RIGENERAZIONE

Nuovi scenari di edilizia urbana

Gran parte della nostra esistenza viene spesa nell’ambito delle città e basterebbe questo a spiegare quanto sia importante ricercare più adeguati scenari che consentano a tutti i cittadini di godere, in questi luoghi così familiari, una “vita migliore”.

23 MAGGIO 2017

La città è un sistema complesso costituito da edifici e infrastrutture che vengono quotidianamente utilizzati, ma vi sono anche abitazioni e opifici dismessi, spesso edificati nelle aree degradate delle periferie. Peraltro, il macrosistema urbano evolve quotidianamente creando sempre nuove esigenze di edificazione su un territorio oggi assolutamente da tutelare in quanto risorsa oramai scarsa e perciò anche preziosa.
Queste diverse interconnessioni finiscono per incrementare la complessità, diventata oggi una caratteristica fondamentale del governo delle città; una complessità da affrontare necessariamente in termini sistemici con il totale coinvolgimento di tutti gli attori. Come in ogni rappresentazione teatrale, l’attore principale ha il ruolo del protagonista, tuttavia affiancato sempre da vari comprimari e da altri personaggi minori indispensabili per una corretta azione scenica. È così anche nello scenario urbano, dove gli addetti comunali possono essere paragonati agli attori principali del difficile governo delle città. Importanti azioni comprimarie sono svolte dai progettisti, dalle imprese di costruzione che con la loro azione modificano irreversibilmente il contesto urbano e dalle aziende comunque impegnate per la manutenzione conservativa della città. Una rinnovata attenzione va poi dedicata al ruolo dei cittadini affinché possano acquisire una coscienza civile tale da renderli “consapevoli” delle loro funzioni nel metabolismo quotidiano della vita urbana.

Ripensare la scena della rappresentazione urbana
Per conseguire l’obiettivo “vita migliore” diventa dunque necessario un coinvolgimento sistemico di tutti questi attori. Ma è anche necessario ripensare la scena dove si svolge questa rappresentazione: nelle città, oggi, il suolo urbano presenta ormai caratteristiche di scarsità che impongono una maggiore cura nel suo utilizzo. Ciò significa focalizzare l’attenzione sul riuso e sulla conseguente rigenerazione di fabbriche obsolete e degradate già presenti in particolare nelle periferie urbane.
È indispensabile quindi pensare a una cultura nuova del costruire, una cultura diversa da quella che ha finora condizionato la vita civile ed economica delle città. Siamo ormai giunti a un punto di svolta, e per vincere la sfida del degrado è necessario mettere in pratica l’invito di Alfredo Martini a stimolare nell’edilizia una “innovazione di processo e di prodotto, digitalizzazione, marketing innovativo, nuovi modelli di business” quali “aspetti non più trascurabili […] nel futuro prossimo”.
Tutti gli attori devono imparare a familiarizzare con gli innovativi strumenti che le alte tecnologie hanno reso disponibili: esempi significativi possono essere il Bim (Building Information Modelling) per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni rigeneranti gli edifici degradati, il Leed (Leadership in Energy and Environmental Design) sul grado di sostenibilità ambientale degli edifici, il Wbs (Well Building Standard) che Stefano Schiavon presenta come “un metodo per misurare, certificare e monitorare le caratteristiche dell’ambiente costruito che hanno impatto sulla salute e il benessere”.

“Impresa enciclopedia” e formazione civile
Ma questo è anche il momento di orientarsi verso una “scienza nuova del governo della città” che accompagni il “ripensare l’industria delle costruzioni italiana”, come auspica Thomas Miorin, per non assistere a “una forte perdita di competitività del nostro comparto”. Una nuova scienza che renda più efficace ed efficiente l’organizzazione urbana inducendo gli studiosi a modificare dottrine manageriali già acquisite con successo nel mondo delle imprese per adattarle al contesto cittadino e, soprattutto, stimolando l’immaginazione creativa a formulare nuove teorie emergenti dalle esperienze di best practice rilevate nella gestione di città che hanno saputo realizzare migliori tenori di qualità della vita. Una scienza che andrà sistematizzata e insegnata in innovative city school sulle quali peraltro è già in corso una ricerca di fattibilità promossa dal Politecnico di Milano e dalla Fondazione Dioguardi.
Una scienza nuova che imponga anche al governo urbano il compito di una formazione civile in grado di educare i cittadini per renderli culturalmente più predisposti a comportamenti corretti di salvaguardia dei luoghi da essi stessi abitati e utilizzati. Un compito sul quale dovranno essere coinvolte anche le imprese di costruzione e di manutenzione mediante l’attivazione di nuove funzioni di “ascolto” delle esigenze espresse dal territorio e dai suoi abitanti, ai quali rivolgere una formazione educativa basata su processi di comunicazione che accompagnino le attività imprenditoriali principali. Si profila così anche un ruolo nuovo e culturalmente pregnante da assegnare all’imprenditore e alla sua impresa, da trasformare in una sorta di “impresa enciclopedia” nello spirito che caratterizzò la sapiente e coinvolgente azione di Denis Diderot quando realizzò l’Encyclopédie, la più grande sfida imprenditoriale e culturale dell’Illuminismo.
Questa è certamente una nuova difficile frontiera da conquistare, forse attualmente utopica ma da trasformare in realtà con l’auspicio di riportare le moderne, confuse e complesse megalopoli agli antichi fasti dei modelli rinascimentali quando, nelle allora diffuse botteghe artigianali, i grandi maestri d’arte perseguivano la ricerca estetica del “bello” che poi diffondevano nelle città determinando il loro momento di massimo fulgore.

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