POLITICA

Con la cultura cambiare si può, mettendo al bando la cattiva edilizia

Secondo il presidente dei giovani imprenditori del Veneto bisogna puntare su cultura e prevenzione

Martino Almisisi

10 OTTOBRE 2017

Giovanni Prearo è un imprenditore padovano, presidente dei giovani costruttori del Veneto. in questi anni in cui ha assunto la leadership regionale ha puntato tutto sulla cultura, nella sua accezione più vasta. "Il nostro settore, l’edilizia, si caratterizza purtroppo per un livello culturale tra gli imprenditori e gli operatori troppo basso. Non si da valore allo studio, alla lettura, alla conoscenza intesa come crescita personale. Eppure ormai è evidente che nell’era della globalizzazione e della velocità del cambiamento aggiornarsi, avere strumenti per capire quel che succede non è un fattore marginale bensì decisivo se si vuole crescere ed essere competitivi. Ciò vale, tuttavia, in un mercato dove le regole e i diritti siano chiari e dove venga premiato chi sa fare meglio. Forse la marginalità in termini di valore e di priorità della cultura nel nostro settore è anche il risultato che nelle costruzioni il mercato non è funzionale al risultato. Ovvero l’apparato normativo ed amministrativo non ha come obiettivo assicurare ai cittadini opere fatte bene e che costino il giusto, bensì un burocratico rispetto nei confronti di regole formali che spesso entrano in contrasto con il bene comune e la qualità. Ma anche con la sostenibilità economica.”

Per Prearo fare impresa edile oggi è quanto mai difficile. Per cambiare le cose è convinto che si debba uscire dal confronto tra addetti ai lavori e aprirsi all’opinione pubblica, rivolgersi ai cittadini, alla gente comune, alle famiglie. "Tutte le nostre iniziative più recenti si caratterizzano per questo approccio. Come il ‘ciclo del bello’, una serie di incontri volti a mostrare l’alto potenziale estetico, qualitativo e durevole di un’edilizia basata su una cultura tecnica, ma anche su un forte senso di responsabilità sociale. Diventa oggi quanto mai rilevante poter contare sulla consapevolezza che sia possibile realizzare opere edili di qualità, funzionali alle esigenze della vita e del lavoro di oggi. Noi ci rivolgiamo innanzitutto alle committenze private, più libere e attente al risultato finale. Puntiamo sulla cultura proprio perché soltanto attraverso una crescita di questo tipo potremmo in futuro ammirare case e palazzi del valore di quelli che oggi fanno la nostra storia. Egualmente, passa da questa consapevolezza un’attività costante di manutenzione ordinaria e straordinaria in grado di garantire sicurezza e rispondere alle attuali esigenze di sostenibilità energetica e ambientale. Sul fronte pubblico non si può prescindere da un maggior senso di responsabilità da parte delle amministrazioni locali. Per crescere le nostre imprese hanno bisogno di essere valutate e selezionate da persone competenti e responsabili, disposte al dialogo e non a costruire barriere seguendo tempi decisionali incompatibili con un’attività economica. Abbiamo bisogno di amministrazioni orientate a favorire una competizione che si basi sul saper fare, sulle capacità organizzative, su conoscenze tecnologiche adeguate, su un’organizzazione e una gestione di impresa di tipo industriale.”

Prearo ha coinvolto i suoi colleghi delle diverse associazioni provinciali in questo progetto condividendone i presupposti culturali e gli obiettivi, portando queste convinzioni anche al tavolo con gli altri gruppi giovanili delle regioni del Nord. “Periodicamente ci incontriamo e ci confrontiamo, trovando in un evento annuale il momento in cui le nostre riflessioni sui diversi temi di interesse della nostra categoria possano confluire in una serie di proposte. Quest’anno abbiamo posto al centro del convegno il tema della messa in sicurezza del territorio e del patrimonio immobiliare. E la soluzione, anche in questo caso, non può che essere trovata lavorando per affermare una consapevolezza dei livelli di rischio che caratterizzano i nostri territori rispetto alle calamità naturali e a un grande lavoro per affermare una condivisa e diffusa cultura della prevenzione. Lo slogan con cui ci presentiamo all’esterno è "Vacciniamo il territorio". Perché vaccinarsi vuol dire prevenire la malattia, evitare di star male. Vaccinarsi per evitare che il degrado ci travolga così come le piene, le inondazioni. Vaccinarci per saper convivere con i terremoti predisponendo per tempo tutte quelle misure che evitino agli edifici di collare sulle persone, le strade di scomparire sotto le frane. Il nostro vuole essere un appello alle istituzioni, a chi deve investire affinché si pianifichino una serie di azioni che consentano di aumentare il livello di conoscenza e consapevolezza."

I giovani Ance delle regioni del Nord d’Italia hanno messo a punto quello che loro hanno definito un ‘manifesto’, un elenco di proposte su che cosa si debba fare per evitare il degrado del territorio e per avviare un programma di prevenzione. Il documento contiene importanti considerazioni sulla necessità di cambiare approccio, mettendo ad esempio al centro di qualunque ‘strategia’ la conoscenza puntuale del territorio, a cui non può che non seguire un investimento per riorganizzare una capillare attività di osservazione e di monitoraggio. Ripristinare servizi quotidiani da tempo abbandonati, ricostituire una rete di competenze minime di carattere tecnico sono priorità non esplicitate nel documento. Un aspetto importante riguarda il ruolo di governo dei processi e la forza decisionale delle amministrazioni locali e del sindaco in particolare. Una capacità decisionale che è strettamente connessa a quel senso di responsabilità sottolineato da Prearo. “Non si riesce a capire come si possa difendere le popolazioni dai rischi di calamità senza obbligare chi sbaglia a correggere, chi fa cose che non si debbono fare o che mettono in pericolo la comunità a intervenire. Perché, invece di assistere a decine di ordinanze di Commissari o altre figure straordinarie chiamate a gestire emergenze successive alle catastrofi, non si emettono ordinanze prima, così da prevenire i disastri? É questa una priorità. Poi certo bisogna anche attivare politiche fiscali incentivanti tali da favorire questi interventi in una logica di prevenzione. Così come bisogna superare ormai anacronistiche concezioni che impediscono di garantire sicurezza e qualità come le resistenze rispetto alla demolizione e ricostruzione che oggi, invece, dovrebbe diventare la strada maestra se vogliamo veramente cambiare le nostre città e il nostro ambiente costruito.”

Nel documento sembra tuttavia mancare quella necessaria autocritica che chiama in causa la cattiva edilizia che spesso si annida anche tra le imprese associate ad Ance e che finisce spesso sui banchi degli imputati in seguito a catastrofi naturali. Tuttavia la questione è ben chiara a Prearo che è convinto dell’urgenza di battersi come associazione per arrivare a una qualificazione delle imprese, fattore imprescindibile se veramente si vuole riaffermare un’edilizia di valore come quella che è stata protagonista nel ‘ciclo del bello’. "É veramente assurdo e inaccettabile che sia possibile aprire un’impresa e costruire edifici senza  alcuna competenza e struttura organizzativa, senza  prevedere alcuna valutazione di ingresso nel mercato. Quali garanzie può dare un imprenditore che è tenuto a firmare tutti gli elaborati strutturali di qualunque opera realizzi, dal pollaio al ponte, insieme al progettista e ai tecnici, se non è quasi mai in grado di comprendere quello che firma? Bisogna assolutamente mettere fine a questa cattiva prassi che è alla base della cattiva edilizia.”


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