RIGENERAZIONE

Ricostruire con efficienza in qualità, trasparenza e legalità

Il Dossier di Civilità di Cantiere per CNCE sugli eventi sismici del 2016 -2017 fa un analisi della ricostruzione ripartendo dai dati.

11 GENNAIO 2018

Le scosse sismiche che iniziarono il 24 agosto del 2016 si sono propagate fortemente in una vasta area del Centro Italia molto fragile e disomogenea.  

Il terremoto ha interessato le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. I comuni danneggiati sono stati in tutto 144, tra cui i nuclei abitativi dispersi sono stati 128%, contro il 18% presente nel resto dell’Italia. Si è verificata, di conseguenza, un’accelerazione del processo di spopolamento già in atto da tempo, accrescendo il trend relativo all’innalzamento dell’indice di vecchiaia oltre il 13% e la diminuzione del reddito medio per abitante che aveva raggiunto negli ultimi anni una percentuale superiore al 3%.  

Il dossierLa rigenerazione dei territori colpiti dal sisma 2016-2017. RICOSTRUIRE CON EFFICIENZA, IN QUALITÀ, TRASPARENZA E LEGALITÀ. Cosa è stato fatto, cosa si vuole e si potrebbe fare”, redatto da Civiltà di Cantiere per la Commissione Nazionale Paritetica per le Casse Edili, con la collaborazione della Protezione Civile, degli uffici speciali per la ricostruzione delle quattro regioni e di altri entri come Anas, ANCE e Invitalia, è stato diffuso il 15 dicembre a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica in occasione del 40° anniversario della costituzione della CNCE.

Obiettivo del Dossier è quello di fornire una fotografia chiara sugli effetti prodotti dalle diverse scosse sismiche sui territori, sistematizzare i dati esistenti relativi ai danni e alle conseguenze sul patrimonio fisico e sulla tenuta sociale ed economica delle diverse aree colpite, consentire una valutazione sulle attività messe in atto nella gestione dell’emergenza, oltre che su modalità e pianificazione della ricostruzione.  

Tra i dati riportati nel dossier emergono quelli relativi agli sfollati e al numero degli edifici danneggiati, in particolare le scuole (2.074 hanno subito danni). Sul fronte della risposta alla situazione di disagio delle popolazioni sono stati messi in fila i dati relativi alle SAE (Soluzioni Abitative di Emergenza) e ai MAPRE (Moduli Abitativi Prefabbricati Rurali Emergenziali), di cui sono stati consegnati rispettivamente 3.308 e 239 moduli. Una particolare attenzione è stata prestata all’attività di recupero dei beni storico-artistici e archeologici (20.254), aspetto fondamentale per tutelare il senso di appartenenza delle popolazioni rispetto al proprio territorio.

Attraverso il lavoro di raccolta e di analisi dei dati, emerge come si sia fatto un grande lavoro ma anche come troppo spesso sia mancata una capacità di coordinamento e soprattutto di monitoraggio delle possibili criticità e della gestione delle emergenze, così come sul fronte di una comunicazione e gestione delle relazioni sia tra i diversi livelli istituzionali che rispetto alle popolazioni.

In termini di risultati, oltre i ritardi nella consegna dei moduli abitativi, permane una scarsa chiarezza sul processo di ricostruzione, sui tempi e soprattutto sul fronte dell’attivazione delle opere sia per quanto riguarda l’edilizia privata che per le opere pubbliche. Solo recentemente è stata affrontata la questione della rimozione delle macerie.  

Su tutto questo, il Dossier offre un contributo conoscitivo ed evidenzia criticità e stato dell’arte in termini di Governance.

Focus specifici sono stati dedicati alla costruzione delle nuove scuole, al dibattito sulla tutela e la sicurezza dei beni storico monumentali, così come alle strategie per una rinascita economica e per una tenuta sociale nelle diverse aree colpite dai terremoti. Il confronto tra le difficoltà riscontrate nel pianificare e  governare le procedure relative al piano per le nuove 21 scuole contrasta fortemente con la costruzione dei nuovi edifici scolastici realizzati grazie a progetti finanziati con risorse private o con contributi di solidarietà. Egualmente, sul fronte della rigenerazione economica e sociale il dibattito è quanto mai aperto e il dossier ne evidenzia la complessità anche mettendo a fronte strategie pubbliche, come quelle che fanno capo al Dipartimento delle Aree interne della Presidenza del Consiglio dei Ministri e le ipotesi di lavoro che fanno capo a diversi progetti di collaborazione pubblico e privato, quali ad esempio quelli in fase di elaborazione da parte dell’Osservatorio di Legambiente o di Nomisma. Emerge così uno scenario articolato nel quale prevale l’esigenza di puntare su progetti di medio e lungo periodo che seguano correttamente le procedure e le tempistiche dei piani di emergenza e ricostruzione. C’è bisogno di chiarezza di ruoli e di programmi, trovando una virtuosa sinergia tra le attività connesse alla fase di emergenza e la programmazione che invece attiene alla ricostruzione. Ciò in particolare sul fronte della ricostruzione dell’edilizia privata, ma anche delle opere pubbliche, piano rimasto sostanzialmente al palo e dove emergono con forza le criticità connesse alla legislazione in materia di appalti. 

Nel dossier il tema è affrontato attraverso alcuni esempi che sono il risultato di riflessioni connesse al lavoro svolto nell’ambito del progetto promosso dal Formedil “formiamo il territorio e dal confronto con situazioni concrete rilevate attraverso le esperienze di imprese e amministrazioni locali. Le recenti ordinanze del Commissario straordinario di Governo alla ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017 tendono a trovare soluzioni meno rigide e più aperte al ruolo degli enti territoriali, nella consapevolezza che senza un reale e ampio coinvolgimento di chi opera nei territori appare difficile coniugare ricostruzione e rigenerazione socio-economica.

Una specifica sezione del report riprende la recente ordinanza numero 41 dedicata al tema della regolarità contributiva e nei rapporti di lavoro, disposizioni di particolare rilevanza che proiettano la ricostruzione nelle aree dell’Appennino centrale  come ambito privilegiato di sperimentazione, affidando al Sistema Bilaterale delle Costruzioni (SBC) un ruolo centrale di verifica, destinato ad avere una funzione di modello per una diffusione progressiva a livello nazionale. Le modalità di applicazione delle norme e di gestione delle informazioni sono attualmente oggetto di confronto con le parti sociali e destinate ad essere stabilite sulla base di un accordo in via di definizione.

Del resto, la ricostruzione in queste arre ha assunto per le parti sociali e per il Sistema Bilaterale delle Costruzioni un valore particolare, individuando in essa un ambito geografico e relazionale dove concentrare lo sforzo di crescita e rafforzare la sinergia tra gli enti operativi, puntando a una sempre maggiore integrazione tra regolarità, sicurezza e formazione.  

Con queste prospettive SBC fa propria la visione del progetto formiamo il territorio, che colloca la ricostruzione come l’occasione per giungere a un grande piano di messa in sicurezza dell’intero territorio italiano, individuando una specifica metodologia, alcuni modelli condivisi e un adeguato impegno finanziario. 

  

PDF Dossier Terremoto_CNCE_Ricostuire in efficienza, in qualità trasparenza e legalità

 

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