RIQUALIFICAZIONE

Come e dove ricostruire nelle zone terremotate del Centro Italia

La riflessione del Commissario Paola De Micheli

11 MAGGIO 2018

Alla luce della formazione di un nuovo governo, risulta cruciale porre una concreta e vigorosa attenzione al processo di ricostruzione dei territori colpiti dalle scosse sismiche del 2016-2017 nel Centro Italia. È essenziale accelerare la ricostruzione per rigenerare economia e dare risposte sociali alle popolazioni coinvolte.  Restano irrisolte infatti numerose problematiche legate principalmente alla messa in sicurezza di un territorio fragile e composto soprattutto da piccoli comuni, connesse alla realizzazione di nuovi progetti sostenibili sia da un punto di vista ambientale che economico nonché all’analisi attenta su come e dove ricostruire fisicamente gli edifici distrutti dal terremoto. 


Tutte le istituzioni, pubbliche e private, dovrebbero partire dalla consapevolezza che una forte instabilità tellurica continua a presentarsi, aggravata dalla presenza di complicanze strutturali delle zone terremotate presenti soprattutto per il dissesto idrogeologico e la microzonazione sismica. Urge la necessità, quindi, di un percorso ragionato per garantire appieno che la ricostruzione avvenga in sicurezza. Resta inoltre aperta la questione  dell’invecchiamento della popolazione. 


Su questi temi è intervenuta Paola De Micheli, Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto, in occasione della presentazione di alcuni progetti proposti da Nomisma per favorire un ridisegno economico e sociale delle aree interessate dagli eventi sismici. Tra le iniziative di rafforzamento del sistema di welfare locale, per esempio, vi è una senior housing, uno spazio dedicato agli anziani che rappresentano ormai la fascia più alta nelle zone terremotate (http://www.civiltadicantiere.it/articles/308)


La De Micheli ha sottolineato che bisogna capire come bisogna attuare la ricostruzione e che è inutile affrettare i tempi, piuttosto è essenziale avere bene in mente il progetto e non farsi prendere troppo dalla fretta di attuare dei piani confusi. “Le istituzioni hanno deciso in via definitiva che bisogna ricostruire, ma il dibattito se ricostruire è ancora aperto perché quando iniziano a girare cifre di decine di miliardi per ricostruire in zone che hanno avuto un problema di spopolamento ben prima del sisma, viene chiesto se si è sicuri di voler agire in quelle zone. Ma se la volontà maggioritaria di tutti è quella di ricostruire bisogna davvero farlo”, precisa il Commissario. “L’uomo deve continuare ad essere il gestore fondamentale di quei territori meravigliosi colpiti dal sisma, deve continuare a dare la possibilità alle generazioni future di godere di situazioni ottimali e, perciò, migliori di quelle sopraggiunte durante il terremoto. Siamo in una fase dove ancora è fondamentale porsi delle domande e dobbiamo restituire all’uomo questi territori rendendoli usufruibili”. 

 

Secondo la De Micheli “Per far si che le persone rimangano nella zona del Cratere è necessario garantire loro il lavoro, attraverso una serie di progetti che supportino l’economia delle quattro regioni colpite dal terremoto”.

Analisi della domanda per organizzare l’offerta”, così il Commissario definisce quella chiave di svolta che si basa nel realizzare un’economia più sostenibile partendo dalle aree sismiche, per poi attrarre investimenti in altre zone, sia con l’attuazione di politiche fiscali che aiutino le strutture produttive locali a crearsi una propria redditività, sia favorendo delle condizioni per produrre nuove attività economiche. 


“La ricostruzione futura presenta, pertanto, diverse complessità e stava ripartendo, si era trovato finalmente un equilibrio fra trasparenza e velocità, ma sono emerse, inaspettatamente, delle “difformità” gravi che sarebbero dei veri e propri abusi. Si è scoperto che per la storia urbanistica dei luoghi terremotati il 90% delle case private nei 50 comuni più colpiti hanno queste difformità gravi che non sono sanabili. Inoltre, gli immobili vengono costruiti ma se nessuno ci va a vivere si perde lo stesso”, spiega il Commissario. 


Ci sono delle situazioni dove è sicuro avviare la ricostruzione e in altre dove ciò non è ancora possibile. Ecco che allora i progetti di Nomisma vanno valutati alla luce di questi parametri e vanno collocati in un percorso logico. “Le scelte migliori non sono quelle inerziali, ma sempre e solo quelle consapevoli, ragionate e approfondite. Non ci devono essere inerzie, bisogna fare dei ragionamenti sensati per capire come e dove ricostruire”, conclude Paola De Micheli. 

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