RIGENERAZIONE

La ricostruzione prende vita

Intervista a Paola De Micheli, Commissario Straordinario per la ricostruzione post sisma 2016/2017 sul modello di Governance e i nuovi indirizzi per la rigenerazione delle Aree Interne.

08 GENNAIO 2018

Nella sua duplice veste di Commissario alla ricostruzione e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con la delega alla ricostruzione dei precedenti terremoti de L’Aquila e dell’Emilia Romagna, Paola De Micheli ha maturato una consapevolezza sull’importanza di avere una Governance centralizzata di fronte alla complessità della situazione generata da quanto avvenuto nell’Appennino centrale dalla fine di Agosto del 2016 fino ai primi mesi del 2017. “Il ruolo dello Stato in questi frangenti è essenziale per fornire un indirizzo e coordinare una macchina che si articola a vari livelli assumendo una funzione che incrocia la gestione e la distribuzione delle risorse, la guida della macchina complessa chiamata ad intervenire sui territori, la condivisione dei programmi con le Regioni, l'assistenza e il sostegno alle amministrazioni locali. Un compito che appare sempre più necessario in un’area come quella dell’Appennino centrale caratterizzata da sovrapposizione di rischi sismici e idrogeologici elevati e dove la trasformazione anche fisica, causata dal sisma, richiede pianificazione e interventi che coinvolgono livelli diversi di analisi, conoscenza e di individuazione delle soluzioni. Un ruolo  che si intreccia anche con il più generale e strategico obiettivo della prevenzione che sarà affrontato con maggiore decisione dal prossimo Governo rilanciando “Casa Italia” e rafforzando il ruolo della Protezione civile.”

Sull’evoluzione del modello di Governance il Commissario ha le idee chiare. “Quanto è stato definito con il  DL approvato dal Governo immediatamente dopo il sisma risponde pienamente all’esigenza di gestire e coordinare un processo di ricostruzione in un’area vasta, complessa e con forti specificità. Tutte caratteristiche che si sono amplificate con l’allargarsi dell’area colpita dai terremoti di ottobre 2016 e  gennaio 2017. Non sarebbe stato possibile lasciare alle Regioni la gestione diretta senza un coordinamento centrale. Risultava difficile anche applicare un modello precedente, in assenza di informazioni e di strumenti consolidati. Ora si tratta di proseguire sulla strada tracciata accelerando il coinvolgimento degli enti territoriali, aumentandone il protagonismo sui territori e aspettando di valutare i risultati secondo parametri sia qualitativi che quantitativi. Sarà il prossimo Governo a dover poi prendere una decisione per un’eventuale modifica del modello di Governance fin qui applicato.”

L’assunzione del ruolo di coordinamento del piano di ricostruzione dal mese di settembre ha visto il Commissario al centro di un disegno in continuità con la gestione precedente, ma anche di proposte e azioni volte a correggerne l’impostazione verso una semplificazione delle procedure e  una particolare attenzione alla ricostruzione economica dei territori. Tutto questo nella convinzione che con la fine di questa legislatura si saranno create tutte le condizioni sul piano delle risorse, della normativa e delle procedure per una forte accelerazione, così da consentire anche ai Comuni di accrescere il loro ruolo gestionale. “In questo ultimo mese, con l’approvazione del Decreto fiscale, con il quale sono state varate importanti disposizioni a favore delle popolazioni e delle imprese dell’area colpita e con l’imminente approvazione della Legge di Bilancio, dove verranno previste nuove risorse in una logica di pianificazione, si sono create tutte le condizioni per operare con maggiore chiarezza e certezza. Il quadro è stato poi completato dalle ultime due Ordinanze del 2017. La prima, dedicata alla semplificazione delle procedure per quanto riguarda la ricostruzione privata e la seconda che chiarisce e definisce il quadro relativo alle opere pubbliche da ricostruire, identificando con chiarezza le committenze e le modalità di gestione delle gare, prevedendo anche un maggiore coinvolgimento delle Regioni, del MIBACT e delle sovrintendenze, così come delle Diocesi per i beni ecclesiastici.”

Una fase, quella in atto, che si sta meglio definendo con l’inizio del 2018 e che il Commissario definisce un po’ come la “messa a terra” dell’insieme delle regole, per gettare le basi sugli indirizzi e sul quadro normativo e procedurale. Allo stesso tempo, gli obiettivi sono quelli di mettere in qualche modo in sicurezza il sistema di Governance, creando le condizioni per un riavvicinamento tra le istituzioni e avviare quel processo di delega ai Comuni chiamati a gestire il rapporto diretto con i cittadini e le imprese.

“Ci ripromettiamo, in particolare, di ridurre i tempi di gestione delle domande per la ricostruzione dell’edilizia privata, portando a compimento quel processo di revisione e miglioramento delle procedure che ha caratterizzato l’attività del Commissario dalla primavera scorsa. Facilitare e spingere i cittadini e i proprietari ad avviare le richieste di contributo presentando i progetti è un aspetto essenziale se si vuole assicurare una ricostruzione in tempi adeguati a riportare la popolazione nei luoghi oggi abbandonati e distrutti. Ma per fare questo è necessario saper comunicare in modo corretto e con continuità, creando un clima di fiducia che non può che fondarsi sulla creazione delle condizioni migliori per assicurare da parte delle amministrazioni pubbliche una rapidità decisionale e certezze di comportamenti e di tempi. Con l’ordinanza sulle opere pubbliche, si è colmato un vuoto. La ricostruzione del patrimonio pubblico infatti non è stata oggetto di indirizzo e ha creato una situazione di stallo e di disorientamento che con questo provvedimento è stato superato.Un vero e proprio vademecum su come procedere, con esso ciascuno saprà cosa può e deve fare, come lo potrà fare, con quale documentazione e quale procedura dovrà seguire. L’ordinanza costituisce il primo importante risultato della messa a punto nell’ambito della cabina di regia di una vera e propria strategia per le opere pubbliche. Con il completamento della mappatura del rischio attraverso la micro zonazione saremo in grado di progettare e di intervenire per garantire la costruzione delle opere strategiche in totale sicurezza, coniugando la riqualificazione urgente con una pianificazione che ha già in se la logica della prevenzione e adeguando anche il nostro paese agli standard di sicurezza degli altri, per quanto riguarda scuole, ospedali e uffici pubblici. Nell’ordinanza vengono altresì previsti percorsi e regole anche per le caserme, così come per gli edifici religiosi, definendo le committenze e attuando l’applicazione del superamento della committenza unica.”

Con l’entrata in vigore dell’Ordinanza sulle opere pubbliche è diventato urgente comprendere le criticità emerse fino ad oggi sul fronte della gestione degli appalti. Criticità connesse al metodo, alle procedure, alle preoccupazioni e ai tempi decisionali delle committenze e delle amministrazioni coinvolte. “Non è solo una questione di applicazione delle norme. Anzi, la scelta, peraltro puntualmente prevista dal Codice degli appalti, di derogare alla normativa generale in materia di appalti, prevedendo la procedura negoziata, è stata corretta. Credo che nessuno possa mettere in dubbio l’eccezionalità del caso. Un fattore determinante è invece sicuramente quello che attiene alla responsabilità dell’appalto, ovvero alla capacità delle amministrazioni di farsene carico pienamente in termini di competenza e di efficienza. Qui le criticità sono rilevanti: carenza di personale, depauperamento delle competenze, disorganizzazione, ritardi nei processi di aggregazione. Sono tutti elementi di cui tenere conto e sui quali si deve intervenire investendo e cambiando le condizioni di contesto. Un'azione chiave per ottenere dei risultati positivi nei prossimi mesi. L’esperienza di questo periodo ci dice anche che per la fretta si sono sottovalutate carenze di informazione e ritardi o superficialità nella scelta delle localizzazione delle piazzole dove posizionare le Casette, così come l’accavallarsi di nuove esigenze di fronte alla successione incalzante di nuovi terremoti. Sul fronte delle scuole invece i problemi sono stati altri e chiamano in causa i criteri di selezione e di qualificazione delle imprese, sui quali bisogna comprendere meglio e cercare di mettere a fuoco quali debbano essere gli strumenti per individuare le imprese giuste che abbiano competenze e qualificazione adeguata. Quello che sicuramente possiamo fare noi è rafforzare la pubblica amministrazione mettendola in grado di operare con tranquillità e certezze, aiutandola a gestire in tempi giusti e con un approccio volto al risultato finale nell’interesse delle popolazioni locali.”

Con le ultime due ordinanze il Commissario ha mandato un altro segnale forte sulla volontà di puntare a una ricostruzione fondata su correttezza, regolarità e qualità delle costruzioni. “Con l’obbligatorietà di emissione del DURC di congruità in corrispondenza della presentazione dei SAL e a chiusura dell’appalto, abbiamo voluto putare su uno strumento essenziale se si vuole elevare il livello qualitativo delle imprese chiamate a partecipare alla ricostruzione e allo stesso tempo contribuire anche a rafforzare il ruolo delle pubbliche amministrazioni. Qualità per noi significa anche garantire il massimo livello possibile di sicurezza nei cantieri. Questi provvedimenti si collocano all’interno di un processo più ampio e generale di orientamento finalizzato ad elevare il livello degli appalti pubblici, agendo su tutti i soggetti coinvolti. Un processo che deve prestare la massima attenzione alla crescita di professionalità e competenze delle maestranze e dei tecnici, sapendo valorizzare l’evoluzione tecnologica e le innovazioni. Così come va garantito alle imprese un valore congruo per il loro lavoro e operare affinché le amministrazioni pubbliche sappiano mettere al centro della loro attività il merito e non il documento, il raggiungimento di un risultato utile alla collettività e non il mero rispetto formale delle regole. Obiettivi che assumeranno un valore sempre maggiore man mano che aumenterà l’attività di ricostruzione e crescerà il ruolo dei Comuni e si saprà coinvolgere progressivamente sempre più le imprese locali, aiutandole a crescere sul piano proprio della qualità.”

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