POLITICA

Dal passato lezioni sul terremoto

Le regioni centrali si devono dotare di strutture formative competenti per ricostruire e prevenire i danni

Giacomo Roversi

12 GENNAIO 2018

Il 24 agosto del 2016 si manifesta la più importante sequenza sismica registrata in Italia dal 1980, dal terremoto dell’Irpinia e Basilicata.  Un fenomeno imponente, con circa 77.000 scosse – più o meno 210 al giorno - che abbraccia un’area di circa 600 km quadrati, interessando 4 regioni (Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo) in un territorio a pericolosità sismica molto elevata, prevalentemente montano, sul quale insistono due grandi parchi nazionali: quello dei monti Sibillini e dei monti della Laga. L’evento sismico, secondo i dati forniti dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha determinato un abbassamento del terreno di 20 cm ad Accumoli, di 18 a Castelsantangelo sul Nera e di 70 cm a Norcia. 

Ricercando negli annuari dell’INGV, nella primavera del 1917 un evento sismico interessò un’area ricompresa tra le province di Perugia ed Arezzo: il terremoto di Monterchi e Citerna. Il sismologo Emilio Oddone pubblicò i risultati di una visita al luogo del disastro fatta circa venti giorni dopo l’evento. Anche se lo scopo principale del lavoro di Oddone era sismologico le riflessioni, per noi più originali e interessanti, riguardano le cause del danneggiamento gravissimo osservato dal sismologo. Oddone mette, infatti, in evidenza:  

• le caratteristiche dei terreni di fondazione (i centri abitati più colpiti sono costruiti su forte rilievo o pendio);  

• le caratteristiche dell’edilizia locale (altezza degli edifici, tetti pesanti e spingenti);  

• i fattori economici e sociali che rendono migliore la qualità edilizia nei centri abitati più importanti (Città di castello, Sansepolcro, Anghiari) e peggiore nelle zone più depresse, proprio come si è riscontrato nei recenti terremoti dell’Italia centrale.  

In buona sostanza osserva: "il terremoto fortissimo ha spazzato il mal fatto e ha anche guastato varie costruzioni non cattive, ma si è spuntato contro i fabbricati a ossatura buona; la qual cosa deve servire da monito e da conforto"

Anche nel 1917, come ai giorni nostri, nelle settimane successive al terremoto si discusse l’ipotesi di delocalizzare alcuni dei centri maggiormente danneggiati. A questo proposito Oddone non ha dubbi: "quelle borgate si devono conservare, solo occorre che le riparazioni e le ricostruzioni siano guidate dalle sagge norme dell’ingegneria antisismica". In poche parole, non c’è motivo di delocalizzare, basta costruire come si deve. 

Oddone aggiunge poi una conclusione estremamente lucida: "in quanto a noi sismologi, possiamo dire molte cose assai più importanti di un presagio: possiamo dare agli ingegneri i dati che permettono  loro di costruire le case asismiche, intese a risolvere il grande problema della sicurezza". 

La lezione che questo terremoto fornisce è chiarissima: "[…] si ispezionino a dati intervalli gli edifici esistenti, sia per far consolidare quelli che non offrono serie garanzie di solidità, sia per fare addirittura sgombrare quelli pericolanti […] nella ubicazione e costruzione di edifici sia sentito il parere di un sismologo e rispettati i regolamenti antisismici […] una severa disciplina nelle riparazioni o ricostruzioni di edifici varrà a difenderci bastantemente […]". 

E sulla ricostruzione? Sui quotidiani di allora, sempre dagli archivi dell’INGV, si legge, pur con una legislazione specifica ancora in embrione che si svilupperà solo tra il 1924 e il 1935, che la ricostruzione dei due paesi, nei siti originari, si svolse lentamente ed ebbe esiti discontinui e controversi. A Monterchi, dal Resto del Carlino di allora, si legge: "l’opera fu condotta in modo discutibile, tanto che si diffuse il detto: ciò che non fece il terremoto lo ha fatto il genio civile (…) molto più gravi danni arrecarono quelli che con molti milioni dello stato dovevano ripararli […] demolizioni inconsulte, mutilazioni sconce e non necessarie, riparazioni palliative, maltrattamento, sperpero e sottrazione di materiale demolito  e utilizzabile". 

Correva l’anno 1917, ma quante analogie con il presente? Eppure è trascorso un secolo e molti altri terremoti hanno scosso l’Italia con lutti e danni e nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo. Quale imprenditore, tecnico, presidente di un ente di formazione e persona ritengo ormai indifferibile la costruzione di un sistema formativo consapevole e capace di intervenire, con competenza, sia a livello politico, sia a livello sociale, per consolidare la cultura del costruire sicuro. 

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