RIGENERAZIONE

La chiave della sicurezza è la manutenzione

Solo grazie all'implementazione di servizi ordinari è possibile adeguare territori e città a standard sicuri.

02 MAGGIO 2018

Il concetto di manutenzione ha una tradizione antica e, tuttavia ancora oggi, è un processo in evoluzione, legato in particolare all’avvento dell’informatica e allo sviluppo delle alte tecnologie digitali. 

In origine, il significato di manutenzione si riferiva quasi esclusivamente alle problematiche connesse alla conservazione dell’oggetto su cui s’interveniva e le attività manutentive venivano svolte occasionalmente nel normale utilizzo dei manufatti. Oggi, nell’era dell’informatica digitale e della comunicazione, l’uso della manutenzione tende invece a essere un’arte raffinata, una scienza sofisticata e complessa. Un’arte con la quale si persegue, fra l’altro, il concetto di qualità, che della manutenzione diviene il naturale corollario-obiettivo da conseguire costantemente per conservare l’efficienza e l’affidabilità degli oggetti su cui si interviene.

Così, anche nel settore edilizio la manutenzione di tipo “spot”, cioè limitata a momenti di palese necessità, è andata trasformandosi in manutenzione “programmata”, da attuare sul singolo fabbricato prima, e poi, evolvendo, su sistemi di edifici pubblici o privati, generalmente di proprietà di compagnie di Assicurazioni, Fondi immobiliari e via dicendo.

In particolare, la Pubblica Amministrazione ha costituito nel 1997 la Consip - una società il cui azionista unico è il Ministero dell’Economia e delle Finanze - con l’obiettivo di centralizzare gli acquisti per razionalizzarne le modalità. E ha proceduto a modificare gli interventi manutentivi affinché assicurassero il ripristino del prodotto deteriorato assicurandone la funzionalità anche nel futuro. Così la manutenzione programmata assumeva le caratteristiche di un vero e proprio servizio sistematizzato, con assistenza diretta sul prodotto garantita dalle stesse imprese fornitrici nel corso della sua utilizzazione.

Si è man mano cercato di inglobare nel concetto di manutenzione una serie sempre più ampia di servizi che danno origine ai rapporti di facility management e di global serviceIn essi, i processi di “diagnostica avanzata” si sposano con quelli di programmazione e controllo portati avanti con tecniche sofisticate di tipo sequenziale. Evolvevano intanto le procedure progettuali con la finalità di creare edifici per così dire “intelligenti” allo scopo di rendere gli smart o intelligent building in grado di sviluppare autonomamente processi di manutenzione preventiva programmata nel corso del loro utilizzo e della loro gestione.

Un tale concetto di manutenzione si è quindi esteso all’intero contesto urbano, considerando la città come “sistema” complesso di edifici ai quali attribuire una sua propria intelligenza conservativa. E ciò ha portato a pensare a laboratori urbani, detti anche “laboratori di quartiere”, situati in posizioni strategiche per monitorare e prevenire eventuali situazioni di degrado collegando in una rete informatica digitale i diversi laboratori così da presidiare l’intero territorio edificato con una serie di sensori in grado di avvertire immediatamente ogni sintomo di degrado e consentire quindi gli interventi di conservazione manutentiva programmata.

Questi metodi di controllo e prevenzione del degrado urbano in realtà sono allo stato attuale progetti auspicati ma non realizzati se non in alcuni casi particolari che comunque possono fornire utili insegnamenti. Affinché processi del genere abbiano probabilità di successo è indispensabile che si diffonda tra gli operatori una nuova cultura del controllo e della conservazione urbana da estendere anche agli abitanti, primi attori del degrado. È necessario pertanto considerare la manutenzione programmata come un fenomeno “socio-tecnico”, nel quale gli aspetti formativi ed educativi assumano una rilevante priorità. Il che implica la necessità di progettare preliminarmente nuovi sistemi di formazione per i manager urbani e la diffusione verso gli abitanti di una cultura del territorio che li renda sensibili ai problemi manutentivi – una sensibilità che potrebbe anche coinvolgerli nell’osservazione critica e propositiva delle condizioni ambientali del territorio, corredando il macrosistema manutentivo di un efficace sistema di informazione, reso efficiente da adeguate strutture di comunicazione in grado di convogliare le informazioni nei tempi e nei modo prestabiliti. 

PARTE DA AGGIUNGERE SOLO IN CASO DI NECESSITA'

In particolare, va ricordata a questo proposito la legge per la quale l’efficacia dell’informazione è direttamente proporzionale alla rapidità con la quale viene percepita. In sostanza, è preferibile un’informazione poco precisa e tuttavia tempestiva piuttosto che un’informazione molto precisa, ma tardiva e quindi inattuabile.

E proprio riguardo al sistema Italia - sempre più fragile e costantemente sottoposto a disastri naturali, dai terremoti ai flagelli provocati dagli irregolari andamenti metereologici che provocano inondazioni ed emergenze varie - si avverte la necessità di un grande piano di manutenzione dotato di un qualificato sistema di monitoraggio così da prevenire, dove possibile, gli effetti delle ricorrenti calamità naturali, spostando l’attenzione dalla logica dell’emergenza a un controllo preventivo del territorio nazionale: una questione urgente anche se di difficile soluzione per la vastità e conseguente complessità delle situazioni da monitorare.

 

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