SCENARI

Construction Conference: un progetto per cambiare visione e approccio

Il confronto si apre all'insegna del tema dell'innovazione legata a infrastrutture e mobilità

Piero Petrucco

10 OTTOBRE 2017

Quando due anni fa, nell’ambito del progetto Civiltà di Cantiere, abbiamo cominciato a pensare a questo evento, avevamo abbastanza chiari gli obbiettivi e le motivazioni: in Friuli Venezia Giulia, la mia regione, ma in generale in Italia, il settore delle costruzioni vive da molti anni una situazione di grande difficoltà. A nostro parere però la difficoltà non era e non è solo di ordine economico, ma è ben più ampia. Non siamo stati capaci di capire i mutamenti sociali, culturali, organizzativi che stavano avvenendo nel mondo, quello a noi vicino e quello globale.

Per questo ci siamo posti l’obiettivo di parlare di innovazione. Spesso siamo portati a identificare l’innovazione con la digitalizzazione, così che nel nostro settore l’innovazione è il BIM. Ma non è così. Innovare significa cambiare i paradigmi sulla base dei quali operiamo. L’innovazione attraversa tutti gli aspetti delle nostre azioni: gli ambiti culturali, finanziari, relativi alle relazioni sociali e industriali, sicuramente quelli tecnologici, l’organizzazione di impresa, la logistica, ecc. 

Diventa pertanto essenziale affrontare il tema dell’innovazione da diverse prospettive. Le imprese di costruzione, gli imprenditori edili e i professionisti devono fare uno sforzo importante per "uscire" dal quotidiano e pensare in modo solo apparentemente meno mirato all’immediato. Dico solo apparentemente perché sono convinto che questo sforzo sia in grado invece di restituire molto, anche in tempi relativamente brevi.

Le associazioni di categoria a cui abbiamo proposto questo progetto lo hanno accolto con favore. Ma penso, anche sulla base di mie recenti esperienze, che queste debbano fare un enorme sforzo di rinnovamento radicale, di ripensamento della loro funzione e del loro ruolo. Molti imprenditori, presi dalle difficoltà del quotidiano, hanno perso l’entusiasmo e la capacità di pensare in prospettiva. E allora ecco che oggi le associazioni di rappresentanza, a mio parere, trovano una ragion d’essere solo se diventano motori dei processi di innovazione: debbono essere in grado di proporre agli associati nuovi modelli di sviluppo, di organizzazione, di struttura finanziaria, di relazione con il territorio. Se saranno capaci di ciò, sicuramente il loro ruolo non sarà superato, anzi assumerà un valore particolare, che verrà loro riconosciuto.

Un altro soggetto che deve essere coinvolto sono le pubbliche amministrazioni. Anch’esse scontano importanti ritardi; molto spesso prevalgono le inerzie, la ripetizione del "si è sempre fatto così", la diffidenza, se non l’ostilità per tutto ciò che è nuovo, diverso dal passato. È molto importante stimolare la sensibilità e l’interesse all’innovazione, coinvolgendo chi vi opera. Negli ultimi anni, fortunatamente, mi sembra che qualcosa stia cambiando, ma è ancora un processo troppo lento e incerto.

Inoltre ci vogliamo rivolgere al mondo dell’università, della scuola, dell’istruzione tecnica e della formazione. Il distacco italiano tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro e le imprese è enorme. Dobbiamo costruire relazioni nuove, connessioni, reti…. Il ruolo sociale dell’impresa, così poco riconosciuto nel nostro Paese, non può essere disgiunto da quello culturale. Non possiamo pensare l’impresa sempre e solo confinata all’ambito degli affari, della produzione, della finanza. L’impresa è soprattutto, e prima di tutto, un soggetto sociale, fatto di persone, della loro cultura e delle loro relazioni. I giovani che studiano spesso ignorano del tutto questo mondo, percepito come separato e avulso dalla loro realtà. Per questo la grande opportunità offerta dall’alternanza scuola lavoro va colta e sfruttata al meglio. Come l’innovazione in edilizia non si esaurisce assolutamente nel BIM, cosi l’alternanza non è una progettualità confinata agli istituti tecnici. Se così fosse sarebbe l’ennesima occasione sprecata.

Con la Construction Conference vogliamo svolgere una funzione di "apriscatole", vogliamo lanciare idee, ipotesi, prospettive di azioni anche divergenti in grado di aiutarci ad affrontare il futuro dei nostri territori, delle nostre aziende, in sintesi il "nostro" futuro. L' obiettivo è quello di favorire in modo sinergico una sempre più diffusa consapevolezza dell’urgente necessità di cambiare approccio, aprendoci al nuovo e alle esperienze che il mondo ci offre.

Nel 2016 abbiamo focalizzato la nostra attenzione su ipotesi e suggestioni relative all’abitare del domani, su come le innovazioni determinate da quella che viene definita la "quarta rivoluzione industriale" contribuiscano ad offrire nuovi prodotti e nuove soluzioni sempre più rispondenti a una domanda di benessere abitativo e di sostenibilità. 

Quest’anno abbiamo deciso di affrontare i temi delle infrastrutture, della rigenerazione urbana e della loro interconnessione, guardando al mondo e ragionando sulle strategie economiche e di sviluppo attraverso nuove prospettive. Abbiamo scelto di confrontarci con livelli superiori di complessità nella convinzione che soltanto alzando lo sguardo possiamo realmente ragionare e porci delle domande utili a comprendere l’importanza di spingersi oltre la soluzione dei problemi immediati, senza rimanere strettamente ancorati al quotidiano. In questa logica abbiamo chiesto il contributo di economisti e intellettuali di valore internazionale, così come di manager, imprenditori e amministratori regionali e nazionali nella convinzione che sia estremamente utile confrontarsi con diverse dimensioni territoriali.



   

t

o

p