RIQUALIFICAZIONE

Mettere al centro un grande piano di messa in sicurezza del Paese

A tre mesi dalla scomparsa improvvisa del Presidente del Formedil Massimo Calzoni, nonché nostro collaboratore, pubblichiamo il suo ultimo contributo uscito sul n.1-2018 del nostro Magazine.

Massimo Calzoni

11 MAGGIO 2018

La nota progettuale redatta da Massimo Calzoni è stata inviata poco prima della sua scomparsa alla presidente di Federcostruzioni Federica Brancaccio, in merito alle strategie di ricostruzione e manutenzione del territorio, tematiche a lui molto care e stringenti. 

La crisi profonda che attanaglia il comparto delle costruzioni da almeno dieci anni ha provocato la chiusura o la destrutturazione della maggior parte delle imprese tradizionali del sistema produttivo, con il progressivo venir meno del modello di business preesistente.

Le imprese più grandi sono costrette a lavorare quasi esclusivamente all’estero, perché il mercato interno delle grandi opere non funziona: pochi e incerti finanziamenti, tempi lunghi e contenziosi interminabili.

Le medie imprese, più legate al territorio, stanno inesorabilmente riducendosi fino a scomparire, perché il mercato privato è drasticamente calato e quello pubblico resta asfittico e soprattutto risulta caratterizzato da meccanismi che, in nome di una teorica e formale  trasparenza, affidano la realizzazione delle opere sulla base di procedure regolate dal caso o da punteggi fantasiosi che raramente garantiscono una adeguata rimuneratività.

Il sistema degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni ha fino ad oggi favorito soprattutto i piccoli interventi e quindi la nascita di numerosissime micro imprese, che peraltro hanno in genere una durata breve e poca sostanza, basando la loro attività su personale scarso e precario, attrezzature a noleggio, capacità organizzativa ed economico-finanziaria vicina allo zero.

Il mercato delle manutenzioni ordinarie e straordinarie si sta riorganizzando con contratti pluriennali, indirizzati per lo più a imprese specializzate, non senza qualche polemica da parte delle imprese escluse e qualche perplessità delle Autorità di vigilanza.

Il mercato generato dalle calamità è concreto, ma soffre di una tendenza al continuo cambiamento di modello e di governance, a seconda di chi guida e decide in quel momento e delle aree colpite, creando sacche rilevanti di inefficienza, sia dal punto di vista economico che dei tempi di intervento, come dimostra il caso del recente terremoto del Centro Italia.

Considerando che il territorio del nostro Paese, bello e delicatissimo, è quasi tutto soggetto per sua natura a eventi calamitosi ricorrenti e di varia intensità che provocano di volta in volta non solo danni e distruzioni materiali, ma anche vittime, dolori, paralisi delle attività produttive, lacerazioni umane, familiari e del tessuto sociale coinvolto, si rende necessario un diverso approccio, culturale e sistemico. Ciò nell’interesse esclusivo dei cittadini, ma che potrebbe altresì costituire un percorso utile a rifondare un nuovo modello d’impresa di costruzioni, al servizio della salvaguardia e della valorizzazione del territorio.

Occorre abbandonare l’approccio frazionato e occasionale e le sue infinite sigle (Rigenerazione urbana, Casa Italia, Italia sicura, Aree interne, Aree svantaggiate, Ecobonus, Sismabonus, Emergenza, Ricostruzione, ecc.) buone solo per acquisire un consenso temporaneo, per perseguire l’obiettivo di una diversa gestione del territorio, fondata su una pianificazione e un metodo condiviso e rigoroso, volto alla cura costante e continua del Paese, al fine di attenuare le sue fragilità e valorizzare le sue risorse positive.

Si tratta di organizzare un piano a lungo termine (20 – 30 anni) con risorse certe (2,5 -3% del PIL) e quindi non soggette a rimodulazioni, gestito da una governance stabile, basata sull’organizzazione istituzionale di Stato, Regioni e Comuni  - senza creare nuovi effimeri e fuorvianti centri di potere - che dovrebbe gestire la prevenzione, la messa in sicurezza, la valorizzazione e l’emergenza. Secondo una corretta logica di ordinarietà che risponda alla consapevolezza che siamo in presenza di eventi ricorrenti e frequenti e non straordinari. Il piano, se ben gestito, potrebbe avere effetti positivi di larga portata, attenuando fortemente gli impatti negativi delle calamità sugli stress individuali e collettivi, sulla stabilità sociale delle comunità, sulla continuità delle attività economiche, sull’efficienza e la stabilità delle infrastrutture, sulla salvaguardia del paesaggio e delle preesistenze storico-artistiche, sulla valorizzazione delle città.

Così come determinerebbe un incremento importante del PIL nazionale, in considerazione del fattore moltiplicativo di questo tipo di investimento, con effetti positivi in termini di occupazione giovanile, anche in considerazione del fatto che l’innovazione tecnologica e l’automazione tendono a ridurre significativamente l’occupazione in ragione del 2 – 3% l’anno, rischiando di allargare il perimetro della precarietà e della povertà. E infine consentirebbe un rilancio del settore delle costruzioni come motore di un lungo e importante processo di salvaguardia e valorizzazione del territorio, a tutela del benessere dei cittadini. Un piano destinato ad affidare alle imprese e alla filiera dell’edilizia un ruolo centrale, che dovremmo fare di tutto per meritare. 

BOX: I sei elementi cardine per la ricostruzione

1.    La conoscenza approfondita delle differenti aree del Paese, ognuna con le sue fragilità e le sue necessità finanziarie;

2.    Una pianificazione che deve avvalersi di persone preparate, competenti  e motivate in cui inserire diversi livelli di priorità.

3.    Progettazione degli interventi, con imputazione degli oneri economici e finanziari ai soggetti

pubblici o privati competenti;

4.    Esecuzione degli interventi e monitoraggio degli esiti ed effetti con valutazione delle necessità di eventuali correttivi, coinvolgendo attori capaci e collaborativi;

5.    Strumenti economico-finanziari e incentivi per interventi di carattere privato sul capitale fisso, nella salvaguardia e valorizzazione delle risorse esistenti.

6.    Coinvolgimento della popolazione in un processo culturale di maggiore consapevolezza sui diritti e doveri dei singoli e della collettività nella gestione del territorio.

 

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