MERCATO

Cambia la geometria dell’Italia che cresce

Il nuovo triangolo produttivo parte sempre da Milano, ma si appoggia a Est su Venezia e Padova e su Bologna a Sud. Vince nel Made in Italy ma anche nella qualità del pubblico.

Virgilio Chelli

07 MAGGIO 2018

E’ la rinascita della Serenissima (e florida) Repubblica di Venezia? Prima che Napoleone la smembrasse, nel momento di massima espansione mezzo millennio fa, i suoi confini terrestri arrivavano alle porte di Milano e comprendevano Brescia, Bergamo e perfino Lodi. Il nuovo triangolo industriale che sta tirando la crescita italiana nel dopo grande crisi abbraccia un’area un po’ più vasta, perché il vertice Sud arriva a Bologna. La nuova formazione geometrica è stata scoperta e ‘inventata’ dalla CGIA di Mestre, uno degli osservatori più attenti alle nuove dinamiche economiche. Prende il posto del ‘vecchio’ triangolo Milano-Genova-Torino, oggi un po’ arrugginito, che era stato protagonista del boom del dopoguerra e anche della stagione dell’Italia super-potenza economica degli anni ’80.

 

LE AUTOSTRADE DELLA RIPRESA. La definizione precisa del ‘nuovo’ triangolo oscilla tra un classico Venezia-Milano-Bologna e il Milano-Bologna-Padova, dipende da quale parametro si prende a riferimento. Se si guarda al trasporto merci su gomma, ad esempio, sempre la CGIA di Mestre ha scoperto che ogni giorno sulle principali autostrade che collegano Milano con Bologna e Padova transitano 240.000 mezzi pesanti, oltre il 60% in più di quelli che solcano il vecchio triangolo industriale Torino-Milano-Genova, fermo a 148.000. E’ vero che nel vecchio triangolo molte merci viaggiano sul ferro della rotaia e per mare, mentre a Nord-Est ci sono poche alternative alle autostrade. Ma è indiscutibile che il Nord-Est allargato a Brescia, Bergamo e Milano, con un cuneo che arriva a Bologna, è diventato il vero motore economico del Paese, con centinaia di migliaia di Pmi da rifornire o con prodotti finiti che partono da questo territorio per raggiungere i mercati di destinazione.

 

LA FORZA DEL MADE IN ITALY. Il trasporto merci non è l’unico parametro che segnala il sorpasso tra i due triangoli. Un altro indicatore, forse più importante, è il saldo commerciale, che mostra un’incidenza cumulata di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia sul Made in Italy cresciuta al 58,7% del totale italiano di 122 miliardi di euro. A livello nazionale la parte del leone la fanno i macchinari, con il 40% per cento del saldo del made in Italy, seguiti dalla moda, dai prodotti in metallo e dai mobili. I principali mercati di sbocco sono Germania, Francia, Stati Uniti e Regno Unito, dove finisce quasi il 40% dell’export. Al saldo nazionale le tre regioni contribuiscono appunto con quasi il 60%, con quote più o meno equivalenti: 25,5 miliardi il Veneto, 23,6 l’Emilia Romagna e 21,4 la Lombardia. E’ il successo delle produzioni made in Italy che ha disegnato il nuovo triangolo industriale.

 

UNA LOGISTICA ARTICOLATA. Sempre secondo la CGIA, all’interno della Pedemontana lombardo-veneta, della via Emilia e dell’asse Bologna-Venezia si concentrano conoscenze, saperi, qualità produttive, elevata mobilità professionale e sociale, che hanno proiettato stabilmente quest’area tra le macroregioni più avanzate d’Europa, dove anno su anno le esportazioni continuano a crescere di oltre il 5%. Anche fuori dallo stretto perimetro del Made in Italy crescono le vendite all’estero dei prodotti petroliferi, i macchinari, la chimica-farmaceutica. A differenza del vecchio triangolo, che prevedeva una rigida divisione del lavoro tra i tre poli – l’auto e il suo indotto a Torino, l’industria e la finanza a Milano e la logistica a Genova – il nuovo triangolo è più un tessuto territoriale che una figura geometrica costruita su tre vertici separati da risaie. L’apice resta Milano, che somiglia sempre più a una Londra ai piedi delle Alpi con la sua offerta di servizi avanzati e non solo finanziari. Le attività produttive si sono spostate diffusamente nel territorio circoscritto dal triangolo che, a differenza del vecchio, è articolato anche dal punto di vista logistico, con gli scali aeroportuali di Malpensa, Bergamo, Venezia e in prospettiva Trieste e con gli sbocchi sul mare di Mestre, Ravenna e, anche qui, in futuro Trieste, ancora difficile da raggiungere su gomma, ferro e in aereo.

 

LA QUALITA’ DELLA PA. Un fattore di successo del nuovo triangolo ancora poco esplorato dagli uffici studi è la qualità della Pubblica Amministrazione e dei servizi pubblici in generale, a cominciare dalla sanità. A livello nazionale sappiamo che la mano pubblica costituisce la vera palla al piede dell’economia, e ogni anno sottrae alla crescita qualche punto di Pil, che altrimenti viaggerebbe sopra il 3% e non intorno all’1%. Un esempio è sicuramente l’Emilia Romagna, che con la sua spending review ha portato a casa nel triennio 2015-2017 ben 445 milioni di euro di risparmi, di cui 147 solo nell’ultimo anno, con un aumento di oltre il 20% rispetto al 2016. La spending review è stata portata avanti attraverso l'agenzia Intercent-ER, la centrale unica per gli acquisti nella PA della Regione che gestisce gare e bandi da Piacenza a Rimini. La sanità che ha riportato i maggiori risparmi, ben 374 milioni pari all'84% del totale, fondi che sono stati liberati per la politica di investimenti pubblici, portata avanti attraverso il potenziamento degli organici e riqualificando le strutture e costruendo nuove case della salute.

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