MERCATO

E’ giunto il momento di concentrarsi su competenza e rigenerazione

I dati dell'ultimo rapporto dell'ANCE confermano il declino del settore delle costruzioni. Per risollevarlo serve più programmazione e una maggiore messa a regime di professionalità ed expertise.

27 LUGLIO 2017

Un Paese bloccato, un Paese di parole, di impegni teorici, di buone intenzioni. La recente presentazione del periodico Rapporto congiunturale dell’Ance lo conferma. Ancora una volta le previsioni per l’industria italiana delle costruzioni e sulle prospettive del mercato vengono rilette al ribasso. Una sequenza di dati, tabelle e grafici a confermare che la recessione continua. Eppure nel 2016 le speranze c’erano state. Il superamento del patto di stabilità, le correzioni alla gestione dei bilanci comunali, l’impegno finanziario a investire sulle opere pubbliche avevano fatto sperare che la ripresa fosse possibile. Ma niente da fare, il blocco degli investimenti prosegue e con esso un nuovo modello di gestione degli appalti pubblici basato sulla presunzione di corruzione che ha di fatto paralizzato un mercato affossato da un codice degli appalti anch’esso promettente nelle intenzioni e nell’impianto teorico, ma reso inattuabile da carenze strutturali e di competenza e quindi di presa di responsabilità da parte delle strutture amministrative pubbliche. C’è una carenza tecnica, di capacità di gestione e soprattutto di valutazione delle offerte che colpisce a morte l’intero sistema delle opere pubbliche. Là dove ci si aspetterebbe una piena corrispondenza tra sistema e interesse pubblico ecco che ci si ritrova con appalti di lavori selezionati non cercando la qualità delle opere, la loro funzionalità e una reale corrispondenza tra caratteristiche tecniche e costi, bensì sacrificando tutto questo sull’altare del principio della libera concorrenza. Con il risultato che il meccanismo dominante diventa il sorteggio. Sia nella selezione delle imprese da invitare alle gare, indipendentemente dalla loro capacità di rispondere adeguatamente alle caratteristiche richieste dai bandi, come nel caso di alcune opere per la ricostruzione nelle zone dell’Appennino centrale colpite dal sisma; sia al momento dell’affidamento dei lavori, vista la difficoltà di selezionare un numero elevato di imprese basato su una documentazione sostanzialmente formale.

Nell’analisi così come nelle proposte avanzate dall’Ance si riscontra un’articolazione, una pluralità di elementi e di richieste di cambiamento normativo. Un esercizio che rischia di essere sterile e inutile di fronte al moloch di una pubblica amministrazione inadeguata e paralizzata sul piano dell’esercizio delle proprie responsabilità. Ciò anche per effetto “rischio procura della repubblica”. E’ qui che dovrebbe essere puntato l’obiettivo. E’ qui che la battaglia deve essere veloce e vinta. L’alternativa sembra essere una lenta agonia soprattutto di quelle medie imprese dove ancora competenze e attenzione alla qualità sopravvivono. Viceversa tutto sembra congiurare per un’accelerazione ulteriore del degrado. Con la conseguenza che appare quanto mai ipocrita poi lamentarsi e denunciare crolli, opere malfatte, una inaccettabile scarsa qualità edilizia e scandali facilmente prevedibili da qualunque addetto ai lavori, responsabile competente ed onesto.

Questo per quanto riguarda il mercato pubblico. Sul fronte del mercato privato la nostra convinzione è che la centralità non possa che diventare la rigenerazione urbana e del territorio. E’ qui che si dovrebbero con concentrare le risorse. E’ qui che andrebbe incentivata l’innovazione normativa come quella tecnologica per aprire il mercato, spostando l’attenzione sulla trasformazione in grado di generare nuova economia così da guidare processi virtuosi a sostegno di una ridefinizione  delle relazioni sociali alla luce della contemporaneità. Incentivi, politiche industriali e strategie di sviluppo dovrebbero concentrarsi qui, creando le condizioni per attirare gli investimenti privati. Le logiche di pianificazione che stavano alla base di un progetto come “Casa Italia” sembravano indicare un’inversione di rotta, un cambiamento di approccio. Ma poi tutto è tornato alla “normalità”, alla gestione parcellizzata delle risorse, alla paura di un salto di scala. Perché la sensazione che molti imprenditori hanno è che oggi nel nostro Paese un mercato edilizio trasparente, fondato su obiettivi irrinunciabili come la sicurezza e la sostenibilità, ovvero abbattimento dei consumi energetici e dell’impatto di CO2  e in grado di valorizzare risorse e competenze tecniche, professionali e imprenditoriali resti marginale. Così come resta diffusa la convinzione che le scelte politiche in atto siano destinate ad aggravare la situazione invece che invertire il destino delle costruzioni italiane.

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