INFRASTRUTTURE

Porto e industria per il rilancio del FVG

Una regione in forte espansione, all'interno della quale l’industria delle costruzioni rappresenta per numero di aziende il 15,6% del tessuto economico regionale.

07 FEBBRAIO 2018

Il sistema portuale italiano ha assunto una centralità strategica nelle politiche di sviluppo del Paese. Del resto, nel primo semestre 2017 tutti i porti italiani hanno registrato una crescita. Non succedeva da moltissimi anni. In particolare Trieste ha aumentato i suoi traffici di container del 25%. Così Trieste è diventato il principale porto del Mediterraneo oltre che il primo in Italia per tonnellaggio e per traffico su rotaia. E si accinge ad entrare nella top Ten europea (attualmente si trova all’11° posto). Le prospettive di crescita sono rilevanti, così come sono molto chiare le aspettative, le ambizioni e le strategie. 

Come sottolinea Zeno D’Agostino, Presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, “a Trieste abbiamo posto al centro della nostra strategia competitiva la differenziazione. Tutti i porti si caratterizzano sostanzialmente per essere un terminal di container e un Hub ferroviario. Con la conseguenza che il potenziamento di questi due poli, anche attraverso investimenti rilevanti, non costituisce di per se un fattore di competitività. Bisogna puntare ad altro. Oggi i players sono di grandi e grandissime dimensioni, per volume di affari così come per capillarità e strutture organizzative e il loro orizzonte non si limita alla movimentazione di merci, ma cercano partner più che fornitori di servizi. Così oggi la nostra offerta è cambiata e si concentra sulla valorizzazione del Made in Italy, sulla consapevolezza delle specificità dei nostri territori e del nostro sistema produttivo. E’ il retroterra del porto, con le sue capacità di proporre know how di eccellenza, di presentare livelli di ricerca e di apertura allo scambio che diventano fattori di attrazione. E il porto diventa la punta avanzata di un ecosistema.” Un ecosistema, quello del Friuli Venezia Giulia, composto da oltre 90.700 imprese attive con un occupazione di circa 500.000 addetti di cui 112.000 nel settore industriale, 30.000 nelle costruzioni e 280.000 nei servizi privati e pubblici.

 

Fonte: dati al 30 giugno 2017 elaborazione su dati InfoCamere


Un ecosistema che può contare su un potenziale polo di innovazione al vertice nazionale e al quarto posto nella specifica classifica delle aree di innovazione moderata dietro le regioni della Catalogna, di Jihovychod in Croazia e di Lisbona. Di fronte a quello che Zeno D’Agostino chiama il "colonialismo al contrario", l’Italia e il FVG devono confrontarsi con nuovi e aggressivi interlocutori, accettando la sfida della ri-globalizzazione, valorizzando le grandi potenzialità offerte dalla geografia, dalla storia e da un tessuto produttivo ed economico strutturato e ben posizionato a livello internazionale.


Lo stato di salute delle costruzioni a Udine e nella regione

Secondo i dati Infocamere l’industria delle costruzioni rappresenta per numero di aziende il 15,6% del tessuto economico regionale. Un tessuto che si è andato fortemente ridimensionando nell’ultimo decennio, sia in quantità che come struttura e dimensione media delle aziende. Ma che mantiene un alto valore di competenze e di capacità imprenditoriale. Inoltre i più recenti dati sembrano indicare per la prima volta dopo molti anni una leggera inversione di tendenza. Secondo il sistema delle Casse edili che registra le attività delle imprese di costruzioni aderenti al Sistema Bilaterale delle Costruzioni in cui si riconoscono le aziende più strutturate a livello regionale il numero delle imprese attive al 30 giugno 2017 erano 1.749, per un numero di operai pari a 7.515, con una media di 4,3 operai a impresa. Nel 2008 all’inizio della crisi il numero delle imprese attive erano più di 3.000 e gli operai circa 14.500, con una media non molto superiore: 4,7 operai per impresa. In 10 anni il trend è stato costantemente negativo fino al primo semestre 2017, dove sia imprese che operai risultano cresciuti rispetto al semestre del 2016. Si tratta di poche imprese e di circa 150 operai.

Per Graziano Tilatti, presidente di Confartigianato Udine e FVG “nella nostra regione ci sono più di 15.600 imprese del comparto costruzioni ancora attive e per il 72% si tratta di aziende artigiane. Il contributo annuale alla formazione del PIL è ancora ben al di sotto dei valori pre-crisi. Fa impressione constatare che rispetto al 2008 la perdita di addetti tocca le 12mila unità. E 4mila posti di lavoro sono stati persi nell’ultimo biennio ad un ritmo che colloca la nostra regione in fondo alla classifica nazionale. In questi numeri troviamo allo stesso tempo la tragica realtà di una lunga crisi ma allo stesso tempo la consapevolezza delle nostre risorse umane e imprenditoriali. Così se la contrazione/stagnazione del secondo decennio di questo nuovo millennio ha picchiato duro distogliendo l'attenzione degli imprenditori dall'orizzonte futuro per ripiegarsi sulla quotidiana lotta per la sopravvivenza, ora è venuto il tempo per tutti di trovare l'energia e la determinazione per affrontare con coraggio le sfide attuali. Per farlo abbiamo bisogno di nuovi stimoli, coraggio e prospettive.”

t

o

p