INNOVAZIONE

Reinventare l'impresa

L'esperienza di due fratelli che si sono messi in gioco decidendo di fare impresa e trovando la soluzione vincente grazie a un mix di tradizione e innovazione.

02 FEBBRAIO 2018

Quella di Alessandro e Marco Florio è la storia di un’Italia ottimista sul futuro, di coraggio imprenditoriale come sfida alla crisi, del sogno di due giovani con l'ambizione di confrontarsi con le fatiche e le speranze di rendersi indipendenti, partendo comunque da una tradizione imprenditoriale familiare.  Due giovanissimi fratelli, entrambi programmatori, che non riuscendo a trovare uno sbocco lavorativo, hanno deciso di ripartire dal lavoro del nonno, scommettendo su innovazione, sostenibilità e digitale. Nel 2013 avviano una impresa artigiana nel settore dell'edilizia che si occupa di riqualificare immobili e luoghi pubblici, attraverso un sistema altamente innovativo e una soluzione (premiata in EXPO Milano e recentemente alla Camera dei Deputati) che consente il recupero dei materiali, la riduzione dell'uso di prodotti chimici e un notevole risparmio di costi e tempi rispetto a soluzioni tradizionali. Abbiamo cercato di capire meglio il loro percorso.


Come è nata iDROwash? 

L’idea nasce durante i lavori per ristrutturare un rustico ereditato dal nonno. Ci avevano consigliato di demolirlo e ricostruirlo, ci dicevano che sarebbe costato di meno. Ma ci sembrava un enorme spreco e così ci siamo messi a cercare una soluzione. Grazie ad internet arriva la svolta: abbiamo visto negli Stati Uniti alcuni artigiani usare una tecnologia che poteva fare al caso nostro. Ma non ci bastava, volevamo una soluzione sostenibile, che riducesse o eliminasse l’uso di prodotti chimici, visto che queste sostanze si sarebbero disperse nel luogo che poi avremmo dovuto abitare. Così da un problema personale è nato iDROwash, una opportunità per tutti. Una soluzione, distribuita come servizio, per la manutenzione e riqualificazione di edifici e luoghi pubblici. Ma volevamo anche che l’azienda avesse una chiara impronta digitale, e in questo i social avrebbero avuto un ruolo centrale.

In cosa consiste il valore aggiunto della vostra azienda?

In particolare lavoriamo con strutture che hanno grandi dimensioni, supermercati, centri commerciali, capannoni industriali, dove c’è esigenza di riqualificare le aree esterne. IDROwash consente un notevole risparmio di costi e tempi rispetto a soluzioni tradizionali. Riduciamo e in molti casi non utilizziamo prodotti chimici, lavorando su tutte le tipologie di sporco e su ogni superficie: muri, cortili, parcheggi. Questo ci permette di lavorare anche in presenza di giardini, alberi e luoghi frequentati da animali domestici e bambini, luoghi che poi, ogni giorno, abitiamo e lavoriamo.

Come siete riusciti a unire l’interesse per il recupero edilizio e per l’innovazione tecnologica?

Nel 2013 abbiamo deciso di avviare la nostra startup. Una parola solitamente associata al digitale, ma che può avere successo anche in un settore tradizionale. Settore, quello delle costruzioni, in cui sembra non ci siano molte startup, anche perché non ci sono progetti e iniziative per attrarre giovani e nuove idee come avviene da anni in altri settori.

 Abbiamo puntato su quella che è la nostra formazione per abbinarla a un settore che ha comunque trainato l'economia italiana per anni. Il nostro coraggio ci ha premiati e la nostra storia ha attirato l’attenzione dei media e delle istituzioni. Siamo stati premiati dal governo Italiano in EXPO Milano e recentemente abbiamo partecipato come speaker alla Camera dei Deputati e alla Camera di Commercio di Milano per raccontare la nostra esperienza sui temi di Industria 4.0, Maker, Social Media, Digitale e Innovazione per le imprese del professional cleaning. iDROwash è diventato il caso imprenditoriale di riferimento nel settore delle costruzioni, oggetto di studio in una tesi di economia internazionale dell’università di Pavia sul tema dell’Economia Circolare.  

Grazie a queste esperienze stiamo lavorando a progetti per raccontare alle imprese che lavorano nei settori tradizionali l’importanza del digitale. Purtroppo da soli abbiamo molte difficoltà e ci piacerebbe poter collaborare con imprenditori, istituzioni e associazioni di categoria.

La vostra è un’esperienza che unisce tradizione e innovazione. In che modo, secondo voi, l’una influenza l’altra?

È stata un’esperienza, o meglio un percorso che ci ha permesso di rielaborare l’eredità (morale) del lavoro del nonno: un artigiano edile. Noi, invece, degli Informatici che non avevano mai messo piede in cantiere, che si chiedevano come tradizione e innovazione potessero coesistere. Sapendo che la vera sfida era di spiegare al nonno che tipo di lavoro fosse l’informatico. Abbiamo fatto un percorso all’indietro, contro corrente, dall’ufficio al cantiere. Perché questa esperienza manuale e tradizionale ci mancava, avevamo bisogno di sporcarci le mani! Avevamo bisogno di conoscere e di capire e per farlo c’era bisogno di  scendere dal piedistallo. Abbiamo infine capito che l’innovazione non si impone dall’esterno, c’è bisogno di adattarla e di veicolarla con un linguaggio adeguato al contesto, al tipo di settore o di lavoro. Anche noi non riuscivamo a capire perché vi fossero così tante resistenze all’innovazione. Lo abbiamo capito solo quando siamo scesi dal piedistallo, comprendendo come tradizione e innovazione in realtà siano due facce della stessa medaglia, diverse e uniche allo stesso tempo, una in funzione dell’altra.

Avete partecipato come speaker alla Camera dei Deputati per un confronto con la politica per portare l'Italia nell'economia digitale. Qual è secondo voi la “ricetta” per rendere le imprese italiane più adeguate agli standard degli altri paesi?

Dovremmo smettere di parlare e iniziare a fare, anzi a sperimentare. Però se si aspetta il miracolo o il contributo pubblico non ci sono grandi speranze. Quello che serve sono prima di tutto idee nuove e le idee nuove possono arrivare soltanto da chi, ad esempio, non ha mai preso in mano un badile o non ha mai messo piede in un cantiere.

C’è bisogno di discontinuità, e forse questo è il primo e più difficile passo da fare: accettare che da soli non ce la possiamo fare, che nonostante abbiamo creato una grande o piccola azienda ora il mondo è più complesso di prima ed è il momento di lasciare spazio ad altri, possono essere i nostri figli o nipoti, può essere un giovane preparato che ci guidi nella digitalizzazione della nostra impresa.

Gli esempi non mancano e iDROwash è uno di questi, bisogna però avere coraggio di sperimentare, provarci e vedere cosa funziona e cosa invece no. A questo proposito vi segnalo un libro: Sei un genio! di Giampaolo Colletti (link https://www.hoepli.it/libro/sei-un-genio/9788820377243.html) racconta le storie di 150 “artigeni”: artigiani e lavoratori dalle idee geniali. Può essere un ottimo punto di partenza, per trovare spunti o ispirazione per la propria “ricetta”. Tra le tante ricette c'è anche la “ricetta” di iDROwash.

Come vedete il futuro delle costruzioni?

Se da un lato si fatica a vendere edifici nuovi, dall’altro aumenta la richiesta di ristrutturare quelli esistenti. In Italia se ne stimano 4,5 milioni, una vera miniera d’oro, che ci ha spinto ad investire in un settore complesso ma anche fondamentale. E le soddisfazioni non mancano! Noi ci occupiamo dell’estetica degli edifici, che incide fino al 30% sul valore economico dell’immobile e anche sull’immagine e reputazione dell’azienda nel caso di attività commerciali e industriali. Per quanto riguarda l’innovazione del comparto, è evidente che il solo progresso della tecnologia è insufficiente. Per innovare serve un cambio di paradigma di modello di business, soprattutto in un comparto fortemente ancorato a concetti vecchi di decenni. Questo cambiamento sarà portato solo da una nuova generazione che saprà sperimentare.Nuove sensibilità, che possono generare valore e posti di lavoro. 

Dobbiamo veramente ripensare il concetto stesso di edilizia, è impensabile che si possa tornare al passato e vedere la crescita economica trainata dalle nuove costruzioni. Abbiamo più edifici di quelli che servono, molti sono costruiti male e in luoghi che non danno un valore aggiunto o addirittura non serviti neppure da adeguate infrastrutture. Sono fuori mercato, invendibili. Molti potrebbero essere demoliti e ricostruiti, ma in molti casi l’unica alternativa rimane la rinaturalizzazione di quelle aree. Sembra un contro senso per chi di mestiere costruisce, ma riportare quelle aree a suoli agricoli o naturali, potrebbe essere l’unica soluzione per dare valore agli edifici che restano. Il modello a cui ci riferiamo è l’automobile, il guadagno non sta solo nel costruirle e venderle, ma deriva sempre più da tutti i servizi di post-vendita.Però bisogna aver costruito bene, magari con un vero e rigido controllo di qualità altrimenti i guai non tarderanno ad arrivare e il post vendita si trasformerà in un boomerang. 




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