FORMAZIONE

Addio a Massimo Calzoni

Se ne va un imprenditore illuminato, grande sostenitore di Civiltà di Cantiere

13 FEBBRAIO 2018

Massimo Calzoni, imprenditore e presidente del Formedil, è stato uno dei primi sostenitori del progetto Civiltà di Cantiere. La sua scomparsa lascia nella redazione un grande vuoto che noi, nel nostro piccolo, cercheremo di colmare con nuove idee, spunti e progetti.

 

Ci lascia una colonna portante del settore delle costruzioni, una persona che ha fatto del suo lavoro una missione. Come presidente del FORMEDIL ha sempre messo al centro del dibattito normativo e politico la valorizzazione delle competenze, la sicurezza sul lavoro, la trasparenza e la lotta al lavoro nero.

Chi l’ha conosciuto e ha avuto come noi la fortuna di lavorare insieme a lui, di confrontarsi, di parlare, di visitare un cantiere o una mostra sa che la sua assenza sarà impossibile da colmare perché Massimo Calzoni non smetteva mai di preoccuparsi, di cercare di comprendere, di contribuire con un ragionamento a capire quello che accadeva. Per lui riflettere era essenziale. Ed era nella riflessione che abbiamo costruito prima la nostra collaborazione e poi piano piano un’amicizia.

Il suo impegno era costante, sia come imprenditore che come intellettuale. Un intellettuale organico avrebbe detto Gramsci, interno al mondo delle costruzioni, ma con spirito critico, orgoglioso del suo lavoro, della ricchezza della sua attività. Ingegnere e conoscitore profondo del costruire, Massimo Calzoni ci ha insegnato ad amare la storia invitandoci a tenerne conto, a imparare da essa, a saperne utilizzare al meglio i frutti.

Uomo intransigente, era fermo nei confronti di chi prevaricava o non rispettava le regole, fossero quelle relative alla gestione dei lavoratori o della competizione tra imprenditori e imprese. Era stimato e rispettato per la sua straordinaria cultura e per la forte passione per la sua terra e per le cose belle. La bellezza, quella non immediata, improvvisa, ma quella che nasce e si sviluppa nella costruzione di un’opera sia d’intelletto che frutto della tecnica. Credeva nella storia, nelle persone e nell’urgenza di cambiare l’approccio stesso con cui si affronta una normativa che relega alla marginalità competenze, capacità e organizzazione a vantaggio di aspetti formali, i cui risultati drammatici sono sotto gli occhi di tutti.

Ora diventa importante saper salvaguardare la sua eredità che è fatta di idee, di visione, ma soprattutto di metodo. Il metodo del dialogo e del ragionamento, della ricerca e del dubbio: passaggi obbligati per poi prendere una decisione, da portare avanti senza incertezze, mettendosi in gioco e accettandone le conseguenze. Ci mancherà, ma da oggi il nostro impegno per cambiare il DNA del costruire sarà ancora più forte.


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