica greenfield, oppure se vanno rigenerate per rispondere non solo ai numeri crescenti di abitanti, soprattutto nelle megalopoli asiatiche, africane e americane, ma anche alle esigenze in evoluzione di chi decide di vivere in città ma può permettersi il lusso di scegliere in quale andare ad abitare senza limiti geografici e di cittadinanza. Un lusso che possono permettersi tre categorie, chi ha abbastanza denaro da non doversi preoccupare di lavorare per vivere, chi non ha assolutamente nulla e si affida a una traversata a rischio di vita per cercare la sua città, e appunto i nomadi digitali. Questi ultimi lavorano da remoto, si muovono con facilità e cercano città che rispondano alle loro esigenze in termini di cultura, tecnologia e governance. I nomadi digitali producono reddito online e lo spendono localmente, il che vuol dire che le città prescelte beneficiano di un flusso di cassa positivo, che dura più a lungo quanto più il nomade si trova bene e non decide di trasferirsi in una città concorrente, che magari sta all’altro capo del mondo. 


MODELLO LEONARDO DA VINCI. L’attuale trend di urbanizzazione ha pochi precedenti nella storia dell’umanità. Qualcosa di simile è successo in Europa tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento. Anche allora le città attorno a cui tornava a coagularsi la società civile ed economica erano quasi sempre le stesse costruite un migliaio di anni prima dall’impero romano. Spesso la rigenerazione urbana consisteva nell’utilizzo dei vecchi monumenti e opere come miniere e cave di materiali per l’edilizia delle nuove costruzioni. E anche allora c’erano i nomadi, non quelli digitali ma quelli delle arti, dei mestieri e delle scienze che eleggevano la città in cui vivere e lavorare in base a una serie di parametri personali e legati allo stile di vita, come Leonardo da Vinci. A muoverli c’era sicuramente la componente economica, ma anche l’attrattività del progresso scientifico e tecnologico, come l’ingegneria idraulica dei canali della Lombardia proprio nel caso di Leonardo nel suo periodo milanese. La rigenerazione urbana del secondo millennio potrebbe o dovrebbe trarre ispirazione dall’idea che esiste una popolazione globale sempre più numerosa di ‘cittadini senza confini’ e senza cittadinanza. 


FLESSIBILITA’ E COMFORT TECNOLOGICO. Il primo passo verso politiche di rigenerazione urbana mirate ad attrarre i nomadi digitali dovrebbe essere dotarsi di un’offerta abitativa fatta di flessibilità e comfort tecnologico. Il nomade digitale fa esperimenti, non prende subito decisioni definitive di insediamento stabile, magari non le prende mai. Quindi ha bisogno di soluzioni abitative alla Airbnb, che gli consentano di ‘assaggiare’ la qualità della sua nuova città prima di decidere se restare. Nell’offerta di appartamenti di qualità destinati a questo tipo di utenza si possono segnalare anche i casi delle italiane Haldiss, specializzata sulle piazze di Milano, Parigi e Bruxelles oltre che in numerose città italiane, delle residenze per studenti inventate dalla padovana Copernico. La ricerca del nostro nomade può anche cominciare con un’esperienza turistico-culturale, e allora l’offerta che fa al caso suo è quella della Human Company, sempre italiana, che punta tutto su ambienti abitativi organizzati come piccole città, con tutti i servizi tradizionali, dal panettiere alla palestra, immerse in contesti naturali di eccellenza nelle vicinanze di una città d’arte italiana. Il nomade digitale è una risorsa non solo economica per la città dove sceglie di vivere e lavorare. E’ anche un valore aggiunto in termini di contributo di idee per nuove proposte di vita urbana, proprio grazie alla sua mobilità e alla sua caratteristica di essere costantemente connesso con il resto del mondo. E può diventare un influencer importante per convincere altri nomadi a raggiungerlo nella nuova residenza. 


 IL CUORE VERDE NEL CENTRO DI MANILA. Il livello di libertà in rete è sicuramente uno dei criteri principali che guidano la scelta, anche perchè è spesso strettamente collegato all’operatività lavorativa del nomade. Questo porta all’esclusione della Cina e di numerosi altri paesi tecnologicamente avanzati ma politicamente restrittivi su quello che si può fare o non fare sul web. Anche la scarsa affidabilità delle connessioni è un limite. Un caso interessante di come la città ideale del nomade digitale possa addirittura essere all’interno di un contesto negativo è Manila. All’interno del perimetro metropolitano della capitale filippina c’è la città ‘privata’ di Taguig, anche nota    come Bonifacio Global City. BGC è governata da imprese private per quanto riguarda trasporti, sicurezza, sanità e in parte anche regime fiscale, che la hanno trasformata da vecchia base militare americana in centro direzionale popolato da finanza, ambasciate e alta tecnologia. BCG è un’isola green circondata da una delle città più inquinate del mondo, dove si vive a misura di un centro storico cinquecentesco in un contesto culturale e sociale globale con le tecnologie del secondo millennio. 


OFFERTA FLESSIBILE E DI QUALITA’. Visto in chiave di diventare la città di elezione della nuova popolazione di nomadi digitali, il tema della rigenerazione urbana assume anche un aspetto dimensionale. La metropoli sterminata non va d’accordo con la ricerca di qualità, cultura, ambiente e alta tecnologia. Ma può trovare al suo interno spazi per accogliere questi elementi e rigenerarli ad hoc, come nel caso di Manila e BGC. Dotarsi all’interno del tessuto metropolitano si isole ‘rigenerate’ con questa filosofia e verso questi obiettivi, dotate di un’offerta abitativa flessibile e di qualità, di servizi di classe globale, infrastruttura tecnologica e attrazione culturale (di cui cibo, abbigliamento e desing possono essere parte integrante) può essere una delle strade da percorrere nelle politiche di rigenerazione urbana. Al centro di tutto c’è la governance, che deve essere anche a livello di percezione ‘amica’ e ‘utile’, non ostile e sanzionatoria. 


UNA CURVA AVANTI NEI TORNANTI. Sono in molti a ritenere che il fenomeno dei nomadi digitali sia fortissimamente sottovalutato e visto ancora da troppi come argomento folkloristico più che come trend secolare che può cambiare il modo di vivere delle persone e quello di essere delle città. Sicuramente sono un’avanguardia che anticipa e viaggia una curva avanti agli altri nei tornanti dell’evoluzione economica e sociale. Quello del ‘brain gain’ del guadagno che un contesto urbano può conseguire dall’attrazione di cervelli prima ancora che di redditi è un concetto totalmente nuovo e poco esplorato. Cominciare a indagarlo può sicuramente aiutare a intraprendere il cammino della rigenerazione urbana meglio attrezzati.

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